Giovedì, 24 Giugno 2021
Frammenti di storia

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Frammenti di storia

A cura di Ugo La Camera

Sono un giornalista pubblicista e in fin dei conti lo ero già quando, già dalle scuole elementari, mi divertivo a scrivere la cronaca delle partite di calcio. Prima di tutto, però, sono un appassionato della mia città e delle sue realtà sportive. Mi piace andare a cercare, attraverso la storia, le nostre radici, ciò che fa di questa terra un posto unico nonostante le sue criticità. Perché i ricordi hanno sempre un giorno e un'ora indelebili nel tempo. La mia filosofia è: guardare al passato per proiettarsi verso il futuro

Frammenti di storia

Non era ancora la "maledetta", ma il numero 30 amaranto era Andrea Pirlo

Era febbraio del 2000 e la Reggina affrontava una diretta concorrente per la salvezza, il Lecce. Non era ancora la "maledetta", termine con cui venivano chiamate le punizioni del mitico Juninho Pernambucano, ma un misto di classe e precisione che solo i grandi campioni possiedono

Quando arrivò a Reggio Calabria, in prestito dall'Inter, Andrea Pirlo era un centrocampista offensivo di belle speranze venuto a farsi le ossa alla Reggina perché a Milano per lui non c'era spazio, chiuso dai vari Recoba, Seedorf, Vieri ecc. A convincerlo il suo fraterno amico Roberto Baronio, con il quale aveva condiviso a Brescia anni bellissimi. Entrambi piedi vellutati, ma, almeno in quel periodo, si scommetteva di più su Roberto, regista di qualità, che su Andrea. 

In quel freddo giorno di Febbraio del 2000 la Reggina affrontava una diretta concorrente per la salvezza, il Lecce che, l'anno prima, l'aveva severamente punita al Granillo e che, all'andata, aveva ribaltato lo svantaggio iniziale riuscendo a resistere in 9 contro 11 e con il centrocampista Lima in porta negli ultimi minuti dopo l'espulsione di Chimenti.
 Il Granillo presenta il tutto esaurito come in ogni partita di quell'anno, con gli oltre 24.000 abbonati che fanno esclamare all'inviato che a Reggio Calabria non importa che arrivi la Juventus o il Lecce, trovare un biglietto è un'impresa pressoché impossibile.

Dopo 10', per fallo su Kallon, la Reggina usufruisce di un calcio di punizione e sulla palla ci vanno, come al solito, Baronio e Pirlo il quale già a Verona aveva dato sfoggio delle sue qualità sui calci piazzati. Breve rincorsa di Andrea e il pallone supera la barriera e poi si abbassa per insaccarsi senza che il portiere possa far nulla. Una magia da stropicciarsi gli occhi, da vedere e rivedere.

Non era ancora la "maledetta", termine con cui venivano chiamate le punizioni del mitico Juninho Pernambucano, a cui proprio Pirlo si ispirò per migliorare le sue doti sui calci da fermo, ma un misto di classe e precisione che solo i grandi campioni possiedono.

Non era ancora Andrea Pirlo che avrebbe vinto tutto ciò che un calciatore può vincere in carriera, forse nessuno di noi credeva che ciò potesse avvenire, ma vi assicuro che quel giovane, timido e silenzioso, con la maglia amaranto numero 30, che accarezzava il pallone come pochi era proprio lui: Andrea Pirlo!!!

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