"Riprendiamoci il diritto di pensare", il giornalista Manti affascina la platea de Le Muse

A moderare il salotto culturale, ospitato nel Cortile dell'associazione, il presidente Livoti. Manti, caporedattore de Il Giornale, ha presentato il suo ultimo libro

da sinistra Manti e Livoti

Riapre lo storico Cortile della nota associazione Le Muse. Nel rispetto delle regole anti Covid, una platea d’eccellenza ha partecipato alla serata incontro con il giornalista Felice Manti, nato e cresciuto a Reggio Calabria. 

Il presidente Muse Giuseppe Livoti che ha condotto e moderato il salotto culturale si è soffermato, all’inizio, sulle personalità calabresi fuori sede, eroi contemporanei ed attuali, "costretti ad emigrare". Al nord così, hanno affermati ruoli, e con i loro "nostos", ritorni, possono essere d’aiuto al nostro territorio sempre più lacerato socialmente ma non solo.

Una conversazione dai toni forti, autorevoli, tra ironia e senso del dovere quello del giornalista Manti che ha raccontato il "Prodotto Interno Sporco. L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul sommerso", ultima pubblicazione per la Collana Fuori dal Coro de Il Giornale. Manti, ha esordito ricordando i suoi anni giovanili, l’abbandono della sua terra per cercare lavoro fuori Reggio, lasciando la sua famiglia: "una storia comune a tanti, ma che responsabilmente ha fatto emergere in me, il senso della narrazione che tutti i giornalisti dovremmo avere".

Manti si è soffermato sul ruolo della politica oggi: "la politica, si sa è malata, chi comanda ha capito che può effettuare esperimenti di controllo, creando suggestioni e raccontando di nemici invisibili nella società. Il diritto alla
salute al tempo del Covid, -continua-, è cosa importante, ma come mai solo per determinate categorie?"

Ed ancora, come difendersi dal prodotto estero definito sporco e a volte sommerso? "Non dobbiamo cedere nessun pezzo della nostra sovranità, dobbiamo leggere, informarci poiché viviamo in tempo non di verità ma, di verosimiglianza, ciò che sembra, ma, non è. Le associazioni culturali devono vivere soprattutto al Sud per Manti, poiché "sono come nel caso de “Le Muse” baluardi di bellezza, devono educare alla bellezza, poiché non ci si ferma più a contemplarla, non ci si pone più delle domande, in un tempo in cui la politica, la ‘ndrangheta vogliono o meglio, cercano di “regalare” diritti che non esistono o non lo sono.

Una società, questa che ci ha abituati al populismo, in cui si è persa la cosiddetta “pazienza cognitiva”: abbiamo smesso di pensare, perso il senso della collettività, del noi, ha più volte dichiarato il giornalista nei suoi interventi. Stralci dal suo ultimo libro, sono stati letti per mettere in evidenza i retroscena della lotta al riciclaggio e del sommerso, rilevando uno spaccato inquietante sulla fragilità del sistema economico italiano".

Il Laboratorio Teatrale con le attrici Clara Condello ed Emanuela Barbaro si è soffermato su testi che hanno scandito gli argomenti trattati, mentre il maestro Gianluigi Lombardo direttore d’orchestra al Teatro lirico sperimentale di Spoleto, con il suo clarinetto ha eseguito momenti di suggestione creativa. Il periodo straordinario
come quello che stiamo vivendo ed in cui Felice Manti affronta, con la spavalderia e il coraggio che non può mancare al pamphlettista di razza, una questione decisiva: l’evasione fiscale e i mezzi per combatterla.

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Dalle pagine di Manti, ben lontano dalle semplicistiche tesi mainstream che ammorbano e distorcono un dibattito a dir poco confuso, emerge innanzitutto, con esemplare chiarezza, che il problema è particolarmente complesso, tanto più in un Paese come il nostro, profondamente diviso al suo interno e comunque caratterizzato dalla presenza, non più localizzata solo in certe aree, di organizzazioni criminali che si muovono con grande efficienza e spregiudicatezza in un contesto che non è, ormai da decenni, limitato ai confini nazionali, così come ribadisce nell’introduzione Andrea Giovanardi - ordinario di diritto tributario nell’Università degli Studi di Trento.

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