Bronzi di Riace, il professor Partinico protagonista all'assemblea del Panathlon

Lo studioso, nella conferenza "Guerrieri e atleti olimpici", illustrerà le recenti scoperte sulle due statue. L'evento si terrà il 26 ottobre al museo diocesano di Molfetta/Matera

Riccardo Partinico

L'assemblea internazionale del Panathlon del prossimo 26 ottobre accoglierà la storia dei magnifici Bronzi di Riace. Il museo diocesano di Molfetta, sede del convegno, sarà teatro della conferenza "Guerrieri e atleti olimpici" incentrata proprio sulle due statue, fiore all'occhiello della città di Reggio. Dal nostro territorio, ci sarà il professore Riccardo Partinico a relazionare sul tema.

Direttore del laboratorio di anatomia archeostatuaria operante nel centro sportivo Matteo Pellicone, Partinico si concentrerà sulle ultime scoperte avvenute negli studi di somatometria dei Bronzi. Lo studioso reggino, dopo anni di ricerche,  ha rilevato che i due uomini rappresentati dalle statue sono realmente vissuti, presentavano paramorfismi dello scheletro, utilizzavano una particolare impugnatura bellica, lanciavano l’arma con l’ankùle (laccio di cuoio ndr). L’uomo rappresentato dalla statua A era un Oplita, l’altro un Hippikon e praticavano il pancrazio, una lotta antichissima e parte integrante dell’addestramento dei soldati, che è stata disciplina olimpica per 1041 anni, dal 648 a.C. al 393 d.C.

Il Panathlon international ha, dunque, ritenuto di invitare il professore Partinico, dottore in scienze motorie e sportive e docente della Fijlkam, per presentare ad una platea di altissimo livello sportivo, nella capitale europea della cultura 2019 Matera/Molfetta, uno  studio unico nel suo genere sui due reperti archeologici tra i più importanti al mondo. 

In riferimento alla storia dei Bronzi, lo stesso Partinico è stato protagonista di un'altra conferenza, datata 3 agosto 2019 in Croazia davanti agli archeologi del museo di Lussino: “Con l’anatomia archeostatuaria - spiegava il professore - che si avvale di tre fasi: analisi interpretativa, riscontro tecnico e riscontro archeologico, è possibile risalire all’identità fisica o sportiva dei personaggi rappresentati dalle statue. Prima dei Bronzi di Riace ho studiato numerose statue in esposizione nei più importanti musei del mondo, con risultati strabilianti. Non erano 'il Giovane che si incorona', 'l’Apoxyomenos', 'l’Apoxyomenos', 'Paride con la mela' e 'Poseidon con il tridente', ma erano tutti giavellottisti che rappresentavano diverse fasi del gesto tecnico, l’avvolgimento dell’ankùle, il puntamento ed il lancio. Neanche  'I Lottatori di Ercolano' sono lottatori. Infatti, dopo uno studio approfondito, su incarico del Direttore Jens Daehnerdel GettyMuseum di Los Angeles, che voleva stabilire la collocazione esatta delle due statue, ho accertato che si tratta di 'Corridori'.

"L’ultima particolarità emersa dagli studi sui Bronzi di Riace - proseguiva l'intervento di Partinico - è l’otoematoma alle orecchie della statua B. Tale patologia, che affligge i lottatori, i pugili ed i giocatori di rugby, ovvero, la rottura traumatica della cartilagine del padiglione auricolare, mi consente di affermare che la statua B, oltre ad essere un soldato, probabilmente un Hippikon, per la conformazione muscolare degli arti inferiori, è anche un atleta di pancrazio. Numerosi vasi del V sec. a.C. raffigurano atleti con la stessa fisionomia dei 'Bronzi di Riace' che si sfidano in questa arte marziale”.

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