"Nessuna rimborsopoli in salsa calabrese", la replica dei consiglieri regionali

La nota di Giuseppe Graziano, Antonio Scalzo, Giuseppe Neri e Francesco D'Agostino che ribadiscono: "Non si tratta di spese sostenute dai 5 componenti dell’Ufficio di presidenza i quali pertanto nulla hanno lucrato sulle spese dei gruppi consiliari"

Palazzo Campanella

"Non c’è nessuna 'rimborsopoli' in salsa calabrese". Lo dichiarano in una nota i consiglieri Giuseppe Neri, Giuseppe Graziano e Antonio Scalzo: "Stamani - si legge nella replica dei rappresentanti politici - la Gazzetta del Sud ha riportato in apertura la notizia poi ripresa da altri media della recente sentenza della Corte dei Conti di condanna dei componenti dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale per questioni inerenti ad una delibera di stanziamento fondi attribuiti ai Gruppi consiliari e varata all’inizio della X Legislatura regionale (nel 2015).

Va subito chiarito che non si tratta di spese sostenute dai 5 componenti dell’Ufficio di Presidenza i quali pertanto nulla hanno lucrato sulle spese dei gruppi consiliari. Si tratta, invece, di cifre attribuite – su indicazione del responsabile dell’ufficio di ragioneria del Consiglio regionale – ai Gruppi consiliari e di cui non si è fatto alcun utilizzo.

La sentenza (che verrà sospesa a seguito di appello) fa riferimento all’applicazione a tutti i gruppi dei principi sanciti dalle Sezioni Riunite della stessa Corte dei Conti a proposito delle spese per il personale ritenute assolutamente regolari. Nessuno sperpero di fondi, quindi, come si è fatto intendere, ma solo uniformità di trattamento per tutti i gruppi (per come proposto dalle competenti strutture interne del Consiglio sulla scorta anche di un preciso parere legale) seguendo le chiare decisioni delle Sezioni Riunite su spese assolutamente identiche".

La precisazione di Giuseppe Neri e Francesco D'Agostino: "Contrariamente a quanto riportato di recente da alcune testati locali, corre l’obbligo di smentire un presunto coinvolgimento nell’ambito del procedimento erariale scaturito dall’inchiesta denominata 'rimborsopoli'. La pronuncia della Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti n. 569/2019 ha infatti interessato tutt’altra questione che si intende oggi sottoporre all’attenzione eventualmente anche critica e severa del lettore, a conferma comunque definitiva delle inesattezze riportate dagli organi di stampa.

La vicenda ha trovato origine dalla deliberazione n. 26/2014 della Sezione per il Controllo della stessa Corte dei Conti, mediante la quale veniva contestata ai gruppi consiliari e non certamente allo scrivente, l’illegittimo rimborso delle spese imputabili al personale istituito presso i medesimi gruppi.

"Le Sezioni Riunite della Corte dei Conti, tuttavia, pronunciandosi successivamente sull’opposizione promossa da alcuni gruppi consiliari, in riforma integrale dei rilievi mossi dalla Sezione per il Controllo, dichiaravano invece come assolutamente legittima tale voce di spesa.

Per l’effetto, l’ufficio di Presidenza di cui siamo stati componenti, su parere esplicito dell’Ufficio Legale del Consiglio Regionale e su espressa e motivata proposta del Settore competente, si determinava a quel punto con delibera n. 37/2015, di estendere il giudicato formatosi sulla pronuncia delle Sezioni Riunite anche a quei gruppi consiliari che non avevano invece mosso impugnazione agli originari rilievi della Sezione per il Controllo".

"Le ragioni di tale modus operandi - spiegano ancora i consiglieri - sono banali e facilmente intuibili anche al più distratto dei lettori, essendo inimmaginabile sul piano dell’equità sostanziale che è principio di matrice costituzionale, che nell’ambito della stessa legislatura alcuni gruppi consiliari avessero potuto usufruire delle spese per il mantenimento del personale per quanto espressamente statuito dall’Autorità Giudiziaria, al contrario invece di quei gruppi che per motivi diversi non avevano personalmente agito avverso gli originari rilievi della Sezione per il Controllo".

"La notizia diffusa in ordine ad un coinvolgimento nel procedimento rimborsopoli - si legge ancora nella nota - è quindi totalmente destituita di fondamento, in quanto, la pronuncia di condanna di recente emessa dalla Corte dei Conti, senza volerne sminuire la portata, ha sancito esclusivamente l’impossibilità dal punto di vista amministrativo di operare la c.d. estensione del giudicato per come cristallizzata sulla delibera dell’Ufficio di Presidenza n. 37/2015.

Senza voler entrare dal punto di vista tecnico nel merito delle motivazioni della decisione della Corte dei Conti, fra l’altro non ancora definitiva, un dato inequivocabile è possibile comunque ricavare dal pronunciamento espresso dall’Autorità Giudiziaria.

Nessuno fra i componenti dell’Ufficio di Presidenza - men che meno i sottoscritti - ha mai provveduto a rimborsare per sé stesso alcun quattrino, malgrado si sia ingiustamente accostato il proprio nome al procedimento rimborsopoli, evidentemente senza alcun tipo di opportuno approfondimento".

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