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Mimmo Gangemi (foto pagina Facebook)

Mimmo Gangemi (foto pagina Facebook)

“Il popolo di mezzo”, lo scrittore reggino Mimmo Gangemi in corsa per il Premio Strega

La saga familiare sull'emigrazione "strega" Raffaele Nigro. L'ingegnere con la passione infinita per la scrittura incrocia le dita: "La soddisfazione è essere stato scelto proprio da lui"

E’ l’autore de “Il giudice meschino” da cui è stato tratto il film con Luca Zingaretti e la sua ultima creatura, “Il popolo di mezzo”, ha catturato l’attenzione di Raffaele Nigro al punto da candidarlo al Premio Strega.

Lui è Mimmo Gangemi, lo scrittore palmese che con la sua America di inizio secolo racconta una storia di ieri, ma mai attuale come oggi: l’emigrazione.

“Questa è una candidatura come le altre. La soddisfazione è soprattutto quella di essere stato scelto da Nigro - dichiara - uno scrittore di grande levatura, uno dei più grandi dell’epoca attuale”.  Smorza gli entusiasmi l’autore reggino che per una vita ha fatto l’ingegnere per poi dedicarsi interamente alla sua grande compagna di vita: la scrittura. “Sono sempre stato un ingegnere, da 20 anni ho abbinato entrambe le cose fino a quando la scrittura ha preso lentamente corpo nella mia vita”.

Ma cosa ha di così speciale questo romanzo che ha letteralmente “stregato” Nigro?  “Un romanzo duro e struggente - si legge nelle motivazioni sul sito Strega - scritto con una maestria non facile da trovare di questi tempi. Un romanzo complesso che chiama alla memoria i libri di Mario Puzo, il disincanto di John Fante e il rimprovero sociale di Corrado Alvaro, ma che si chiude con la luce di una fortuna finalmente costruita sulle infelicità del passato. Al centro, il siciliano Tony Rubbini, che dall’aver assistito all’impiccagione dei genitori, senza una ragione e senza un processo, imparerà a odiare l’America e a combatterla con l’esplosivo. Come in una grande ballata nera”.

E’ una saga che racconta la storia di una famiglia siciliana emigrata in Lousiana. Una delle innumerevoli famiglie partite da Palermo con il celebre piroscafo Montebello che regalava la speranza di un sogno custodito nella voglia di cambiamento. Uno spaccato del periodo che va dai primi del novecento fino al 1942 per arrivare ai giorni nostri dell’ultimo capitolo.  

Si accendono i riflettori su quelle che sono state le umiliazioni che i siciliani hanno dovuto subire in quegli anni: “I siciliani che arrivavano in America venivano assimilati ai neri, lo dicono anche le carte ufficiali - racconta Gangemi - la mia è una storia nella quale i personaggi di fantasia incontrano quelli veri". 

Così si attraversano pagine significative della storia, cosa nostra e la camorra, gli anarchici, la Little Italy. I due figli dopo il linciaggio dei genitori diventano simboli di ribellione: l’uno sarà un anarchico per vendicarsi dell’America e l’altro diventerà un musicista che esprime la rabbia attraverso il jazz.

L’opera è uscita lo scorso 9 febbraio ma si è imposta nell’ultima settimana dopo l’ufficialità della candidatura. “Ringrazio l’affetto del mio pubblico - conclude -  ma riguardo al libro non ho avuto ancora riscontri, c’è l’ansia di sapere cosa pensa il lettore: lui ha un’anima tutta sua. Questo è un libro in cui credo abbastanza soprattutto per l’attualità dell’argomento: l’emigrazione. Meriterebbe di andare avanti, ma resto con i piedi per terra. Incrociamo le dita”. 
 

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