Frammenti di storia

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"Non vonnu nchianari in Serie A...": a Reggio la paura è spesso più forte dei sogni

Ricordo giorni di festa senza fine con i calciatori che erano diventati eroi nazionali. La serie A a Reggio Calabria, un'utopia che diventa realtà

Era da poco finita la partita contro il Genoa e tutti tornavamo delusi verso casa commentando la classifica e la trasferta a Pescara nella quale ci saremmo giocati la promozione. Un gruppo di tifosi sulla cinquantina profilo tipicamente da gradinata, ascoltando le nostre discussioni fatte di sogni e tabelle, emise la lapidaria sentenza: “Spensierativi, non vonnu nchianari in serie A, vui siti figghioli nui avi 40 anni chi jamu o campu”.

In quel momento capì che in serie A ci saremmo andati noi e che sarei andato a Pescara per l'ennesima trasferta di quell'anno.  Perché a Reggio abbiamo sempre il timore che ci sia la fregatura dietro l'angolo e che sognare equivale ad illudersi. Forse anche per questo motivo non sono pochi quelli che i nove anni di serie A, non solo non li hanno apprezzati, ma li hanno vissuti criticando il fatto che ci si salvava sempre all'ultimo, magari incontrando una grande senza motivazioni, come se dovessimo puntare dritti all'Europa. 

Anche dopo il pareggio contro la Ternana la paura mista al pessimismo cosmico serpeggiava, ma a Torino non si poteva mancare. Al diavolo lo spettro dello spareggio di Pescara, per non dire di Lecco per i più anziani; ora o mai più! Faceva caldo a Torino, mi guardavo intorno e vedevo uno stadio strapieno di granata e amaranto che si fondevano a meraviglia. Cercavo le facce dei nostri giocatori, anche se il vecchio “Delle Alpi” non consentiva una visione ottimale del rettangolo di gioco.

Cercavo un viso che mi desse fiducia e puntai Maurizio Poli, sguardo imperturbabile che non lasciava spazio ad emozioni, almeno per chi lo osservava, poi gli altri anche la lontanissima panchina, ma nulla… La tensione si sciolse al momento del rigore: Ciccio parla con Pastine e poi lo spiazza facile facile. Finisce il primo tempo, non ci sembra vero e il pareggio di Ferrante ci fa tremare, ma tutti facevamo gli spavaldi (ora ndi fannu signari) pur avendo dentro una paura fottuta di rivedere quel Bentornati illusi a Cosenza.

Il gol di Tonino sciolse gli ultimi dubbi e il fischio anticipato di Bettin diede il via alla festa. Tornammo con un volo per Catania (l'unico in cui avevamo trovato posto), anche il pilota ci rese omaggio e con una Y10 ci dirigemmo verso Messina dove serpeggiava la delusione per lo spareggio perso a Lecce contro il Benevento per tornare in C1; il massimo insomma. Ci imbarcammo e arrivati a Villa San Giovanni, un muro giallorosso dinanzi ai nostri occhi mentre la nave abbassava la pedana. Me la feci sotto lo ammetto ma superammo indenni quello sbarramento. 

Ricordo giorni di festa senza fine con i calciatori che erano diventati eroi nazionali. La serie A a Reggio, un'utopia che diventa realtà. Nella mente le lacrime di tanta gente a Pescara e le parole di don Nino, il barbiere di via San Pietro, che piangendo e bestemmiando esclamava: “Jeu a Reggina in serie A ma viu cchiu porcu… “. Sarebbe morto poco tempo prima di quel 13 Giugno e io in quei momenti pensai a lui…

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Sono un giornalista pubblicista e in fin dei conti lo ero già quando, già dalle scuole elementari, mi divertivo a scrivere la cronaca delle partite di calcio. Prima di tutto, però, sono un appassionato della mia città e delle sue realtà sportive. Mi piace andare a cercare, attraverso la storia, le nostre radici, ciò che fa di questa terra un posto unico nonostante le sue criticità. Perché i ricordi hanno sempre un giorno e un'ora indelebili nel tempo. La mia filosofia è: guardare al passato per proiettarsi verso il futuro

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