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Reggina, 378 giorni dopo Perugia...

1988 Perugia, 1989 Pescara, due esodi di una città che sapeva sognare

Quando rivedo Reggina - Cremonese (ammetto di essere masochista a volte) lo faccio come quando, da bambino, ogni anno trasmettevano Gesù di Nazareth ed io, pur sapendo già come sarebbe andata a finire, speravo sempre che succedesse un qualcosa, un colpo di scena, che cambiasse la storia, ma naturalmente ciò non poteva accadere ed io, mai castigato, alla successiva occasione, sempre a coltivare la stessa vana speranza.

La gente venne con ogni mezzo e da ogni parte d’Italia e non solo. Il ricordo dell’anno precedente aveva creato un ottimismo forse esagerato. Non potevamo perdere!  Noi 25.000, loro una piccola macchiolina in mezzo ad una enorme valanga amaranto.

Ricordo anche il ristorante rigorosamente di pesce: “il Pirata” sul lungomare di Pescara. Meno di 20.000 £ per un pranzo che ne meritava forse il doppio e un appuntamento per festeggiare con la cena dopo la partita, naturalmente saltato.

Poi allo stadio, io in tribuna Adriatica; all’ingresso una montagna di trombe sequestrate dai celerini. Un caldo asfissiante quel giorno tanto che i vigili del fuoco ci bagnarono più volte con gli idranti per alleviare la calura. Poi quella musica assordante con De Gregori (l’ho odiato) a ripetizione e la partita…. 120 minuti di quasi nulla prima di quei maledetti rigori. Sbagliò solo Chiorri per loro, e pensare che ricordo lo striscione Alviero Chiorri is magic dei tifosi della Cremonese.

Di quella squadra molti avrebbero conquistato una categoria nella quale mai avevano giocato prima e mai ci giocheranno dopo; i vari Rosin, Bagnato, Attrice, Armenisee, Guerra, Zanin, Raggi, Onorato, forse avrebbero meritato di raggiungere il più grande palcoscenico del calcio e, in quel periodo, era una grande serie A. 

Ricordo tutto alla fine, il pianto di tanta gente specialmente dei più anziani e quello di un tifoso accanto a me, il barbiere di via San Pietro, Nino Notaro, che piangendo esclamava: “Jeu a Reggina in serie A na viu cchiù” e da lì una bestemmia di quelle che vengono quasi spontanee dopo frasi di dolore. E quell’urlo, infinito, incessante: Reggina, Reggina” non so quanto sarà durato, ero così frastornato che non riuscivo a capacitarmi di ciò che era appena accaduto.

Infine l’uscita dallo stadio, un silenzio surreale anche quando incrociammo un gruppetto di tifosi della Cremonese festanti, sembrava fossimo diventati tutti fantasmi. Il viaggio di ritorno sembrava non finire mai, anche quelle scritte di coloro i quali la serie A non l’avevano vista prima e non l’avrebbero vista nemmeno dopo, ci ricordavano quanto successo. Reggio si apprestava a vivere giorni tristi e caldi di una storia amaranto che sfiorò soltanto l’incontro con la storia….

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