Coronavirus e ripresa del campionato, la Lega Pro delinea tre possibili scenari

Il presidente Ghirelli, dopo aver consegnato alla Figc uno studio sull’impatto del Covid-19 nella Serie C, ha spiegato che è l'occasione per "ripensare questa disciplina nel profondo"

Il presidente della Lega Pro Francesco Ghirelli

Il calcio non è una priorità al momento e non potrebbe essere altrimenti. Gli scenari che giorno dopo giorno si delineano all'interno della pandemia Coronavirus costringono a pensare e sperare solo che la guerra possa terminare il prima possibile.

Chiaro, però, come chi di competenza deve cercare di dare un senso al pallone, ipotizzando scenari per i recuperi dei vari campionati e minimizzare delle perdite che comunque vada saranno tutt'altro che indifferenti.

Scende in campo la Lega Pro, che tramite un comunicato ufficiale a margine del consiglio direttivo ha fatto il punto di una situazione che definita non è e ovviamente può e sicuramente sarà soggetta a cambiamenti. Si tratta, ovviamente, di come e quando si potrà tornare a parlare di calcio giocato. 

Le tre possibilità sul tavolo

Il comunicato della Lega ha il chiaro obiettivo di analizzare l'impatto economico che la crisi segnata dal Coronavirus avrà anche sul mondo del calcio.

Il presidente Francesco Ghirelli ha, infatti, consegnato alla Figc lo studio condotto da PwC Tls a riguardo. Un'analisi che prende in considerazione tre ipotesi di ripresa delle varie attività sportive.

Il primo scenario sarebbe, ovviamente, il migliore sia in termini calcistici che sociali. Innanzitutto risulterebbe archiviata la pratica Covid-19 e si ritornerebbe in campo a porte aperte, con la conclusione della stagione in corso e la disputa di playoff e playout.

Seconda opzione ci presenta un finale dell'annata senza pubblico, dunque a porte chiuse. Si andrebbero a terminare le giornate di campionato rimanenti, ma con gli stadi vuoti.

Esiste anche una terza ipotesi, poco vociferata nelle scorse settimane, ma comunque presa in considerazione dalla Lega Pro. Si tratta dello stop al campionato in corso e la ripresa delle partite, da reucperare a porte chiuse, nei primi due mesi della prossima stagione.

I danni economici

L'impatto potenziale della crisi  viene conteggiato da un minimo di 20 milioni di euro fino ad arrivare ad un massimo di 84, da considerare sia nell'attuale e che nella prossima stagione. Circa il 30% di contrazione sul fatturato medio annuo delle squadre,  "un impegno da parte del sistema della Serie C non sostenibile, con una concreta possibilità di default dei club già in forti difficoltà di bilancio prima della emergenza del Coronavirus", come spiegato dalla stessa Lega Pro. 

Le stime, ovviamente, vanno a considerare i tre scenari analizzati in precedenza e dunque dell'eventuale mancato incasso al botteghino e altre entrate.

Il commento del presidente

Francesco Ghirelli è intervenuto per cercare di chiarire, per quanto possibile al momento, il futuro del pallone. "Il Coronavirus - spiega l'esponente della Serie C - è l’occasione per il calcio italiano per ragionare a sistema e ripensare questa disciplina nel profondo, come farla tornare ad essere uno strumento sociale utile alla collettività, come ripensare l’esperienza dello stadio e dei tifosi una volta che la crisi sarà terminata.

La stagione delle riforme per il mondo del calcio è irrinunciabile. Il Governo e il Ministro Spadafora - conclude il presidente - riconoscono che il calcio è parte integrante del sistema produttivo nazionale. L’ecosistema del calcio della Serie C ha bisogno di benzina per funzionare ma vuole anche proporre soluzioni per la ripresa economica, sociale ed occupazionale del Paese."

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