La ricercatrice Nava racconta "S2Home" pronto a volare alla Biennale di Venezia

Parte da Gioia Tauro la ricerca condotta dalla docente alla Mediterranea insieme all'imprenditore reggino Antonino De Masi: "Per me è un grande onore ed è una grande responsabilità insieme"

L'architetto Consuelo Nava, ricercatrice della Mediterranea di Reggio Calabria

“Crisi climatica e resilienza, sperimentazione, ricerca e transdisciplinarietà e certamente anche comunità resilienti, che è il tema stesso del padiglione”. Queste alcune anticipazioni del progetto di ricerca “S2Home” con il quale, la reggina Consuelo Nava, architetto e docente alla Mediterranea, parteciperà alla mostra Internazionale di Architettura alla Biennale di Venezia.

“Non posso ancora entrare nei particolari - afferma la ricercatrice - del progetto di allestimento e dell’evento che porteremo, per l’invito ricevuto al Padiglione Italia dal curatore che è il professore architetto Alessandro Melis, full professor e coordinatore SO.A. Technology area della Scuola di Architettura dell’Università di Portsmouth, già direttore dell’”Innovation Cluster for Sustainable Cities”.  

Punto di partenza la sua pubblicazione dal titolo Ipersostenibilità e Tecnologie abilitanti: “Sul tema del rapporto tra digitale e umano- spiega la docente- tra progetto e fabbrica e capacità di pensare a nuovi scenari del futuro per abitare, ho creduto che fosse opportuno portare all’interno di una più ampia riflessione l’esperienza realizzata con un team di ricerca su richiesta di Antonino De Masi. Per questo è allargato il mio invito a lui, oltre che a PMopenlab per il padiglione e professor Ricci per l’evento”.

Il progetto nasce nel 2017 da un’attività di sviluppo sperimentale e da ricerche universitarie, svolte  con le Università di Trento e Mediterranea di Reggio Calabria, con il centro Enea, con dei bravissimi e giovani professionisti calabresi, con la Start Up Innovativa PMopenla: “Un desiderio e un’idea molto “made in Calabria” - prosegue la professionista-espressa da Antonino De Masi, esempio di resilienza umana e civile nella nostra terra, ma soprattutto con le sue aziende, già conosciute nel campo della metalmeccanica avanzata per le macchine agricole, capace di esprimere una domanda di innovazione e competitività.

Il team di lavoro, che ho guidato, ha approfondito le caratteristiche tecniche e soprattutto studiato e testato alte prestazioni energetico e ambientali a cui il modulo abitativo, nato dal mio concept di sostenibilità integrata e architettura, doveva rispondere.

Le soluzioni a cui siamo giunti con la fase di ingegnerizzazione, svolta con il gruppo di lavoro del dArTe, insieme i professori A.De Capua e F.Giglio e collaboratori, PMopenlab,  lo hanno reso “fabbricabile” per un primo dimostratore che potrebbe nascere proprio nelle fabbriche di A.De Masi a Gioia Tauro”.

Una ricerca questa che ha come punti nevralgici l’economia circolare, le sfide ai cambiamenti climatici, il trasferimento del digitale al mondo delle costruzioni non solo nella fase di progettazione ma anche di realizzazione che rappresenta un importante traguardo per l’Università calabrese: " Per me è un grande onore – prosegue la Nava- ed è una grande responsabilità insieme.

Ancor di più perché, oltre a testimoniare anni di studio e ricerche sul campo, porto esperienze nate in Calabria e che vedono anche la mia Università, il mio dipartimento coinvolti. ero già stata invitata alla 13° Biennale, nel Padiglione Italia “l’Architettura del Made in Italy”, come componente del team con Ricci-Spaini e Cooprogetti. Questa volta sono invitata come membro dell’advisory board e inoltre come curatrice dello spazio espositivo, per cui sono in prima linea e devo ringraziare Alessandro Melis per l’attenzione".

Una scommessa vinta che parte proprio da Gioia Tauro: "Direi che senza presenza e impegno per le nuove generazioni e la loro crescita in un mondo competitivo che va oltre la Calabria e l’Italia, il Sud non ha speranza. A Gioia Tauro si potrebbe fare moltissimo, ma la ricerca e la produzione senza infrastrutturazione logistica non si può fare", specifica.

E mentre la ricercatrice si prepara ad affrontare questa avventura non mancano i progetti per il futuro, associati al desiderio della docente di trasferire le sue esperienze ai suoi studenti e al territorio: “Come molti- puntualizza- vorrei tornare a viaggiare. Parte della mia esperienza scientifica è fatta per aver conosciuto ciò che funziona, come è possibile arrivarci e le persone che ci lavorano”.In  corso 4 progetti di ricerca di carattere nazionale e internazionale sempre sui temi delle sperimentazioni progettuali di sostenibilità e innovazione.

"Su resilienza e cambiamenti climatici in aree di costa del Mediterraneo - ci svela- una prestigiosa chiamata dal professore Ricci, per lavorare con l’Accademia dei Lincei e l’Università di Trento e con un cluster selezionato di 130 studiosi circa provenienti da tutto il mondo".

Tra le attività in fase di relizzazione un’altra ricerca con l’università della Basilicata con altre università italiane e straniere, l’accordo con il Ministero dell’Ambiente e il settore 5 della Città metropolitana di Reggio Calabria per l’attuazione dell’Agenda 2030 e la disseminazione delle conoscenze e  attività di recerca ABITAlab alla Mediterranea.

Sta inoltre lavorando ad una competizione internazionale su un bando Horizon 2020 con circa 15 partners invitata da Enea e dalla start up PMopenlab sui temi dei livinglab e degli edifici e dei siti rigenerativi.

"Vorrei attendere la nuova programmazione europea per sfidare bandi - conclude - continuando sui temi dell’Economia Circolare dopo gli eccellenti risultati della ricerca appena chiusa PVCupcycling e sulla possibilità di accedere a finanziamenti per realizzare il dimostratore S2Home. Intanto con la start up stiamo lavorando alla brevettazione di 2 sistemi . 

Vorrei inoltre che tutte le potenzialità e capacità dell’Università Mediterranea, delle università calabresi, fossero utili alla necessaria resilienza del tessuto sociale, economico e delle risorse ambientali della Calabria e del Sud in genere, in un tempo di necessario, assumendo tutti noi un ruolo responsabile per il  cambiamento".
 

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