Frammenti di storia

Frammenti di storia

Uno degli anni più belli della storia della Reggina: "Chi non salta a Capodanno..."

Un'emozione proprio l'ultimo giorno dell'anno e il ricordo di un campione che non c'è più

La reggina di Nevio Scala

Prima che il calcio venisse fagocitato dal dio denaro e dalle pay tv, prima del calcio spezzatino si impadronisse dei tifosi, le partite del calcio professionistico si giocavano tutte in contemporanea, il pubblico riempiva gli stadi e soprattutto, nel periodo delle festività natalizie, si riposava solo a cavallo del Natale e fu così anche in quel 1988. Il calendario di quell’anno in cui il Santo Natale e il Capodanno cadevano di domenica, imponeva alle squadre di serie A e serie B di giocare sabato 31 Dicembre alle 14,30. 

A rendere ancor più interessante la giornata due derby, forse non di uguale importanza storica, ma entrambi molto sentiti: in serie A il derby della mole, in serie B quello dello stretto. Al Comunale di Torino, per la cronaca, la Juventus di Zoff vinse 1-0 grazie ad un gol di “Spillo” Altobelli, passato in bianconero dopo una vita passata all’Inter.

Al vecchio Comunale di Reggio Calabria il derby tornava in scena dopo quel famoso 2-1 del 1985, inutile per gli amaranto, ma letale per i giallorossi che gettarono al vento la promozione. I destini di amaranto e giallorossi non si erano più incrociati da allora e i peloritani raggiunsero la serie B nello stesso anno in cui la Reggina tornava in C1, dopo l’amara retrocessione, e nasceva la Reggina Calcio.

Il professore Scoglio, aveva ceduto alle lusinghe del Genoa e il Messina aveva ingaggiato il “Boemo”: Zdenek Zeman, esonerato sia a Foggia due anni prima, che a Parma l’anno dopo pur avendo battuto in precampionato addirittura il Real Madrid.

Le due squadre arrivano appaiate al centro della classifica con 15 punti e i tifosi giallorossi, dopo una lunga polemica sulle scarse condizioni di sicurezza del Comunale, seguono la loro squadra in pochi, sistemati sulla balconata sopra il bar della vecchia gradinata.
Non c’è ancora la curva nord, ma allo stadio non entra uno spillo e tra i 12.000 paganti e i 1.700 abbonati e gli immancabili “portoghesi”.

Nevio Scala decide di lasciare l’iniziativa agli ospiti per poi colpirli con quella che è la specialità della casa: contropiede rapido e mortifero. E così prima  Rocco De Marco su assist di Vincenzo Onorato sfiora il gol, poi Toffoli colpisce la traversa. A pochi minuti dal termine del primo tempo, un brivido per i tifosi amaranto su un cross di Modica mancato per un nonnulla da Schillaci a pochi passi dalla porta.

Nella ripresa Scala fa entrare Attrice, reduce dall’intervento al menisco, al posto di Guerra e al 18’ De Marco serve nello spazio Catanese che fulmina Ciucci per l’apoteosi amaranto. Saranno ancora Onorato, Catanese e ancora Onorato a sfiorare il raddoppio, mentre il Messina non riusciva a rendersi pericoloso e i supporters giallorossi abbandonavano lo stadio ancor prima del fischio finale.

Dalla curva sud si elevava un coro che contagiava tutto il Comunale: “Chi non salta a Capodanno è buddace tutto l'anno". Si chiudeva così uno degli anni più belli della storia della Reggina: il 1988.

REGGINA: Rosin, Bagnato, Pozza, Armenise, Cotroneo, Mariotto, Toffoili (86’ Sasso), Guerra (56’ Attrice), De Marco, Catanese, Onorato. In Panchina: Dadina, Orlando,  Visentin. All. Scala.
MESSINA: Ciucci, De Simone, Doni (74’ Cambiaghi), Modica, Da Mommio, Petitti, Mandelli, Di Fabio, Schillaci, Mossini, Pierleoni. In panchina: Dorè, Valigi, Beninato, Losacco. All. Zeman
Arbitro: Pairetto di Torino
Spettatori 15.000

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Sono un giornalista pubblicista e in fin dei conti lo ero già quando, già dalle scuole elementari, mi divertivo a scrivere la cronaca delle partite di calcio. Prima di tutto, però, sono un appassionato della mia città e delle sue realtà sportive. Mi piace andare a cercare, attraverso la storia, le nostre radici, ciò che fa di questa terra un posto unico nonostante le sue criticità. Perché i ricordi hanno sempre un giorno e un'ora indelebili nel tempo. La mia filosofia è: guardare al passato per proiettarsi verso il futuro

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