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Martedì, 7 Dicembre 2021
Attualità Centro / Contrada Pietrastorta Condera

Il cimitero di Condera: quando la memoria parla attraverso i luoghi

Tra gli antichi viali del Cimitero Centrale insieme allo storico Francesco Arillotta: "La prima esecuzione capitale in età borbonica. Le numerose vicende umane da raccontare attraverso lapidi, monumenti funerari particolarmente curati"

Il giorno della commemorazione dei defunti è un giorno di memoria e i cimiteri divenano luoghi in cui ripercorrere pezzi di storia della città che li ospita. Il cimitero di Condera ha sicuramente tanto da raccontare. A condurci tra  i suoi antichi viali è ancora una volta lo storico Francesco Arillotta.

Arillotta Francesco-2Tra le vicende da non dimenticare ci sono gli eventi legati alla fucilazione alla schiena dei colpevoli per l’omicidio di Anna Ferrante: "17 febbraio 1937, ore 4 del mattino: dal carcere di San Pietro - racconta il professore, (nella foto), - esce una automobile con più persone a bordo. Sotto scorta, prende per Via Macello, Via Marina, quindi Vallone Caserta - che poi diventerà Via cardinale Portanova – da dove raggiunge il lato esposto verso mare del muraglione che circonda il cimitero nella contrada Condera. Il gruppo è atteso da un plotone dell’Esercito, armato. Tre uomini con i ferri ai polsi vengono collocati faccia al muro e bendati, davanti al plotone.

Un sacerdote, padre Agostino Morisani dell’Ordine dei Predicatori Domenicani, è accanto a questi tre uomini, ed impartisce loro – che in carcere si sono già confessati e comunicati - l’assoluzione. Una fulminea scarica di moschetteria pone fine alla scena, alla quale, malgrado l’ora, assistono molte persone. Quella qui descritta fu l’esecuzione di Domenico Mandalari, Domenico Artuso ed Antonino Di Stefano, condannati dalla Corte d’Assise di Reggio Calabria alla fucilazione alla schiena per l’omicidio di Anna Ferrante, giovanissima donna che i tre avevano sequestrata, violentata ed uccisa. Era la prima – e fu l’unica – volta di una esecuzione capitale che avveniva a Reggio sotto il Regno d’Italia; in età borbonica, tali fatti avevano come scenario l’argine destro del torrente Calopinace, nella contrada Scala di Giuda".

Cimitero Condera monumenti 02-2

"Il cimitero di Condera - prosegue Arillotta - era il luogo destinato alle sepolture degli abitanti di Reggio, realizzato sul pianoro collinare a notevole - per quei tempi - distanza dalla città, come, nel 1806, avevano disposto le leggi emanate dal governo di Giuseppe Bonaparte. Prima di allora, i defunti venivano sepolti nelle chiese, nelle cappelle patrizie per chi le aveva, nelle fosse comuni al centro del pavimento, per tutti quanti gli altri. In qualche caso, una cripta, scavata nelle fondamenta dell’edificio sacro, consentiva la deposizione dei corpi dei sacerdoti: come avveniva nella chiesa di Santa Lucia, che prima del terremoto del 1908 era situata all’inizio nord dello ‘stradone’, oggi angolo con Piazza de Nava".

"Per come è descritto in una bella pubblicazione di Natale Bova, il nostro Cimitero Centrale sa raccontare, attraverso lapidi, monumenti funerari particolarmente curati, tante vicende umane. Percorrendo gli antichi viali, si incontrano testimonianze importanti che ricordano gli uomini e le donne che in qualche modo appartengono alla nostra Storia", puntualizza lo storico. 

Cimitero Condera monumenti 03-2

Per la conformazione del Comune di Reggio Calabria, ben altri ventidue cimiteri sono presenti sul territorio, ai margini dei grandi e piccoli centri urbani che circondano il nucleo principale. "Alcuni di questi cimiteri sono posti sulle colline retrostanti gli abitati, in posizione elevata e qualcuno potrebbe anche dire che i nostri morti godono di un magnifico panorama", conclude Arillotta.

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