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Cura della persona

A quale età si è più felici? Uno studio fa chiarezza in merito

L'analisi è stata svolta dal ricercatore americano David Blanchflower, secondo cui la felicità ha "la forma di una U", e si raggiunge arrivando sempre di più verso la vecchiaia

REGGIO CALABRIA - La felicità è l'obiettivo che chiunque si pone di raggiungere - quanto prima - nel corso della propria esistanza. Il lavoro, e soprattutto la salute di sé stessi e dei propri cari, sono i principali fattori che coincidono con questo aspetto.

Ma non solo, dinamiche ritenute importanti sono rappresentante anche dal rapporto che si ha con gli altri, amici e parenti, ed il modo in cui ognuno riescere a convivere la propria interiorità.

Lo studio

Una recente ricerca condotta da David Blanchflower, professore del Dartmouth College di Hanover negli Stati Uniti, è arrivata alla conclusione che la felicità ha la forma di una U. Questo vuol dire che - generalmente - subisce una diminuzione quando si avvicina alla mezza età - addirittura toccando il fondo ai 40 anni - per poi aumentare dopo i 50. 

Il ricercatore ha esaminato alcuni dati provenienti da 132 Paesi: tra questi 95 in via di sviluppo e 37 sviluppati. Ovviamente anche l'Italia è inclusa nell'analisi. 

Altri esperti, però, si chiedono se la curva sia un vero fenomeno o un risultato dell’analisi dei dati. Una recente revisione dello studio citato e condotta da David Bartram - professore di Sociologia presso l'Università di Leicester, che ha analizzato esclusivamente i dati relativi ai Paesi europei - suggerisce che la relazione tra età e felicità assume la forma a U solo in alcuni Stati, mentre in altri (quasi metà dei 30 Paesi studiati) il modello è molto diverso.

In particolare la revisione mostra che per molte persone la felicità diminuisce durante la vecchiaia poiché le persone affrontano difficoltà legate all'età, come il peggioramento della salute e il lutto familiare. L'articolo è stato pubblicato sul Cambridge University Press.

La vecchiaia porta alla felicità?

Seguendo la teoria della U è possibile affermare che questa ipotesi sia vera. E’ in questa fase - infatti - che si sviluppa la capacità di apprezzare ciò che si ha, piuttosto che rimuginare su quello che ci manca. Il professore Dean Burnett, socio di ricerca onorario presso la Scuola di Psicologia dell’Università di Cardiff, ha dichiarato: "Quando si è più maturi, l’autonomia di solito aumenta. I figli sono cresciuti, si hanno meno responsabilità, si è meno dipendenti, si può andare in pensione e si torna ad avere più controllo sulla propria vita. Prosegue - Inoltre, c’è stato tutto il tempo per fare pace con le sfide che si sono verificate tra i quarant’anni e i cinquant’anni".

"Un altro vantaggio dell’essere più anziani è che si è costruita un’esperienza di vita, e questo può contribuire a gestire meglio gli eventi negativi. Si diventa anche più grati per le cose che si hanno. Si scende a patti con le cose che non si ottengono, e ci si può concentrare su altre cose, come le amicizie o gli hobby".

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