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Venerdì, 24 Maggio 2024
Lo Stretto necessario

Lo Stretto necessario

A cura di Roberta Pino

A(r)mo, a teatro il dramma dei migranti morti in mare nella scrittura di Tiziana Bianca Calabrò

Le storie dei migranti, che hanno trovato riposo e dignità nel cimitero collinare della città, intrecciate con quella nata dalla fervida scrittura di T.B. Calabrò, in scena all’Osservatorio della 'ndrangheta

Esiste ad Armo un luogo che restituisce rispettabilità alle persone, seppure solo dopo la morte. E’ il cimitero dei migranti e dei poveri, sorto nella parte collinare della città nel 2016, per dare un posto a tutti coloro che hanno lasciato la terra d’origine per raggiungere i propri sogni, fossero anche sogni fatti di pane quotidiano, dal sapore della dignità, ma che non ce l'hanno fatta.

E Tiziana Bianca Calabrò ha voluto dare una forma teatrale a quel luogo di vittime del mare, scrivendo un testo dal titolo emblematico, “A(r)mo”, in scena, domenica 7 aprile e in replica sabato 13 aprile, all’Osservatorio della 'ndrangheta, a Croce Valanidi, un monologo in collaborazione con il teatro Proskenion e la compagnia teatrale Ucrìu.

A(r)mo è la quarta scrittura teatrale di teatro contemporaneo realizzata da Tiziana Bianca Calabrò, dalla fantasia vivace e piena di energia, ufficialmente avvocata con la passione per la scrittura teatrale, in particolare. Con la regia di Basilio Musolino, i costumi di Alessia Forotti e le luci di Antonella Bellocchio, in scena ci sarà l’attrice Renata Falcone in un monologo che affonda le sue radici nel 2018.

“Il testo ha una genesi lontana - racconta Tiziana - risale al 2018 quando frequentavo il corso di scrittura drammaturgica di Tino Caspanello, drammaturgo, attore, regista siciliano molto noto all'estero. E’ lì che nasce il personaggio, con un linguaggio semplice, che poi si è sviluppato collegandolo al cimitero di Armo, dove sono sepolti i migranti morti in mare.

Mi ha sempre commossa la storia di Armo, dove ora ci sono le lapidi, fino a poco tempo fa le persone erano sepolte sotto la terra. Di questo luogo si prende cura la gente del paese. Volevo raccontare la storia tragica dei migranti morti in mare, che partono dall’Africa, viaggiano attraverso il deserto, vivono storie rocambolesche, per poi, magari, fermarsi in Libia ed essere uccisi. Non tutti, infatti, riescono ad arrivare fino al mare.

Quando si scrive di teatro - prosegue l’autrice - bisogna cercare un processo di identificazione con il pubblico perché di migranti se ne parla tanto e spesso non riusciamo a vedere la tragedia, un olocausto dentro al mare. Ci sono dei dati spaventosi dei morti in mare. E poi c’è anche un aspetto politico, perché la paura del migrante è stata spesso utilizzata, soprattutto dalle destre, per avere consenso politico, oltre a esserci delle leggi, ancora attuali,
che non tengono conto di questa tragedia. Il discorso dei migranti, dal punto di vista politico, è complesso, c’è una certa miopia politica, io affronto l’aspetto umano, è più nelle mie corde”.

L’essere umano al centro della scrittura teatrale di Tiziana Bianca Calabrò, il punto di vista esistenziale che, sul palcoscenico, è interpretato da Renata Falcone nei panni di Carmen, una donna molto anziana, alla quale è stata affidata, anzi si è scelta una tomba. Gli occhi di una donna di Armo che inizia una narrazione, “lei parla con la tomba, ma in realtà, ci sono due storie parallele, quella dei migranti e quella di Carmen, che non è poi così dissimile, anzi che richiama la storia di migranza. C’è l’intenzione - sottolinea l’autrice - di far identificare il pubblico, perché la storia di migranza appartiene all’essere umano”.

Carmen è di Armo, e tutto si svolge dentro il cimitero in un dialogo con il morto. Una storia di similitudini, anche Carmen vive l’isolamento, la povertà ma anche una storia d’amore. Non è un caso, infatti, la ( r ) del titolo, in un intreccio tra la storia d’amore tragica non difforme dalle storie di migranza di cui si sente sempre parlare dai media.

“La geografia si è spostata, ma le storie di migranza sono sempre intrise di soprusi, ingiustizie, povertà, tragedie ma anche di speranze. C’è un intreccio con le storie del paese, ovviamente frutto della mia immaginazione, anche se dietro c’è uno studio sui riti della sepoltura, sull’importanza di vedere i propri morti e di poterli pregare.

Anche se Carmen è una donna cristiana, molto credente, devota alla Madonna del Carmelo, la mia è una scrittura laica. Ciò a cui tengo è che emerga la bellezza del teatro, che è una sinfonia corale. Quello che le persone vedono in scena non è solo la mia scrittura, chi scrive consegna il proprio testo a persone di cui si fida, persone con una certa sensibilità con le quali connettersi. E con Renata Falcone e Basilio Musolino ho già lavorato in passato, sono due grandi professionisti”.

Una rappresentazione, già sold out per la prima serata, con cui l’autrice intende sensibilizzare sulle tragedie in mare. “Chi scrive, chi fa teatro vuole porre delle domande, non dare risposte. Si vuole mostrare una tragedia che si consuma tutti i giorni e c’è un’espressa richiesta di non voltare lo sguardo da un'altra parte, ma di stare, di guardare, poi ognuno tira le conclusioni che ritiene. E’ un problema che ci riguarda, che tocca l’uomo. Non ci sono risposte, ma c’è lo stare, lo stabat mater, il saper stare dentro al dolore e sapere che quel dolore è anche mio”.

Armo locandina 01

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