Sabato, 25 Settembre 2021
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La tomba di Giulia in piazza Garibaldi? Le ipotesi di Castrizio: dall'esilio in città alle idee repubblicane

Chi era la figlia di Ottaviano e perché alcuni indizi potrebbero rimandare a lei. La possibile teoria storica spiegata dall'archeologo e docente universitario. La prossima settimana dovrebbe tenersi una festa di presentazione dei lavori con la Soprintendenza

Potrebbe trattarsi della parte inferiore di un mausoleo di epoca romana imperiale riconducibile a Giulia figlia di Ottaviano? Al momento si tratta solo di ipotesi, ma di fatto si infittiscono i misteri intorno al manufatto rinvenuto negli scavi di piazza Garibaldi, che dovrebbero riprendere nelle prossime settimane. 

Ma perché alcuni indizi porterebbero proprio ai possibili resti della tomba di Giulia, figlia dell’imperato, mandata in esilio a Reggio e poi morta in questi luoghi nel 14 d.C. nello stesso anno della morte del padre? Lo abbiamo chiesto all’archeologo e docente universitario Daniele Castrizio che, insieme al professore Lorenzo Braccasi, uno degli storici più rinomati del settore, sostiene questa tesi solo probabile e tutta da confermare.

“Stabilirlo con certezza è difficilissimo - spiega Castrizio - bisognerebbe avere una prova inconfutabile. In ogni caso la piazza ha una storia tormentata, nella sua sua ricostruzione in seguito al terremoto del 1783 la parte superiore di questo basamento è stata rimossa. E’ visibile solo un quarto della struttura che potrebbe essere la parte inferiore di un mausoleo, attraverso il georadar si è visto che ci sono ancora tre quarti da scoprire”.

Ma che cosa riconduce ad una tomba imperiale? “L’uso di materiali di livello elevato, sicuramente di committenza imperiale con marmi poligoni molto pregiati e l’uso di mattoni del primo secolo d.C. Credo che il monumento in questione sia rimasto visibile nei secoli ed è stato deturpato nel tempo”.

La scelta del posto dove porre una tomba  imperiale non sarebbe casuale: “Siamo nella zona più sacra di Reggio - precisa Castrizio- laddove è sorta la prima Reggio. Non è da sottovalutare il fatto che si stato scelto  un luogo diverso dalle necropoli  del periodo ellenistico  e tardo romane  trovate da Pentimele all’ospedale”.

Ci sarebbero anche ragioni storiche che lascerebbero pensare proprio alla tomba di Giulia, una donna dipinta dalle cronache dell'epoca come ribelle, trasgressiva e di facili costumi: “Passata alla storia come una donna leggera - continua Castrizio -  era molto colta, probabilmente di sentimenti repubblicani per questo considerata una figura scomoda, motivo per il quale sarebbe stata uccisa da un sicario mandato dall'ex marito Tiberio dopo la morte di Ottaviano. Del periodo dell'esilio a Reggio non si conosce nulla, ma prima della sua morte, la figlia di Giulia, Agrippina, inviò una nave di briganti dalla Spagna per salvarla ma non arrivò in tempo”.

Aveva forse in mente un colpo di stato dopo la morte del padre ed è stata fermata da Tiberio?  Altre ragioni storiche potrebbero collegare Giulia a Reggio. “Il nipote di Giulia era Caligola - continua lo studioso - figlio di Agrippina, quando è salito al potere l'imperatore romano non solo ha riabilitato sia la nonna che la madre, ma ha fatto costruire il porto per ricevere il grano egiziano”.

Si tratta solo di coincidenze oppure Caligola intendeva fare  un omaggio alla sua nonna che riposava a Reggio Calabria?  Solo gli scavi potranno dare conferma o meno a queste ipotesi che hanno sicurmaente un fondamento storico: “Si tratterà di mettere insieme i pezzi di un puzzle - prosegue l’archeologo -  sono solo  teorie da confutare o confermare, gli scavi ci daranno le risposte. In questo campo di vuole fortuna ci vorrebbe un indizio, una lapide che riconducesse a Giulia. Nell’operazione di scavo è fondamentale la raccolta dei dati, un’operazione attenta in cui il dettaglio fa la differenza, se si sbaglia si rischia di non capire nulla”.

La prossima settimana dovrebbe tenersi una festa di presentazione dei lavori con la Soprintendenza. Esiste il progetto e i finanziamenti ci sono, non resta solo che cercare di dare una risposta ai tanti quesiti che avvolgono questo ritrovamento.
 

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