Domenica, 1 Agosto 2021
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“La Francia non ha rubato il bergamotto a Reggio Calabria”, a confermarlo il Comitato ufficiale

Sotto accusa sui social le caramelle “Bergamottes de Nancy”. In una nota le precisazioni del Comitato: "Esistono da 200 anni mentre in Italia si sosteneva che il principe degli agrumi non era utilizzabile in gastronomia"

Bergamotto

“Il bergamotto è diventato francese”, questa notizia apparsa sui social è solo un falso allarme. Ad assicurare i reggini dopo la comunicazione rimbalzata su Facebook, il Comitato per il Bergamotto di Reggio Calabria. Sotto accusa le “Bergamottes de Nancy”, caramelle che da duecento anni sono diventate un marchio, un brand, famoso che contraddistingue la città di Nancy nell’Alsazia Lorena.

Queste hanno ottenuto nel 1999 l’IGP dell’Unione Europea mentre in Italia si sosteneva che il principe degli Agrumi non era utilizzabile in gastronomia. Solo negli anni Novanta del ‘900, per merito del Centro Studi Bosio che organizzò in collaborazione con il Consorzio del Bergamotto di Reggio sei edizioni del “Bergamotto Day Prize” è stato superato il pregiudizio  ed è stata avviata la tradizione dell’uso gastronomico, oggi in piena espansione per qualità e quantità.

Il Comitato fa luce sulla vicenda precisando come le caramelle siano state inventate da un pasticciere della città e oggi ci sono ricette di diversi maestri ormai standardizzate ma soprattutto accomunate dal nome “Les Bergamottes de Nancy”.

Pasquale Amato-3“Nell’indicazione degli ingredienti specificano - spiega il professor Pasquale Amato del Comitato per il bergamotto di Reggio Calabra - tutte che il sapore che le rende uniche e che ha generato sin dalla metà dell’800 il loro nome: esso è dovuto all’aggiunta di alcune gocce di olio essenziale di Bergamotto di Reggio Calabria, “dans le sud de l’Italie”. Il bergamotto usato è proprio quello di Reggio Caloria perché  il clima dell’Alsazia Lorena è continentale, con inverni rigidissimi e temperature che vanno spesso sottozero. Condizioni climatiche che non consentirebbero coltivazioni del Bergamotto di Reggio Calabria, che è l’agrume più prezioso ma anche il più delicato. E dà la sua migliore resa mondiale nel microclima dei 45 Comuni della fascia costiera che va da Scilla a Monasterace.

“L’Unione Europea - continua la nota del Comitato- ha riconosciuto come area ottimale di coltivazione del preziosissimo agrume quella dei 45 Comuni di Reggio Metropolitana, inserendone l’elenco dettagliato nel disciplinare del 2001 che ha istituito la “DOP (Denominazione di Origine Protetta) Bergamotto di Reggio Calabria – Olio Essenziale”. Questo riconoscimento dell’area ottimale non può essere offuscato e travisato mediante ricostruzioni che non corrispondono alla verità di una campagna che ha coinvolto dal 1998 le forze migliori di Reggio Calabria e dell’ex-Provincia ora Città Metropolitana, col pieno appoggio dello stesso Consiglio Regionale della Calabria nel 1999 con un odg votato all’unanimità”.

Il Comitato afferma dunque che i francesi non hanno rubato il Bergamotto di Reggio Calabria: “Loro - prosegue il Comitato -  hanno salvato il nostro agrume nella sua peggiore crisi, quando alcune multinazionali della chimica lanciarono negli anni Sessanta-Settanta del ‘900 la falsa accusa della cancerogenità dell’essenza”.  Infondatezza  dimostrata anche  dai Profumieri francesi che decisero di costituire e finanziare un Comitato Scientifico Internazionale presieduto dal professor Forlot e con sede a Parigi.

“Tutte le aziende dolciarie utilizzano il brand “Les Bergamottes de Nancy”- conclude Amato - e poi precisano, come è giusto, la singola azienda che le produce. É una scelta corretta e intelligente ed ha contribuito certamente a favorire il riconoscimento IGP europeo. Mentre a Reggio c’è ancora chi presenta le sue attività e i suoi prodotti utilizzando denominazioni monche (Bergamotto e basta) o lacunose (Bergamotto di Calabria). Sono atteggiamenti che danneggiano il riconoscimento dell’IGP “Bergamotto di Reggio Calabria”. Per ottenere certi riconoscimenti occorrono chiarezza, coerenza e coesione. Senza sollevare superflui polveroni”.
 

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