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Lo Stretto necessario

Opinioni

Lo Stretto necessario

A cura di Roberta Pino

Sono nata a Reggio Calabria ma, come dico sempre, appartengo all’Area dello Stretto. E già, le mie radici affondano tra una riva e l’altra di questo fazzoletto di mare che divide (o unisce) il continente dall’isola del mio cuore. Mamma reggina e papà del messinese, più precisamente di Milazzo, dove ho trascorso la mia infanzia felice. Ho un diploma di Ragioneria e una laurea in Economia e Commercio, anche questa conseguita a Messina. Ai miei tempi la facoltà di Economia non esisteva a Reggio e ricordo le mie traversate - non sempre piacevoli - con la motonave Edra, una volta al servizio delle Ferrovie dello Stato tra le due sponde. Il mio destino sembrava delinearsi quando, nel frattempo, vinco un concorso in un ente pubblico. Un avvenire già segnato, ma dentro di me c’era qualcosa di inespresso, una potenzialità a cui ho imparato a dare voce nel tempo: la mia passione per la scrittura che mi ha consentito di tuffarmi nel mondo del giornalismo. Riesco a prendere così, il famigerato tesserino di giornalista pubblicista con iscrizione all’ordine della Calabria. E da quindici anni ormai, cerco di conciliare , a volte in modo rocambolesco, il mio lavoro con la mia passione. Da tanto tempo ho abbracciato anche il mondo del volontariato, in particolare l'associazione Unitalsi, con cui, tra l'altro, si organizzano i pellegrinaggi a Lourdes. Amo leggere, viaggiare, il cinema, i gatti e i miei amici speciali. Amo soprattutto la mia terra e il mio mare.

L'iniziativa

Cooperativa Intrecci: storie dolorose fonte di bellezza e di rinascita

Minorenni in difficoltà coinvolti nel progetto “Ri-mediamo, oltre il conflitto”, un percorso culturale di rieducazione finalizzato alla formazione professionale

Tessere una rete di relazioni buone, mettere a fattor comune i propri saperi e competenze a fin di bene, per esaltare ed offrire uguali diritti a chi vive ed è cresciuto in contesti di marginalità, non può che generare percorsi virtuosi a lungo periodo.

Queste fondamenta sono alla base di Intrecci, la cooperativa nata dal progetto di mediazione penale e avviamento professionale voluto da Ismed, l’organismo di mediazione per la risoluzione di liti civili e commerciali, in piena sintonia con il Tribunale per i Minorenni di Reggio Calabria e la Procura presso il Tribunale per i Minorenni, l’Università Mediterranea e la Camera Minorile.

La cooperativa è stata inaugurata il 15 settembre scorso ed ha avuto una madrina d’eccezione, la ministra delle Pari Opportunità e della Famiglia Elena Bonetti, arrivata appositamente nella città dello Stretto per presenziare e dare un segno tangibile di adesione all’evento, rimasta favorevolmente colpita dal progetto Ri-mediamo, oltre il conflitto.

Si tratta di un percorso culturale di rieducazione alla mediazione come stile di vita, offerto a dei ragazzi cresciuti con delle problematiche di conflitto, perché autori di reato o perché cresciuti in contesti di marginalità, minori, insomma, che hanno vissuto problemi di conflittualità, per aiutarli a gestire e superare il conflitto stesso.

Ismed Chirico Francesca-2“Abbiamo creduto fortemente che non possa esserci alcun tipo di progetto, anche il più virtuoso, scisso da una formazione professionale che dia in mano ai ragazzi gli strumenti per riprogettare il proprio futuro. Quindi  emanciparsi da tante situazioni di sofferenza” racconta Francesca Chirico, amministratore Ismed, (nella foto). Ed a questi ragazzi è stato offerto un percorso formativo per avviarli ad una professione, per donare loro un mestiere concreto.

Un’intuizione nata dal confronto con le istituzioni da cui è emerso che “per aiutare i ragazzi ad emanciparsi dalla situazione di partenza, fosse necessario offrire uno strumento lavorativo per riprogettare la propria vita - prosegue Francesca Chirico - e ci siamo inventati questo percorso di lavorazione di semipreziosi. All’interno dell’Ismed abbiamo un laboratorio con delle professionalità, tra queste collabora con noi la gemmologa Tiziana Salazzaro.

Eravamo alla ricerca di un percorso professionalizzante che non fosse sempre lo stesso, pizzaiolo o cuoco, e l’idea di lavorare i preziosi ci è sembrata quella giusta, anche perché lavorare con le pietre preziose implica una fedina penale sempre pulita ed un casellario giudiziario a posto, un incentivo per continuare nella strada della legalità, un percorso che possa emancipare i ragazzi ed, al contempo, responsabilizzarli”.

Callea Alessandra Camera minorile-2“Abbiamo fatto un cammino di educazione al bello - racconta Alessandra Callea, presidente Camera Minorile di Reggio Calabria, (nella foto), - abbiamo visto dipinti significativi, ci siamo soffermati sui colori, sulla poesia, attraverso una serie di attività culturali realizzate anche con la professoressa Giovanna Monorchio, preziosa insegnante di lettere che, volontariamente, ha prestato la propria collaborazione e seguito il percorso formativo.

Quello che abbiamo proposto è stato sposato intellettivamente da molte persone, tra cui la professoressa Monorchio, che si è occupata di poesia trattando il tema della gentilezza. Piccoli spunti inseriti all’interno della mediazione penale - prosegue Alessandra Callea - un argomento articolato, in quanto è uno strumento di giustizia riparativa, un argomento antico anche se oggi tornato alla ribalta grazie alla sensibilità del ministro. Abbiamo pensato che partire dalla conflittualità con se stessi, la mediazione aspecifica, si poteva dare una chance non solo di riscatto ma anche di conoscenza”.

Ismed intrecci 05-2E così il percorso della bellezza coniugato con la giustizia riparativa ha portato alla creazione del progetto Ri-mediamo oltre il conflitto ed alla costituzione della cooperativa Intrecci. Ed un generoso contributo è arrivato dal noto orafo calabrese Gerardo Sacco, che ha mandato maestranze e materiali propri a sostegno del progetto.

“Il percorso si è svolto in due grandi macro aree - spiega Francesca Chirico - il primo sulla gestione del conflitto attraverso la bellezza, le parole, l’arte, le emozioni, i luoghi del conflitto, del perdono. Alcuni ragazzi non parlavano con il nucleo familiare per eventi che hanno portato al distacco non solo fisico, con l’ingresso in comunità, ma anche emotivo. Le ragazze hanno provato a riallacciare alcuni legami, a ripristinare il dialogo interrotto con gli ambienti più vicini.

Mentre facevamo questo percorso di riannodare i legami, le ragazze riannodavano le collanine di Gerardo Sacco. Tutti i monili realizzati non sono materiali di risulta, sono materiali che Sacco utilizza per le proprie collezioni. I ragazzi hanno lavorato con materiali preziosi, con i diamanti per imparare a riconoscere la caratura. Nei laboratori si riannodavano i fili e man mano si scioglievano i nodi con la società, la famiglia e così hanno avuto l’idea di chiamare la collezione Intrecci, perché proprio intrecciando i fili, hanno sciolto i loro nodi interiori”.

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Patrocinio morale e non solo da parte dell’orafo Gerardo Sacco, che ha donato le custodie con un piccolo simbolo d’argento che riprende le opere del MArRC, piccole miniature che corredano la confezione. “Abbiamo immaginato un titolo che fosse evocativo, Ri-mediamo oltre il conflitto, ritenendo opportuno andare oltre, offrire un’opportunità professionale concreta e abbiamo scelto questo percorso anche artistico convinti del fatto che l’arte, la creatività possa rappresentare un modo per esprimersi ed anche un percorso professionale di rilievo” sottolinea ancora Alessandra Callea.

La cooperativa Intrecci è ubicata presso la sede diocesana dell’Azione Cattolica, concessa dal vescovo in comodato d’uso gratuito per i primi cinque anni ed è stata costituita gratuitamente dall’Unci Calabria, Unione nazionale cooperative, “che si è onerata di tutti i costi dell’istituzione e che seguiranno gratuitamente le ragazze dal punto vista contabile e amministrativo.

Ismed intrecci 06-2Noi dell’Ismed - riferisce Francesca Chirico - invece abbiamo finanziato materialmente tutto ciò che serviva, dall’acquisto dei materiali ai mobili, ed anche noi le seguiremo gratuitamente per la parte della redazione dei contratti”. Un percorso cominciato in nove e terminato in cinque, “un ragazzo egiziano, Shenouda, si è ricongiunto con la famiglia in nord Europa e qualcun altro, per motivi contingenti, non ha potuto far parte della cooperativa”.

“Le ragazze sono arrivate dal Tribunale per i Minorenni ed abbiamo conosciuto la loro storia processuale dopo aver conosciuto quella umana - racconta Alessandra Callea - spesso la loro vicenda non è determinata da un comportamento personale quanto più da un comportamento agito nei loro riguardi. Chi proveniva da contesti di violenza familiare, altri da problematiche genitoriali, che hanno avuto una ricaduta negativa nei loro confronti determinando la loro collocazione nelle comunità”.

“Abbiamo lavorato di concerto con gli educatori di comunità, con i responsabili delle strutture, qualcuno è il loro tutore, è stata una attività edificante e gratificante anche per noi”.

Ismed intrecci 03-2Ricomporre i cocci rotti riempiendo le crepe di bellezza, ecco cosa hanno fatto Francesca Chirico e Alessandra Callea, insieme a tutti gli altri attori del progetto, il presidente del Tribunale per i Minorenni, Marcello D’Amico, il procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni, Roberto Di Palma ed ancora i giudici Latella, Surace e Di Bella, il professore Ferrara e l'avvocato Saveria Cusumano, e tutte le altre persone che “con spiccata sensibilità e delicatezza, si sono presi cura del progetto” ci tengono a sottolineare Chirico e Callea. Hanno puntato sul loro futuro offrendo un presente concreto.

“La nostra intenzione era dare loro uno strumento in mano, consentire di scegliere, di essere padroni della loro vita, delle loro scelte, percorrere delle strade in una prospettiva futura, avere una progettualità di vita. Imparare un mestiere per dare loro una professione. Ed anche credere in se stessi. Si sono scoperti così con una grande fantasia e creatività”. Educarli alla vita attraverso la bellezza, come andare al cinema o in un museo, scontato per tutti ma non per loro. Una scommessa vinta che li ha fatti rinascere.

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“Noi abbiamo messo insieme pezzi - si avvia alla conclusione Francesca Chirico - abbiamo iniziato dai silenzi, attraversato i rumori, le parole, quelle che fanno male e quelle che fanno bene, abbiamo lavorato sulle emozioni, sulla bellezza, alla fine siamo arrivati, con l'arte del kintsugi, a ricomporre insieme i pezzi, con l’oro nelle crepe, e la cosa più bella è che una volta colmato i vuoti, le ferite con l’oro, i ragazzi hanno scoperto che anche dalle lacerazioni, dai conflitti può nascere qualcosa di positivo. Ecco il senso del progetto”.

La cooperativa Intrecci, di cui fanno parte, per adesso solo Desiree, Simona, Alessia e Giorgiana, lavorerà in esclusiva per Gerardo Sacco, per un tipo particolare di commessa e, in contemporanea, realizzerà creazioni con la pelle, con la stoffa e la seta. Per contattare la cooperativa è possibile farlo attraverso l’Ismed. E’, inoltre, disponibile l’indirizzo email intrecci@gmail.com ed è in corso di realizzazione il sito e la pagina Facebook.

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