Turismo e alberghi, la 'ndrangheta sfrutta la crisi: scattano quattro arresti in Brianza

Per gli investigatori milanesi il clan Iamonte-Moscato della 'Ndrangheta di Desio, ramificato fino alle coste del Ponente ligure, tentava di mettere le mani sugli hotel della zona turistica, approfittando del periodo di difficoltà economica

L'indagine è stata seguita dalla Polizia Postale

La polizia di Stato, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano, al termine di un'indagine durata oltre un anno, ha dato esecuzione a quattro misure cautelari personali e al sequestro di quote societarie per ipotesi di estorsione aggravata dal metodo mafioso ed usura. L'attività investigativa, coordinata a livello nazionale ed internazionale dal Servizio polizia postale e delle comunicazioni è stata svolta dal Compartimento polizia Postale e delle Comunicazioni per la Lombardia. 

Per gli investigatori il clan Iamonte-Moscato della 'ndrangheta di Desio, ramificato fino alle coste del Ponente ligure, tentava di mettere le mani sugli hotel della zona turistica, approfittando del periodo di crisi. Secondo la ricostruzione dei magistrati antimafia di Milano Adriano Scudieri e Francesco Cajani, i clan, in una logica ormai consolidata, avrebbero provato ad entrare nell'economia della zona prima con le estorsioni e poi prestando somme di denaro a tassi altissimi. L'hotel costretto a sottostare ai legami dei clan era una nota struttura della costa, l'Hotel Del Golfo, nella cittadina di Finale Ligure. 

L’indagine ha consentito di far emergere un ulteriore e grave episodio di infiltrazione mafiosa nel contesto economico ed in particolare nel settore turistico - alberghiero; il dato, già riscontrato in altre attività investigative, è il tentativo da parte di famiglie mafiose di mettere le mani su realtà imprenditoriali in crisi, mediante iniezione di capitali “freschi” ed utilizzo, ove necessario, di metodi intimidatori per ottenere il controllo di attività economiche di rilievo.

Ancora, dall’indagine è emerso il legame tra esponenti delle criminalità organizzata ed i professionisti. Tra gli arrestati vi sarebbe un professionista nel settore dell’intermediazione finanziaria, che si appoggiava al principale indagato, soggetto già emerso in altre indagini della Dda di Milano ed espressione di una delle più note famiglie di ndrangheta della Brianza, in quanto rispettivamente figlio e cugino di elementi di vertice della locale di Desio. 

L'attività investigativa ha consentito di far emergere un ulteriore e grave episodio di infiltrazione mafiosa nel contesto economico ed in particolare nel settore turistico-alberghiero: il dato, già riscontrato in altre attività investigative, è il tentativo da parte di famiglie mafiose di mettere le mani su realtà imprenditoriali in crisi, mediante iniezione di capitali "freschi" e utilizzo, dove necessario, di metodi intimidatori per ottenere il controllo di attività economiche di rilievo.

Inoltre, spuiegano gli inquirenti "è emerso il legame tra esponenti delle criminalità organizzata e i professionisti; nel caso in esame era proprio il consulente finanziario che segnalava al soggetto calabrese le potenziali vittime e che pianificava unitamente a quest’ultimo le operazioni finanziarie. Proprio mediante la forza di intimidazione derivante dal collegamento con la ‘ndrangheta gli indagati sono riusciti ad assumere il controllo di un'importante realtà alberghiera in Liguria, le cui quote sono state oggetto di sequestro da parte del gip di Milano con la stessa ordinanza che ha adottato le misure cautelari".

L'indagine segue una precedente attività investigativa, di ampio respiro internazionale, eseguita dagli investigatori del Compartimento di Milano, operazione "Bruno", conclusa nel 2018 con l’arresto tra Italia e Romania di 21 individui e altri 14 indagati per associazione a delinquere transnazionale, frode informatica e accesso abusivo a sistema informatico e riciclaggio di proventi di massive campagne di phishing, che lasciava intravedere un interesse della ‘ndrangheta verso il cybercrime.

Anche in questo caso, come già evidenziato nella "Operazione Bruno",  "la criminalità organizzata stia muovendo passi nel mondo della criminalità informatica e verso il cybercrime, riciclando poi i profitti mediante ordinarie metodologie tipiche mafiose".

Il coordinamento internazionale del Servizio polizia postale e delle comunicazioni, ha permesso, attraverso l’indispensabile cooperazione di Europol, di interessare i collaterali organi di polizia di Germania, Francia, Svizzera, Croazia e Slovenia per l’individuazione di beni frutto del riciclaggio.

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Alla luce di quanto emerso la polizia di Stato invita, sempre più e con maggiore forza, gli imprenditori a denunciare subito ogni forma di minaccia o semplici avvicinamenti esplorativi da parte di soggetti dotati di una certa "liquidità" - anche in cripto-valuta - segnalando siti internet e caselle di posta elettronica emerse in relazione a questi fenomeni criminali.

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