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Compleanno di Agiduemila: i sogni realizzati in trent'anni di volontariato vicino ai più deboli

Sara Bottari, alla guida del centro diurno di accoglienza delle persone con disabilità, racconta la genesi e l’evoluzione di un percorso vissuto ancora oggi con pienezza e carità

Esempio di accoglienza, inclusività, carità, Agiduemila, il centro diurno per persone disabili, ha compiuto trent'anni. “E’ diventato adulto” - afferma ironicamente Sara Bottari, volto storico del volontariato reggino ed alla guida, attualmente, della fondazione onlus “La Provvidenza”.

Agiduemila compleanno 02-2Agiduemila nasce negli anni novanta grazie alla felice intuizione di un gruppo di giovani donne che decidono di dedicare il loro tempo alle persone con disabilità. E le origini si intrecciano con l’esperienza scout delle fondatrici.

“Eravamo un gruppo di amiche - racconta Sara Bottari - di provenienza scout, esperienza vissuta sin dagli anni sessanta. All’epoca non c’era scoutismo femminile, con Vera Zito siamo state le antesignane, riuscendo a mettere insieme un gruppo di compagne di scuola. Abbiamo fondato, così, il guidismo, gli scout maschi erano ASCI (associazione scouts cattolici italiani) e noi AGI (associazione guide italiane). E’ stata una lotta ottenere la promessa, erano gli anni 1963-64, e la prima promessa
l’abbiamo fatta con la contessa Plutino, che ha creduto in noi insieme alle nostre famiglie, impegnate a loro volta nel volontariato”.

Queste le radici fondanti di Agiduemila, nata nel ‘91, con il nome “Casa dell’amicizia” e poi, diventata centro diurno grazie ad uno sguardo proiettato in avanti, visionario, evoluto “che manteniamo ancora oggi - sottolinea Sara Bottari (nella foto) - ed, in parte, siamo ancora quelle degli anni sessanta”.

Bottari Sara-2Una storia che affonda le sue radici nello scoutismo e che si evolve in associazione per persone in difficoltà. “Abbiamo pensato di dedicare il nostro tempo alle donne disabili ed è stata una scelta vincente per Reggio. All’epoca c’erano un paio istituti per uomini, niente per le donne, se non soluzioni residenziali del tipo case per anziani. Invece noi cercavamo donne giovani da aiutare e le abbiamo trovate nelle loro case, le abbiamo tirate fuori, costruendo per loro una realtà che, inizialmente, era situata in un asilo del Centro Italiano Femminile a Ravagnese. Oggi, dopo un biennio trascorso in una sede al seminario di Modena, il centro è approdato nell’istituto un tempo chiamato “Le verginelle””.

Donne con disabilità fisica, psichica lieve, con difficoltà motorie hanno così cominciato a frequentare l’associazione. “Intorno al 2000, ci siamo proposte di fare qualcosa di più, un passo in avanti ed è venuto fuori l’attuale centro diurno, dove queste donne, ma anche uomini, hanno cominciato a trascorrere tutta la giornata, dalla mattina fino al pomeriggio inoltrato.

Grazie al servizio degli operatori, figure professionali abilitate - prosegue ancora Sara Bottari - offriamo una serie di attività molto gradita dalle persone disabili. Operatori, remunerati con attività di autofinanziamento, rimborsi spese, con i quali siamo diventati una grande famiglia. Alcuni di loro lavorano ancora con noi. Ed i ragazzi disabili del ‘91, oggi sono adulti cinquantenni, sessantenni, ed invecchiamo insieme”, racconta la fondatrice.

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Le attività offerte, poi, sono molteplici, tra cui la danceability con la presenza di un ballerino professionista, “una danza molto amata dalle persone disabili perché dona quel senso di libertà di cui hanno bisogno. Loro si sentono completamente liberi di esprimersi, diventano anche più leggeri. Non dimentichiamo - sottolinea - che le persone disabili vivono prigioniere di un corpo e di una testa che non funzionano. La loro voglia di vivere va, però, molto aldilà di questo limite”.

Attività psicomotorie ma anche didattica elementare, “a loro piace molto la geografia, imparano un sacco di cose”. E qui si apre una parentesi amara per la presidente, “se avessero fatto le scuole come si deve, con la corretta integrazione in classe, senza separazione dai compagni, sarebbero stati stimolati adeguatamente.

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Sin da piccoli - afferma Sara Bottari - i bambini disabili devono essere accompagnati opportunamente nel percorso scolastico, in età avanzata è più difficile apprendere. Se a qualcuno, ad esempio, piace disegnare, diamogli la possibilità di esprimersi. I genitori sono oggi più sensibili, non è più come una volta che si vergognavano dei figli disabili. Manca, però, a Reggio un contesto organizzativo istituzionale che accompagni questo settore”.

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Le istituzioni, appunto. La loro assenza è un altro aspetto dolente per la fondatrice di Agiduemila, alla quale dicono di aspettare l’uscita di bandi ad hoc, “io sto aspettando - afferma - ma la burocrazia e la lentezza di questa realtà politica non ci aiutano a sostenere la vita e il futuro dell’associazione e delle famiglie che a noi si rivolgono”.

Annosa nota dolente per la instancabile Sara Bottari. “Le istituzioni dovrebbero regolarizzare la nostra situazione, attraverso convenzioni, per la gestione del centro, per fornire gli stipendi agli operatori (psicologi, assistenti sociali, Oss, educatori) con tanto di assicurazione. Io sono volontaria, ma non posso pretendere che le persone specializzate che vogliono lavorare, facciano solo volontariato. Mi chiedo, poi, cosa ne sarà delle persone con disabilità, occorre realizzare strutture per il “dopo di noi”, spazi che non siano ghetti, ma luoghi di integrazione con i cosiddetti normodotati”.

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E’ un fiume in piena Sara Bottari anche quando si sofferma su un’altra tematica che si trascina da tempo, le barriere architettoniche ancora esistenti in vari luoghi come cinema, chiese, uffici pubblici, stazioni. “Luoghi proibiti per i disabili - afferma con disappunto ed aggiunge - Reggio è tutta a metà, c’è tanta generosità, tanta brava gente ma si ferma di fronte alla constatazione che noi siamo una colonia, i disabili, purtroppo, sono considerati ultimi”.

Fare rete con altre associazioni come Agiduemila sarebbe la strada giusta ed auspicabile da percorrere, una battaglia che Sara porta avanti ormai da tempo. Trent’anni alla guida del centro diurno e a capo della fondazione “La Provvidenza”, che contempla ben quattro centri per minori. Realtà che insieme raggruppano, attualmente, quasi un centinaio di persone. Ma nel tempo tantissimi volti sono passati sia dall’associazione che dalla fondazione, e di ognuno di loro Sara Bottari ne conserva la storia e ne condivide il dolore.

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Dopo più di cinquant’anni dedicati agli altri, traccia un bilancio “riceviamo sempre tanto affetto, le testimonianze, i riscontri sul territorio sono di gratitudine. Siamo una famiglia allargata” dichiara con lucida emozione. Una donna straordinaria nella sua essenzialità, Sara Bottari, insegnante di lettere e storia con l’inclinazione al volontariato, può senza dubbio affermare che la sua vita è ancora vissuta quotidianamente in concretezza accanto alle famiglie con disabili, e quindi con pienezza.

Perché lo fa? “Sono nata così- racconta - sin da piccola tenevo dieci bambole nel letto, e per me riservavo solo un piccolo spazio. E’ un indole naturale questa attenzione estrema per i disabili. E’ un dono di cui ringrazio Dio, credo nella provvidenza e nella trasmissione dei valori cristiani”.

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