Da Reggio al Festival della Parola di Parma, il fumettista che cattura l’essenza umana della pandemia

Antonio Federico racconta come sono nate le tre raffigurazioni che hanno fatto il giro del mondo grazie ai social: "Con queste opere ho voluto toccare qualche coscienza". L'artista reggino nel 2021 disegnerà il manifesto della kermesse dedicata a Dante

Il fumettista Antonio Federico

Le immagini spesso valgono più di mille parole, se poi queste incarnano il dramma che sta vivendo l’umanità in questi ultimi tempi diventano portatrici di un significato ancora più profondo. Ne sono un esempio le tre opere ispirate all’emergenza Coronavirus realizzate da Antonio Federico, fumettista, vignettista e artista reggino, insegnante di discipline artistiche al liceo artistico Umberto Brunelleschi di Prato.

Tre disegni emblematici che hanno fatto il giro di mezzo mondo attraverso i social e conquistato anche il Festival della Parola di Parma, dove l’artista è stato ospite la scorsa estate nell’edizione dedicata a Federico Fellini.

Ma come nascono queste opere che diventano espressione della sofferenza che stiamo attraversando?  "L’arte non conosce confini- dichiara Antonio Federico- non si può fermare e non la puoi chiudere in quarantena. Stiamo accumulando ansia sul futuro e sul presente , ciò che manca sono i rapporti interpersonali e nelle mie opere ho cercato di immedesimarmi in ciò che sta accadendo”.

Le raffigurazioni di cui stiamo parlando sono nate a marzo quando è scoppiata la pandemia: l’immagine di un nonno, che diventa metafora di tutti gli anziani che hanno pagato il prezzo più alto di questo dramma. Su di essa la scritta provocatoria “non erano solo vecchi” in cui traspare tutto il dolore di chi ha subito una perdita: “Questo disegno è nato dalla mia esperienza-aggiunge- ma tira fuori l’essenza di tutti. Con queste opere ho voluto toccare qualche coscienza, c’è bisogno di riscoprire l’aspetto umano che sembra stia perdendosi. Sono molte le persone che hanno rivissuto la loro storia attraverso questa immagine, tra cui una ragazza che ha rivisto la morte del padre”.

Spazio anche agli angeli in camice del Coronavirus: “Ho dedicato una raffigurazione agli operatori sanitari. La figura di questa donna rappresenta la prima visione che una persona ha avuto al risveglio dalla terapia intensiva, i suoi occhi verdi sono gli occhi della speranza , una visione che esprime una seconda possibilità”.

La terza dal titolo "Papa Francesco" è il vero simbolo della pandemia, delle città isolate e del distanziamento sociale: “C’è un crocefisso che riflette la presenza di Cristo, rappresenta  una promessa mantenuta e rispettata di essere rimasto accanto all’uomo fino alla fine. La luce è Dio che non abbandona suo figlio, infatti lo illumina e la pioggia sono le sofferenze del mondo.Poi c’è il papa un uomo solo  con il candore della sua veste  che sta vivendo un momento di difficoltà”.

Tre opere, messe all’asta da Antonio Federico e notate dagli organizzatori del Festival della Parola di Parma che ha deciso di acquistarle. Consegnate dallo stesso Federico durante il Festival e poi donate a tre istituzioni impegnate nella lotta al Coronavirus: clinica pediatrica, clinica geriatrica e Ausl di Parma.

Raffigurazioni in cui chiunque può identificarsi e dare una personale interpretazione: “Per me il disegno è una valvola di sfogo, amo raccontare la vita nelle sue sfaccettature, dalle cose più buffe a quelle più impegnate che richiedono una maggiore riflessione. Intendo cogliere il lato umano su ogni cosa è una mia predisposizione. I miei disegni fanno del bene perché smettere?”.

L’avventura di Antonio Federico non finisce qui, per il Festival della Parola di Parma disegnerà il manifesto dell’edizione 2021 dedicata al sommo poeta: “Sarà un omaggio ai luoghi di Dante- conclude- e alla scoperta della sua memoria, si punterà sulla riscoperta dello spazio e sulla bellezza di riprendere il contatto con la natura”. 

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