Anfore antiche, reperti e frammenti lignei di un relitto scoperti nei fondali del Lungomare

Il ritrovamento svelato dal Segretariato regionale del Mibac per la Calabria. L'attività di ricerca effettuata per conoscere e conservare il patrimonio archeologico sommerso

I reperti ritrovati (foto segretariato regionale del Mibac per la Calabria)

Il segretariato regionale del Mibac per la Calabria ha svelato il mistero delle ricerche effettuate nei fondali marini del Lungomare e che nei giorni scorsi hanno destato tanta curiosità tra i reggini. Nello specchio di mare, compreso tra il monumento a Vittorio Emanuele e il Lido comunale, ad una profondità compresa tra i 40 e i 50 metri, è stato ritrovato un giacimento di anfore antiche, che era stato segnalato nel 2017, dai sub Demetrio Serranò e Francesco Sesso, alla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per la Città metropolitana di Reggio Calabria e la provincia di Vibo Valentia.

"Pochi mesi dopo la segnalazione - si legge in un post pubblicato dal Segretariato su Facebook - la stessa Soprintendenza ha richiesto la collaborazione della Soprintendenza del mare della Regione Sicilia per una prima valutazione". Dopo il primo sopralluogo, del 25 maggio 2017, "è stata scoperta una varietà di reperti, dall’ampia forbice cronologica (IV sec. a.C.- V/VI sec. d.C.), riferibili a potenziali carichi anforici di più navi da trasporto".  In seguito alle nuove disposizioni ministeriali in ambito di tutela, salvaguardia, conservazione e valorizzazione del patrimonio archeologico sommerso ed esaminata attentamente la documentazione relativa al primo sopralluogo, il Segretariato regionale del ministero per i beni e le attività culturali per la Calabria, in collaborazione con la Soprintendenza di Reggio-Vibo, ha deciso di programmare un'attività di perlustrazione con la direzione scientifica del funzionario archeologo subacqueo e la collaborazione del Nucleo dei carabinieri subacquei di Messina "finalizzata alla definizione dei limiti del giacimento, alla sua documentazione e alle disposizioni di tutela più opportune".

Durante le attività, l’area marina è stata controllata da una motovedetta dei carabinieri, sul posto si sono recati anche il colonnello Giuseppe Battaglia, comandante provinciale dell’Arma dei Carabinieri, comandante della Guardia Costiera e i carabinieri del Nucleo ttela patrimonio culturale.

Nel corso del sopralluogo dei primi di agosto "si è constatato che in seguito alle correnti marine, il profilo del giacimento si era modificato rispetto a quanto documentato due anni fa. Sono emerse anfore integre, parzialmente integre o frammentate, precedentemente non visibili, si è riscontrata anche la presenza di materiale moderno, ma soprattutto sono stati individuati frammenti lignei, porzioni di fasciame, pertinenti ad almeno un relitto".

"Allo stato attuale - si legge ancora nel post - non è possibile fornire elementi più puntuali, soprattutto per quanto attiene l’inquadramento cronologico. Considerate le profondità saranno indispensabili nuove ispezioni. Questa prima attività ricognitiva, documentata in ogni singola fase, si è conclusa con la messa in sicurezza delle porzioni di fasciame affioranti, procedendo con una copertura delle stesse con geotessuto ed assicurandole, tutte intorno, da sacchetti di sabbia".

Considerata l'importanza del giacimento, dopo la richiesta inoltrata alla Capitaneria di Porto è stata emanata un'ordinanza interdittiva dello specchio di acqua interessato alla pesca, ancoraggio attività subacquea e, più in generale, a tutte le attività che possano arrecare danno al sito archeologico sommerso.

Salvatore Patamia, segretario regionale del ministero per i beni e le attività culturali per la Calabria, ha espresso grande apprezzamento per l’impegno dei sommozzatori dei carabinieri, coordinati dell’archeologa subacquea Alessandra Ghelli e dal maresciallo Domenico De Giorgio del Nucleo carabinieri subacquei di Messina, coadiuvato dal maresciallo capo Raffaele Di Pietro, brigadiere capo Cosimo Barnaba, brigadieri Biagio Ferrante e Attilio Milana, vice brigadieri Bruno Messineo e Raffaele Ortu. Patamia ha inoltre evidenziato l'impegno per le immagini fotografiche di superficie dell'assistente Sergio Sergi del Segretariato regionale.

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