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Giovedì, 19 Maggio 2022
Lo Stretto necessario

Opinioni

Lo Stretto necessario

A cura di Roberta Pino

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Le colonne di Tresoldi e la forza devastatrice di Eolo

Stato dell’arte di Opera e considerazioni sparse sull’evento che ha piegato due delle colonne di via dei Giunchi

Le colonne di Tresoldi non resistono alle forze di Eolo. Due delle 46 installazioni che costituiscono l’"Opera" dell’artista milanese, tra i più noti nel campo delle sculture mastodontiche in rete metallica, si sono inclinate e l’area è stata, giustamente, recintata e chiusa al pubblico.

L’evento ha suscitato molta indignazione tra chi ha criticato, sin dall’inizio, la costruzione dell’opera e si è prestato, anche, agli sberleffi dei cosiddetti “leoni da tastiera” e ai commenti, molto più strutturati, di appartenenti a movimenti culturali e politici. Installazioni divisive sin dall’origine, per la considerevole somma spesa per realizzarle, per il luogo in cui sono sorte e per una “visione” (diciamo così) differente del concetto di arte.

La bellezza di Opera, il suo senso di eternità surreale che al tramonto si ammanta di magia, in uno scenario unico e fascinoso come quello dello Stretto di Messina, non sono messi in discussione per chi scrive. A poco più di un anno dall’inaugurazione, ecco che accade, però, un fatto davvero spiacevole: le forze del vento hanno inclinato due delle 46 colonne ed il parco di via dei Giunchi è stato messo in sicurezza.

Questo lo stato dell’arte: una delle due colonne pericolanti rischia di spezzarsi completamente, complice il forte vento di questi giorni e l’Amministrazione comunale è intervenuta con un comunicato, dichiarando di aver immediatamente segnalato all’artista la situazione. Nel frattempo un sopralluogo da parte dello staff di Tresoldi è già avvenuto e, si dice, che la rimessa in posa delle colonne sarà a cura dello stesso scultore milanese. Certe domande, però, sorgono spontanee.

Nell’attesa di conoscere ufficialmente il motivo reale dell’accaduto, ci si chiede se nella pianificazione di Opera sia stato effettuato uno studio geotecnico da parte di professionisti competenti affidabile ed integrato. Se sia stata presa in considerazione un’analisi meteorologica del luogo dell’installazione stessa. Se siano stati considerati i danni potenziali della salsedine che va ad intaccare i fili intrecciati che costituiscono le colonne stesse.

Il buon senso comune ci impone di rispondere affermativamente a tali questioni. Ed ancora, è azzardato ipotizzare un atto vandalico come causa determinante dell’accaduto? Ma la domanda delle domande è: come mai un’opera costata così tanto ha mostrato le sue criticità ad appena un anno dalla sua realizzazione?

Dai profili social di Edoardo Tresoldi non si evince alcuna dichiarazione sulla vicenda da parte dell’autore; resta, in bella vista, la copertina dell’immagine di Facebook in cui le colonne campeggiano nella loro magnificenza. Il 15 ottobre scorso, poi, lo scultore era tornato in città in occasione dell’installazione sonora permanente di Teho Teardo e queste sono state, all’epoca, le sue parole “è stato emozionante tornare a Reggio Calabria, ascoltare i racconti degli studenti dell’Università e dell’Accademia e dei cittadini e poter toccare con mano come Opera abbia iniziato ad inserirsi nella vita della città e nelle relazioni della sua comunità”.

Lo scultore ha manifestato spesso un legame speciale con la sua creazione reggina e sarebbe interessante conoscere lo stato delle opere di Tresoldi ubicate in altri siti, come la Basilica Paleocristiana nel parco archeologico di Siponto, in Puglia, il gigante di Sapri, l’Etherea di Villa Borghese a Roma e tutte le altre che arricchiscono luoghi anche d’oltreoceano.

Le opere di Tresoldi sono esposte al sole e al vento, sono sculture che dialogano con il paesaggio circostante come le nostre bellissime colonne! Tresoldi, infatti, è stato definito “l’architetto dell’aria” per l’utilizzo creativo della rete metallica che, con la sua trasparenza, trascende la dimensione spazio-temporale.

La mia ricerca si basa sul concetto di trasparenza, il rapporto con il contesto è ancora più essenziale. La mia opera, anziché escludere, vuole includere l’intorno. La tecnica della rete metallica, che ho acquisito nel cinema, mi consente di creare opere che siano disegni nello spazio, capaci di dialogare con il contesto, piuttosto che occuparlo, puntando a una dimensione immateriale e immaginifica” si legge nel suo sito ufficiale.

Nella consapevole attesa che le colonne tornino a dialogare armoniosamente con l’ambiente circostante, non dimentichiamo che le stesse, dopo i guerrieri di Riace, sono assurte, ormai, a simbolo di identificazione della città dello Stretto e come tale, prendersene cura non è solo un dovere civico ma è un balsamo per le anime.

Per sfuggire al mondo non c’è niente di più sicuro dell’arte e niente è meglio dell’arte per tenersi in contatto col mondo. (Johann Wolfgang Goethe)

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