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Pasquale Scaramozzino e Domenica Cozzucoli fotografati da Carlo Mangiola nel 1997

Pasquale Scaramozzino e Domenica Cozzucoli fotografati da Carlo Mangiola nel 1997

Il ricordo di Santagati dell’immensa "Michina": simbolo dell’universo sonoro contadino

Domenica Cozzucoli si è spenta nei giorni scorsi. L'accorato affresco della donna di Marina di San Lorenzo che custodiva i repertori poetico-musicali tradizionali, ammirata anche da Fabrizio De Andrè

E’ stato il simbolo del canto tradizionale calabrese e incarnava in sé i saperi e le sonorità dell’universo agropastorale  mediterraneo. Nei giorni scorsi si è spenta Domenica Cozzucoli .A ricordare l’immensa "Michina"  Valentino Santagati.  

Ne pubblichiamo il testo intergale:

“Il  2020 tanto maledetto da chi si ostina a non mettere in relazione le catastrofi con le loro cause se n’è andato pochi giorni dopo Domenica Cozzucoli, per tutti a Marina di San Lorenzo, Mica o Michina, che ha chiuso gli occhi sull’ultima dozzina d’anni di vita quasi sempre vegetativa, seguita  a una lunga  e mai rinnegata militanza nel  transnazionale universo contadino, restio appunto a riconoscere le nazioni: Pasolini sarebbe stato orgoglioso di lei, fedele a quell’universo vasto e stratificato com’era prima del suo triste naufragio nel mare della massa amorfa votata al consumismo e al conformismo.

I gesti, la voce, la mentalità e i saperi di Mica confluivano in una sintesi miracolosa di grazia e impetuosa  bellezza, scaturita dall’antica religione agraria e dal cristianesimo, dai caleidoscopici intrecci di tratti delle tante civiltà affacciatesi sul Mediterraneo e dai loro rapporti con le vicende locali della Calabria. Bastava starle vicino qualche minuto per capire che le affannose e affannate sirene del Novecento (l’ossessione dello sviluppo, quella del denaro, il delirio dell’innovazione continua e il conseguente disinteresse per il passato) non l’avevano incantata: finché non le è venuta meno la capacità di intendere e di volere, alla stessa maniera del marito Pasquale Scaramozzino, del quale era vedova dal giorno di Natale del  2001, ha considerato una favoletta per ingenui l’idea urbana del progresso lineare e illimitato concentrandosi piuttosto  sul dispiegamento di quelle strategie elaborate dalla cultura rurale calabrese e necessarie ad assicurarsi la benevolenza dei defunti e delle entità sacrali cristiane e precristiane capaci di garantire ai campagnoli il ciclico ritorno delle stagioni e dei frutti della terra, la fecondità delle donne e degli animali.

Non può stupire che una collocazione così marcata nell’alveo del millenario fiume agropastorale mediterraneo abbia portato con sé una attenzione febbrile per le sonorità del territorio, molte volte rivelatrici delle innumerevoli presenze soprannaturali girovaghe per gli spazi aperti dei pascoli, delle fiumare e delle coltivazioni, e una spiccata sensibilità musicale: con i suoni culturalmente plasmati dai meccanismi della tradizione orale si afferma la propria rispettosa presenza tra le forze in azione nella natura, si entra in comunicazione con il sacro spesso attraverso codificate procedure cerimoniali collettive, si gestiscono i rapporti interpersonali e ci si diverte provando piacere estetico. Mica però ha abbracciato queste concezioni e queste pratiche sociali con un talento straordinario e una voce prodigiosa, che faceva tremare i vetri, metteva allegria agli uccelli e procurava agli umani emozioni forti e indimenticabili.

Della sua arte per fortuna rimane testimonianza in una pubblicazione di ventidue anni fa  dedicata a lei e al marito Pasquale e in un corpus di registrazioni depositate nell’archivio dell’ Istituto Centrale per i Beni Sonori ed  Audiovisivi. Caterina Bueno, nota e importante cantante, ricercatrice e studiosa dei repertori poetico-musicali tradizionali, ammirò, registrò e frequentò i coniugi Scaramozzino esprimendo il suo affetto in tante occasioni conviviali nel corso delle quali si rivolgeva a Mica chiamandola sempre forza della natura: “Icché tu dici, Forza della natura?”; “Senza canti e senza soni meneremmo vita dura/brindisi  faccio alla Forza della natura!”.

Caterina era anche amica di Fabrizio De Andrè e un giorno, in vista di un suo concerto al Teatro Verdi di Firenze al quale era stata da lui invitata insieme ai musicisti che all’epoca l’accompagnavano, mi disse di allestire un’antologia di esecuzioni di Mica da portare in dono. Il grande cantautore in seguito ascoltò rimanendo a bocca aperta; recuperata la capacità di parlare commentò l’esperienza vissuta nel modo che segue: ‘Se io sapessi cantare come questa donna non avrei altro da cercare nella vita’”.

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