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Un mestiere di altri tempi, quattro chiacchiere con il mastro orologiaio Carmelo Filangieri

Esempio di umiltà e custode di maestranze antiche. Il tempo che scorre all'interno del suo microcosmo in centro storico e il San Giorgio d’Oro per l'81enne che vive per i suoi orologi: "I sacrifici alla fine ripagano sempre"

Carmelo Filangieri a lavoro nel suo laboratorio

Umiltà, onestà e tanta passione. Sono questi i segreti di uno degli ultimi maestri orologiai di Reggio Calabria. Lui è custode di un mestiere di altri tempi, si chiama Carmelo Filangieri e nei giorni scorsi ha ricevuto dal sindaco Giuseppe Falcomatà il San Giorgio d’Oro 2021, il massimo riconoscimento cittadino. La sua è la storia di chi ha fatto dell'esperienza la sua più grande maestra di vita fin dagli anni '50.

Si può, infatti, definire un artigiano del tempo l’81enne reggino che non può vivere senza i suoi orologi: “Ho cominciato da ragazzino nel giugno del 1952 - racconta Filangieri che continua a coltivare la sua passione nella piccola bottega al centro città - avevo 12 anni e da allora non ho più smesso. Ho travato dei maestri in gamba nella ditta Tripodi e mi sono innamorato di questo mestiere".

Filangieri Carmelo 02-2

Qui ha imparato tutto quello che sa oggi e quella manualità che poi gli ha consentito di aprire un laboratorio tutto suo nel 1960: “Per fare questo lavoro ci vuole tanta passione. Amo gli orologi mi piace vederli camminare e farli funzionare. Non mi stanco mai, lavoro tutto il giorno e spesso porto gli orologi anche a casa. La mia è una malattia, li guardo tutti, io vivo con gli orologi e con le persone”. In tutti questi anni il "mastro"  ha vissuto l’evoluzione della storia degli orologi, dai meccanismi più semplici ai più tecnologici: “Quando sono arrivati quelli a batteria sono stato cinque giorni in Svizzera per aggiornarmi su tutto".

Filangieri lavora da solo nel suo laboratorio con la sola compagnia di cacciaviti, pinzette e occhiali quelli di sempre, quelli di quando era giovanissimo e ha cominciato a muovere i primi passi per imparare un mestiere che oggi nessuno vuol più fare: “E’ un mondo al quale nessuno si vuole avvicinare mancano nei giovani quell’interesse e quella curiosità di altri tempi, questa tradizione rischia di perdersi negli anni”, aggiunge con un filo di amarezza.

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Una dedizione la sua riconosciuta anche dalle istituzioni per il prestigioso premio ricevuto: “Per me è un riconoscimento inaspettato. Mi sento solo un piccolo artigiano - confessa - se fai l’artigiano è perché ami il tuo lavoro ed io continuerò a farlo finchè ci sarà la salute. Sono felicissimo di aver ricevuto questo premio, significa che in questi anni qualcosa di buono l’ho fatta, è una soddisfazione essere tra le 24 persone scelte".

A premiare il mastro orologiaio senza dubbio anche il rapporto con i clienti fatto di gentilezza e disponibilità: “Senza onestà non si va avanti. Non bisogna mai dimenticarsi di essere umili e bisogna imparare a fare sacrifici. Sacrificarsi i primi tempi significa avere soddisfazioni immense in un secondo tempo".
 

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