I portatori e una lunga storia d'amore, Surace: "Lo sguardo di Maria è la nostra missione di fede"

Frammenti di vita ordinaria e straordinaria nel racconto del presidente dell'associazione portatori della Vara: "La Madonna della Consolazione è legata al Dna di ogni reggino"

Gaetano Surace

Da almeno tre secoli, la ‘calata’ in corteo, della sacra Effigie della Madonna della Consolazione è uno dei momenti più attesi dalla città. Portare in spalla la Patrona, non è cosa da poco. Non è cosa da tutti. Diventare portatore, vuol dire abbracciare una filosofia e uno stile di vita preciso. Significa camminare tra la gente e non sentirsi più soli, non sentire la stanchezza, perché guardando in alto, “incontri gli occhi di Maria”. Ed è questo rapporto fatto ‘amore e devozione’, di storie di vita ordinaria e straordinaria che si intrecciano, che ci ha raccontato il presidente dei portatori, Gaetano Surace nei giorni che precedono l’attesa festa di Madonna.

Presidente, da quanti anni è portatore della Vara?

"Sono portatore, da ben 35 anni. Ricordo ancora il primo anno che sono stato sotto la Vara era il ritorno del Quadro al santuario dell’Eremo. In quello stesso pomeriggio nasceva la mia prima figlia. Ero proprio nella piazza dove avviene la consegna e, ricordo, che sono venuti a chiamarmi perché, in quel momento partoriva mia moglie".

Che significato ha la stanga nella vita di tutti i giorni?

"Non è tanto la stanga ad avere rilevanza ma più il sentimento che ogni portatore ha nel cuore per la Madonna della Consolazione. Un sentimento che non riguarda solo i giorni della festa. La stanga, per quel che mi riguarda, rappresenta quella catena che lega il portatore a Maria. È come se un anello della catena passasse tra il cuore del portatore e l’immagine della Madonna che porta sulle spalle durante la processione. Come ci diciamo sempre tra noi, questa sensazione che abbiamo dentro durante il trasporto nella processione, lo dobbiamo trasferire tutti i giorni nel quotidiano dimostrando, così, di essere un vero portatore".

Perché è diventato portatore, per un voto?

"Diciamo di si. Quasi il 99% dei portatori lo è per voto è una cosa che proviene dalla famiglia. Una volta fare il portatore della Vara si tramandava da padre in figlio. Il desiderio di diventare portatore è nato da piccolo vedendo tutti quegli uomini che sembrano ruvidi che, quasi facevano paura e, poi, alzando gli occhi e vederli sovrastati dall’immagine della Madonna che sembrava quasi sovrapporsi a quei volti che da ruvidi  si trasformavano, come in una magia, diventando benevoli mi affascinava. Tutti i portatori sono così, sembrano inavvicinabili ma, in realtà, sono uomini buoni che seguono l’immagine della Madonna che in silenzio sussurra al loro cuore, come nel cuore di tutti".

La Madonna della Consolazione è nel cuore di ogni reggino, ma che cosa c’è di tanto speciale in quell’icona che parla al suo popolo?

"E’ qualcosa di innato, ogni reggino nel suo Dna ha un pezzetto che io identifico come gene Madonna della Consolazione. Non riesco a scindere l’essere reggino e la devozione per la Madonna. Anche chi non ha mai frequentato la chiesa, chi s professa ateo, prova amore per la Madonna. E' imprescindibile. Cosa spinge questo sentimento? Basta guardare gli occhi della Madonna e la risposta è lì, nel suo sguardo".

Lei è tra i portatori più esperti della Vara che cosa si sente di dire ai giovani che si avvicinano a questo mondo?

"Ci sono diversi portatori esperti più di me, ma a quei giovani che si avvicinano all’associazione, cerchiamo di dare tutte le informazioni tecniche e tutti quei consigli che riguardano i comportamenti da tenere per pregiarsi del titolo di portatore. Oltre ai comportamenti da tenere durante la processione, ci sono quelli da tenere nel corso di tutto l’anno e, soprattuto, in occasione delle difficili prove che la vita ci presenta".

Per entrare a far parte dei Cavalieri di Maria si deve avere una condotta di vita integerrima. Dopo il fatto di Polsi, del nipote del boss che ha cercato di intrufolarsi tra i portatori, anche a Reggio l’attenzione da questo punto di vista sarà massima?

"Per entrare a far parte dei portatori della Vara abbiamo inserito delle regole e una, la più importante, è che ci sia una sorta di nullaosta del sacerdote della parrocchia di appartenenza di chi vuole iscriversi all'associazione. Dopo aver ricevuto questa attestazione, che la persona è conosciuta dal parroco e ha una condotta irreprensibile e cristiana, questo ci rassicura. A questo si aggiungono i corsi che i nostri assistenti fanno ai nuovi iscritti in modo da riuscire a indicare la strada che il portatore deve percorrere, sia nei giorni della festa che nella quotidianità della vita.  Riguardo l'episodio accaduto a Polsi e in altri avvenuti negli anni scorsi, come gli inchini, sotto questo aspetto mi sento abbastanza tranquillo, seguiamo un percorso approvato ufficialmente dal vescovo e in cui sono inserite tutte le fermate da fare, come quelle istituzionali. Non abbiamo fermate che siano volontarie con una motivazione. L'unico stop in più che viene dato è per il cambio  portatori sotto le stanghe. Le forze dell'ordine poi seguono e controllano il nostro percorso e i portatori".

Una curiosità, quanti sono i portatori e quanti iscritti fa l’associazione?

"Sono circa 600 gli iscritti all’associazione, mentre i portatori che sostengono la Vara variano dai 130 a 140".

Il 5 settembre si è riunito il Comitato organizzativo, ci può anticipare qualche novità?

"Novità di rilievo non ce ne sono. Quest’anno, rispetto gli anni precedenti l’Amministrazione e la Città metropolitana hanno aumentato i festeggiamenti civili, perché le feste settembrine sono state inserite tra le feste più importanti della Città metropolitana con la Vara di Palmi e la festa della Madonna dello Scoglio. Quest’anno, in città, si è dato un pò più risalto e grazie al supporto della MetroCity si è riusciti a proporre più manifestazioni. E' confermato l’ impianto audio dalla Basilica dell’Eremo, in modo che si possa pregare tutti insieme".

La Vara ha ricevuto i finanziamenti per il restauro quando inizieranno i lavori per riportarla all’antico splendore?

"Inizieranno verso la prima decade di dicembre, ammesso che tutte le procedure vengano completate in tempo per il rientro del Quadro all’Eremo. I portatori sono particolarmente orgogliosi del restauro della Vara. Il raggiungimento di questo importante obiettivo è stato merito esclusivo dei portatori, ci tengo a precisarlo, nonostante si dica il contrario. Questo, è il risultato di un lavoro di due anni, che ci ha visti impegnati nel sollecitare a più riprese le istituzioni e grazie alla disponibilità del presidente del consiglio regionale Nicola Irto che ha raccolto la richiesta dei portatori e si è prodigato perché si potesse arrivare a riavere la Vara al suo originario splendore. Dopo il restauro, rivedremo i 4 candelabri tolti perché decadenti, rivedremo la medaglia realizzata e donata dal pittore Cannizzaro al centro della cornice, i riccioli rotti, la corona in cima rimportata alla sua originaria lucentezza. I lavori di restauro so, dovranno concludersi entro luglio-agosto 2020, in tempo per la processione del settembre 2020".

Sabato si avvicina e l’emozione cresce nel cuore di ogni Cavaliere di Maria, che cosa chiede alla Regina dei reggini?

"Come ogni anno, i portatori entrano in fibrillazione, già il primo sabato in onore della Madonna. Infatti, in quell’occasione offriamo un cero votivo, nella Basilica dell’Eremo e quest’anno, il rito si è tenuto alla presenza del padre dei cappuccini. Diciamo che l’attesa, la preparazione inizia quasi un mese prima, il sabato, nel momento dell’uscita è il clou della festa.

Cosa chiediamo come portatori? Quest’anno, sicuramente più degli scorsi anni chiediamo di vigilare sulla città di Reggio, di dare una più ampia visione a chi ha l’arduo compito di amministrarla nel guardare ai bisogni della gente e della comunità in modo che Reggio nutra una speranza per il futuro. Oggi, tutti vanno via dalla città, in cerca di una speranze e di una vita che avrebbero voluto avere nella propria terra. Questo è quello che chiediamo, che si inverta la rotta".

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