Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

"Venite a Milano, c'è tanto da fare": Malefix e il ruolo emblematico nella cosca |VIDEO

Il procuratore capo Giovanni Bombardieri si sofferma sul ruolo di Giorgino De Stefano, fratello di Carmine, e sul modo di sviluppare i rapporti di 'ndrangheta

 

L'operazione "Malefix", della Squadra Mobile e dello Sco e coordinata dalla Dda, che prende il nome dal giovane rampollo di Archi, Giorgio De Stefano (all’anagrafe Giorgio Sibio Condello), ha avuto riflessi anche in Lombardia. A Milano, infatti, gli uomini della Squadra mobile, coordinati dal procuratore Giovanni Bombardieri e dai sostituti Stefano Musolino, Walter Ingnazitto e Roberto Di Palma, hanno eseguito diverse perquisizioni. Giorgio De Stefano, fidanzato con Silvia Provvedi, de "Le Donatella", si è trasferito alcuni anni fa a Milano e sarebbe ai vertici di una famosa catena di ristoranti che in Lombardia è frequentata da personaggi famosi.

Sul maxi blitz contro le potenti cosche De Stefano, Tegano e Libri il procuratore Bombardieri ha poi aggiunto: "Siamo intervenuti perchè abbiamo registrato una serie di fibrillazioni e tensioni ai vertici di alcune cosche tra le più importanti che operano nell'area del centro di Reggio Calabria, dovute anche all'aspirazione autonomistica di controllo su una parte del territorio".

Abbiamo registrato - ha aggiunto il procuratore - anche l'intervento di mediazione di esponenti autorevoli delle  cosche, in questo caso di Alfonso Molinetti che è intervenuto nei confronti del fratello Gino che veniva rimproverato dai vertici della cosca De Stefano per alcuni atteggiamenti che lo avevano indicato come un soggetto che voleva rendersi autonomo non rispettando le indicazioni della cosca stessa. Alla fine sono arrivati ad un accordo, disinnescando un ordigno che poteva comportare grossi problemi di ordine pubblico". 

Per il procuratore capo "è evidente che quelle tensioni, che erano alla base della necessità di chiarimento e che era stata sollecitata dalla cosca De Stefano è proseguita, perchè la fibrillazione c'era come le rivendicazioni. Siamo intervenuti sui vertici delle organizzazioni criminali registrando una serie di indicazioni sui vertici e sulle dinamiche criminali che in questo momento operano a Reggio Calabria, in particolare sulla spartizione dei proventi sul pizzo".

Potrebbe Interessarti

Torna su
ReggioToday è in caricamento