Quando la 'ndrangheta scoprì l'America, concluso l'incontro delle Muse

L'associazione del presidente Livoti ha organizzato un evento al Cortile delle Muse per spiegare e discutere il fenomeno della mala vita a cavallo tra l'ottocento e il novecento

Da sinistra, Francesca D'Agostino, Giuseppe Livoti, Maria Barillà, Mirella Marra e Vittorio Amaddeo

La lunga lista di eventi organizzati dalle "Muse, laboratorio delle arti e delle lettere" per l'estate sta per terminare. Arrivati al penultimo appuntamento, i protagonisti dell'iniziativa si sono incontrati al Cortile delle Muse di via San Giuseppe per la presentazione del periodo storico 1888-1956, discutendo sul tema "da Santo Stefano d’Aspromonte a New York, una storia d’affari, crimini e politica" ovvero “Quando la ‘ndrangheta scoprì l’America”.

Il racconto della mutazione della ‘ndrangheta in terra americana e del processo di avvio che ha portato l’organizzazione malavitosa ad essere una delle mafie più potenti e pervasive del mondo al centro dell'attenzione durante l'incontro. Spazio per la lettura di un libro edito da Mondadori, scritto da Antonio Nicaso, Maria Barillà e Vittorio Amaddeo e che vede la prefazione  del Procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri. Un testo che rende onore a due reggini illustri come Barillà e Amaddeo, che hanno ricostruito la storiografia del fenomeno della “picciotteria” in terra americana, come sottolineato in apertura di serata dal presidente delle Muse Giuseppe Livoti. 

L'avvocato Francesca D'Agostino, in qualità di vice presidente, ha spostato l'attenzione sul senso della costruzione di un domani migliore e di come la figura, oggi di Nicola Gratteri, debba essere un esempio a tutti gli uomini di legge: "Occorre conoscere quello che è stato il ruolo della ‘ndrangheta ma al tempo stesso combatterla con l’esempio ed oggi più che mai occorre essere cittadini responsabili in una regione dove i cosiddetti  'colletti bianchi' decidono in maniera negativa le sorti dei territori."

"Un libro questo che ha una lunga storia - ricorda invece la direttrice dell'archivio di Stato di Reggio Calabria Mirella Marra - perché su indicazione di Antonio Nicaso massimo esperto di storia sociale della Calabria dalla prima metà del ‘900, occorreva una squadra di autori con la voglia di fare e la necessità di regolamentare documenti di fondi d’archivio importantissimi."

Maria Barillà e Vittorio Amaddeo, nel loro intervento, hanno dato importanza al loro lavoro e sacrificio di studio per scrivere il libro, mettendo in evidenza "un cambiamento, una nuova pelle che condusse la mala vita ad aprire nel nuovo mondo americano delle vere e proprie agenzie a servizio. La Picciotteria calabrese di fine ottocento sembrava destinata a rimanere ancorata ai miti, ma proprio allora iniziò una rivoluzione silenziosa che trasformerà il suo volto rurale in quello imprenditoriale della ‘ndrangheta odierna."

La lettura di Clara Condello ha impreziosito la serata, con un passaggio sul alcuni stragi: da quella di Pellaro del 1910 alla tragica fine della famiglia Rogolino, passando dal traffico di lusso all'alleanza tra i Filastrò e Mussolini, ma anche le pressioni per l'elezione di Camagna.

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