Pro e contro del Codice Rosso: Cusumano e Gambardella a confronto sulla nuova legge

Doppia intervista di Reggio Today all'avvocato e vice coordinatrice dell'Osservatorio regionale sulla violenza di genere e all'ex magistrato onorario della Procura e presidente dell' associazione il "Cuore di Medea"

Da sinistra, Giovanna Cusumano, Patrizia Gambardella

Da tempo attesa, diventa finalmente legge lo scorso 17 luglio. Il Codice Rosso, la normativa, promossa dal ministro della giustizia Alfonso Bonafede e da Giulia Bongiorno, ex ministro della funzione pubblica del governo giallo-verde, in sostanza non è altro che una modifica al codice penale e ‘altre disposizioni’ in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere. Nonostante sia stata salutata con grande entusiasmo, perché introduce alcuni reati che sino a poco tempo prima non venivano riconosciuti come tali, la legge n° 69 non convince del tutto, perché cela alcune ‘pericolose‘ zone d’ombra’.

Per capire meglio i pro e i contro di questo nuovo provvedimento abbiamo chiesto aiuto, non a caso, a due donne, esperte in materia, che quotidianamente sono impegnate nella difesa dei diritti dei più deboli. Parliamo dell’ex magistrato onorario della procura di Reggio Calabria e presidente dell’associazione
Il cuore di Medea-Onlus, Patrizia Gambardella e dell’avvocato e vice coordinatrice dell’ Osservatorio regionale sulla violenza di genere, Giovanna Cusumano.

Secondo le due professioniste, l’introduzione di queste modifiche nella normativa è da salutare “positivamente” perché va a completare una normativa che prima risultava claudicante, diversa è invece l’opinione sull’effettiva efficacia di questa legge se parliamo di azioni concrete. Per la vice coordinatrice dell’Osservatorio, Giovanna Cusumano “questa legge, prevede una serie di norme che, a mio sommesso avviso, assicurano una tutela più efficace per le vittime. Personalmente ritengo che il Codice Rosso abbia molte più luci che ombre, pur non negando qualche criticità cui accennerò brevemente che, però, mi sento di affermare, certamente non inficia la validità di una legge che ha finalmente colmato un vuoto normativo. Il maggior punto di forza di questa legge è la previsione di nuove fattispecie delittuose la cui disciplina non era più procrastinabile, anche in conseguenza delle nuove forme di violenza perpetrate sul web e penso, ad esempio alla diffusione di immagini intime che hanno spinto molte vittime al suicidio, ed anche all’odioso fenomeno del matrimonio forzato ed anche al delitto di sfregio".

Per la presidente de Il cuore di Medea, invece, “tutto questo non basta, a considerare efficace il nuovo testo di legge. L’introduzione della cosiddetta via preferenziale che prevede che dopo la denuncia la polizia giudiziaria dovrà segnalare al magistrato immediatamente il reato e la vittima dovrà essere sentita dal pm entro 3 giorni dall'iscrizione della notizia di reato, non risolve la questione. Un magistrato, è tenuto a gestire a volte più casi contemporaneamente e, come fa a stabilire la priorità di un caso di violenza rispetto all'altro? Sono tutti gravi, anche il più banale schiaffo, il giorno dopo potrebbe diventare un femminicidio".

"La carenza di personale all’interno degli uffici giudiziari non è da sottovalutare. Purtroppo, e lo dico con cognizione di causa, la tempestività non rappresenta tutto. Ci sono stati femminicidi anche dopo l’approvazione del Codice Rosso. Da anni lo dico, la denuncia e la condanna penale non possono essere le uniche risposte se poi, i processi arrivano al termine delle misure cautelari e le vittime si ritrovano i propri aguzzini a piede libero. La soluzione non è l’ipotesi di pena più severa se si decide che un aggressore, viene messo ai domiciliari nella stessa casa della vittima o peggio, la vittima, è costretta a trovarsi un altro appartamento. Questi sono i problemi da risolvere".

Se per Patrizia Gambardella l’efficacia del termine dei tre giorni non è risolutivo secondo Giovanna Cusumano lo stesso termine è da considerarsi effettivamente ‘troppo rigido’ condividendo l’opinione del Csm che ritiene si “rischi di creare un inutile disagio psicologico alla vittima e un appesantimento difficilmente gestibile per gli uffici giudiziari e le forze di polizia”. E ancora, sottolinea la Cusumano, "non va sottovalutata l’importanza che riveste
la carenza di organico degli uffici giudiziari, ma non ci dobbiamo dimenticare che il tempismo nell’intervento può risultare determinante per scongiurare un femminicidio ed è questa la ratio del termine ristretto dei tre giorni entro i quali la vittima deve essere ascoltata dal PM. Non ritengo che la “priorità”
debba essere quella di impedire che si ingolfino gli uffici di Procura”.

Altro punto critico della legge sul quale le opinioni delle due professioniste invece concordano è contenuto nella clausola di “invarianza finanziaria”. Il Codice Rosso, infatti, non prevede nuovi fondi, rimanendo dunque invariati gli stanziamenti già previsti.

Ma se per Giovanna Cusumano “Codice Rosso ha previsto l’incremento della dotazione del Fondo previsto dal decreto legge 29 dicembre 2010, n. 225 . Ci sarà un incremento di 5 milioni di euro per l’anno 2019 e di 7 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2020. Fondi, ricorda la vice coordinatrice dell’Osservatorio “serviranno per l’erogazione di borse di studio in favore degli orfani vittime di violenza domestica, per il finanziamento d’iniziative di orientamento per la formazione, il sostegno e l’inserimento nell’ambito del lavoro.

Serviranno inoltre, per sostenere le famiglie affidatarie e per la copertura dei maggiori oneri derivanti dall’attuazione delle disposizioni”, molto meno ‘soft’ è l’opinione a riguardo di Patrizia Gambardella: “si investe ancora troppo poco  sulla tutela e protezione delle donne e dei minori che subiscono. È tutto ciò è inaccettabile”. E se per la Cusumano la legge Codice Rosso "può e deve essere migliorata, così come non nega "che la stessa possa risultare insufficiente in qualche suo aspetto. Il valore, l’importanza e la necessità della stessa, però, non possono, a mio sommesso avviso, essere messe in discussione".

Per l’ex magistrato onorario "la denuncia e la verifica in tempi brevi è solo il primo passo di un percorso che per le donne spesso si trasforma nell’ennesimo calvario. La loro parola viene messa in dubbio nelle aule di tribunale, la loro vita privata giudicata, la violenza subita non viene presa in considerazione quando si tratta dell’affido dei figli. Tutti questi problemi restano insoluti. Non nego il passo avanti fatto, ma dico anche: è troppo poco. Il problema va risolto alla radice”.

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