Venerdì, 19 Luglio 2024

Il commento

Isabella Marchiolo

Giornalista

La leggenda dell'atleta sospeso sullo Stretto, una lezione di bellezza e umiltà

L'impresa storica di Jaan Roose insegna il rispetto per la natura e la capacità di accettare i propri limiti e superarli

"Ci vediamo a Messina", aveva detto Jaan Roose stamattina a Santa Trada alzandosi in piedi sul filo sottile che l'ha sollevato tra il cielo e il mare dello Stretto. Invece poi non è stato un appuntamento da un luogo all'altro ma un viaggio collettivo: nella sua epica passeggiata di 3 chilometri e mezzo, ad accompagnare l'atleta estone ci sono state persone che lo guardavano da tutto il mondo e sono rimaste lì, a tirare il fiato guardando la sua figura sospesa su uno sfondo blu di bellezza perfetta, vegliandone i passi, facendo il tifo per quel folle che alla fine l'ha fatto davvero. 

Chi era sul posto (nei dintorni, sotto i piloni delle due sponde, basi della slackline stesa a coprire la lunghezza dello Stretto, l'area è stata rigorosamente interdetta) lo ha seguito dal vivo, scrutando in alto il passaggio del trentaduenne che sembrava vicinissimo, un po' come gli aerei che ci si stende a guardare da punti segreti e adrenalitici delle rotte subito dopo il decollo. Il resto del pubblico era collegato dalla rete, moltiplicando la diretta dell'impresa RedBull in post e reel con tanti cuori, da ogni parte del mondo. Per gli oriundi del territorio l'emozione è amplificata: è un'altra prodezza di Roose, accendere il sentimento di appartenenza, l'orgoglio per i luoghi, un rispetto per la natura del quale spesso sono gli altri - visitatori, migranti, turisti - a chiederci conto, stupefatti dalla nostra indifferenza o peggio incuria verso i nostri tesori.

Sulla slackline Jaan è il protagonista, ma non solitario - non ha mai voluto esserlo. La traversata dello Stretto non rappresenta soltanto l'obiettivo di un record storico, ma un'esperienza di simbiosi con un ecosistema particolarissimo. Una sfida contro se stesso, e la conquista di un regno naturale selvaggio e ingovernabile, dominato da vento, correnti marine e suggestioni mitologiche. Roose cammina sopra il mare solcato dagli antichi greci, da guerrieri ed eroi come i Bronzi emersi da una costa poco lontana da qui. Divinità, mostri e meraviglie: l'orizzonte dello Stretto custodisce il respiro di un'umanità millenaria, di civiltà originarie ma anche guerre sanguinose. E' diverso da ogni altro mare, e nessuno finora l'aveva attraversato se non navigando.

Con un ponte cambierebbe tutto, e Jaan, che non conosce cantieri e scontri politici di casa nostra, ha detto in questi giorni che la sua slackline è l'unico collegamento stabile - potremmo dire "pedestre" - che immagina sullo Stretto. La stabilità non è la cifra di questo luogo, e l'atleta ha rispettato la legge atavica dei venti e delle creature d'aria e acqua che popolano da sempre il mare tra Reggio e Messina. Si è incamminato con la sua andatura sportiva, che mentre procedeva sul filo ha assunto movenze da funambolo circense. Non si ferma il vento con le mani, ammoniva Seneca, ma Jaan vola con le braccia aperte, ondeggia abbandonandosi alla resistenza dei sovrani atmosferici dello Stretto. Ricorda l'illusione ottica della Fata Morgana, che fa lievitare le imbarcazioni dentro una luce trasparente. Pare sia semplicemente camminando, e persino spedito. Fin quando qualche inquadratura restituisce la posizione da brivido: una distesa azzurra e sfumata davanti e dietro l'uomo sospeso. 

A pochi metri dal traguardo, dopo tre ore e il superamento della propria migliore traversata personale (a Montserrat, in Catalogna), l'atleta cade disegnando una piroetta circolare così bella da non sembrare neanche un errore. Eppure lo è, e gli impedisce l'entrata nel guinness mondiale. Roose ha appena un gesto di rabbia, un pugno mulinato in aria. Poi torna in equilibrio per concludere la sua impresa sul pilone messinese, come aveva promesso. "Ragazzi, ho fatto la storia", ha commentato senza perdere l'entusiasmo e la sua è una lezione di umiltà di cui sono capaci solo i veri grandi.

Il primo uomo a passeggio sullo Stretto, le foto dell'impresa epica di Jaan Roose

E' chiaro che fa male mancare l'obiettivo quando si è proprio lì, quasi arrivati, ma questa è la prima regola che imparano gli sportivi. Nella caduta di Roose ci sono le lacrime per il rigore cruciale sbagliato, la palla matchpoint che perde il set decisivo, ma anche la leale stretta di mano con l'avversario più bravo. Che preziosa grandezza è riconoscere un limite, depurarlo dal livore e mettersi di nuovo alla prova. Con gratitudine: Jaan ha raccontato di essersi sentito felice nel momento del salto finale verso il pilone siciliano.

Potremmo dire che in questo caso il vento ha fatto capire chi comanda qui e lo slackliner ha riconosciuto questa supremazia. Lo Stretto non si doma facilmente, ma nel suo entourage dicono che il leggendario atleta ci riproverà, perché è così che bisogna affrontare la vita. Con umiltà ma non rinunciando mai ai sogni, soprattutto quelli che tutti bollano come follia e per questo dobbiamo difenderli credendoci ancora di più. Pochi scommettevano che ci sarebbe riuscito, invece Roose è stato il primo uomo a camminare sullo Stretto di Messina. Gli sono bastate tre intensissime ore di resistenza e coraggio - a lui non serve un ponte e dopo quello che ha visto da lassù ne è ancora più certo. Ci vedremo ancora: il bizzarro uomo volante ha ormai ottenuto la sua cittadinanza onoraria dello Stretto, archiviata la capricciosa beffa dell'ultimo miglio di oggi, i venti hanno già accettato la sua leale sfida.

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