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La chiesa di Sant'Antonio da Padova

La chiesa di Sant'Antonio da Padova

Torna alla luce un'inedita scultura del Rinascimento calabrese

Attribuita a Giovan Battista Mazzolo la Madonna con Bambino dell’antica chiesa matrice di Gioia Tauro. L'indagine storico-artistica dall’esperto Pasquale Faenza

Calabria, terra sorprendente e ancora tutta da scoprire. Un rinvenimento di natura artistica ha, di recente, richiamato l’attenzione di studiosi ed esperti d’arte.

Faenza Pasquale-3Si tratta di una scultura in marmo di Carrara, interessante opera, rimasta per troppo tempo celata agli occhi degli storici, individuata e sottoposta ad indagine storico-artistica dall’esperto Pasquale Faenza, i cui esiti sono stati pubblicati su Esperide, la rivista che si occupa di promuovere nuovi studi a carattere scientifico su tematiche storico-artistiche regionali e su problematiche interregionali connesse agli svolgimenti della storia dell'arte in Calabria.

L’opera è stata individuata nella piccola chiesa di Sant’Antonio da Padova a Gioia Tauro, centro tirrenico della città metropolitana di Reggio Calabria, non certo noto per la sua storia e il suo patrimonio culturale. Un rinvenimento che ha consentito di puntare i riflettori sul passato di questa cittadina e che offre una prospettiva nuova e decisamente accattivante.

Lo storico Faenza, su segnalazione del professore Walter Bonanno, ne ha ricostruito le vicissitudini, assegnando l’opera alla mano di uno scultore attivo tra le due sponde dello Stretto di Messina nella prima metà del Cinquecento.

Madonna bambino gioia tauro fig 01-2Ma procediamo a piccoli passi. “La scultura è sempre stata trascurata dalla critica specialistica per via del suo pessimo stato di conservazione - spiega Pasquale Faenza - si tratta infatti di una statua acefala a tutto tondo, alta 120 cm e larga 80 cm, priva dell’avambraccio destro e di scannello. La scultura è mutilata anche nella mano sinistra, di cui rimane solo il dorso del palmo, con appena riconoscibili le falangi delle dita, in origine certamente distese a suggerire il sostentamento di un attributo iconografico, anch’esso perduto”.

Una Madonna con Bambino, è la visione dello storico dell’arte Faenza, “con il Bambino posto sul braccio della Madre, secondo una soluzione la cui origine sembra doversi riconoscere nella Madonna della Neve, realizzata tra il 1491-92 da Benedetto da Maiano per il Monumento Correale, nell’antica Terranova Sappo Minulio, ed oggi conservata nella locale chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta e Sant'Elia”.

Gli studi e le ricerche su questa meravigliosa reliquia del Rinascimento calabrese sono proseguiti con costanza malgrado lo stato di conservazione dell’opera. “Come si evince dal modo semplificato delle forme e dell’andamento asciutto della veste - prosegue Faenza - tale opera è chiaramente debitrice dall’illustre prototipo realizzato da Benedetto da Maiano, mediato però dalle versioni di Antonello Gagini.

Per quanto diminuito dalle diffuse scalfitture, è proprio l’abito della Madonna acefala ad accentuare la modulazione compatta dei volumi, accompagnata da una minuziosa resa dei dettagli”.

Questi particolari hanno consentito a Pasquale Faenza di attribuire l’opera alla mano dello scultore carrarese Giovan Battista Mazzolo, del quale non si conoscono né data di nascita né origini familiari. I documenti lo menzionano a Messina tra il 1512 e il 1550, periodo durante il quale detenne il primato della scultura monumentale tra la Sicilia e la Calabria.

Sebbene la critica abbia sempre considerato il maestro carrarese uno scultore poco incline alla ricerca, un “continuatore stanco” dell’arte di Antonello Gagini, non mancano nei primi lavori assegnati al Mazzolo, quali ad esempio il Monumento funebre di Angelo Balsamo, nel Museo Regionale di Messina, conoscenze delle più aggiornate mode “all’antica” apprese, secondo Faenza, tra Carrara, Lucca e Genova agli inizi del Cinquecento.

Per lo storico, la scultura acefala potrebbe identificarsi nella Madonna “di marmoro bianco”, documentata alla fine del Cinquecento nell’altare maggiore della chiesa di Sant’Ippolito, l’antica chiesa Matrice del centro di Gioia Tauro, all’epoca chiamato Piano delle Fosse. Del simulacro mariano si perdono le tracce già nel corso del secolo successivo, quando le visite pastorali citano solo l’altare maggiore, facendo riferimento ad una “imago S. Mariae Gratiorum”, che verosimilmente andò a sostituire la nostra scultura”.

Dalle fonti è emerso che l’opera subì dei danni durante il terremoto abbattutosi sulla Piana nel 1638. “Nessuna notizia cita la scultura nei secoli successivi, né all’indomani del terremoto del 1783, né nelle visite pastorali del 1794 e del 1822. Neppure quando la chiesa di Sant’Ippolito fu riedificata nel 1933, nel luogo dove sorge oggi il duomo cittadino. Nell’area occupata dall’antica matrice di Gioia veniva però innalzata la chiesa di Sant’Antonio di Padova, presso la quale trovò probabilmente ricovero la nostra scultura, di certo lasciata in situ per via del suo pessimo stato di conservazione.

Non c’è dubbio - sostiene lo storico dell’arte - che la scultura gioiese sia da considerare espressione della cultura artistica maturata tra la Sicilia e la Calabria all’indomani della partenza di Antonello Gagini da Messina nel 1508. L’opera potrebbe essere stata realizzata da Giovan Battista Mazzolo nel corso degli anni trenta del Cinquecento, quando lo scultore carrarese, insieme al figlio, Giovan Domenico, lavorarono intensamente nel reggino”.

Madonna bambino gioia tauro fig 02-2Ed a riprova di ciò, lo storico Faenza ricorda che risalgono a quel periodo “la Madonna di Santa Maria di Gesù della chiesa del Rosario di San Procopio (RC), eseguita tra il 1532 e il 1533, il San Basilio, (nella foto in basso a sinistra), portato a termine due anni dopo, oggi a Cataforio di Reggio Calabria ma proveniente dalla perduta chiesa eponima di Motta Sant’Agata (RC) e la Santa Caterina, della chiesa di Tutti i Santi di Bianco del 1530 ed identificata da Francesco Caglioti nell’opera citata in un documento più tardo, datato 5 settembre 1537.san Basilio fig. 3-2

A legare l’opera di Gioia Tauro alla bottega di Giovan Battista Mazzolo potrebbe essere stata la presenza nell’antico centro di Piano delle Fosse, di Giacomo Francesco de Sanctamaria, ricordato in un documento del 1531 come familiare del cardinale Andrea della Valle, vescovo di Mileto tra il 1508 e il 1523 e archimandrita del monastero del Santissimo Salvatore di Messina negli anni 1519 e 1524 e poi ancora tra il 1530 e il 1532.

“Si tratterebbe dello stesso cardinale romano a cui la storica dell’arte Monica De Marco, collegava la committenza al Mazzolo della Madonna delle Grazie della chiesa di San Nicola a Galatro (RC), opera Madonna bambino gioia tauro fig 04-2quest’ultima che mostra puntuali rispondenze con il simulacro mariano di Gioia Tauro. Nulla quindi di più facile è immaginare un fiduciario del prelato romano, se non addirittura lo stesso cardinale Della Valle, a fare da tramite con Giovan Battista Mazzolo nella commissione di una scultura destinata al principale luogo di culto dell’antica Gioia Tauro.

Trattazione avvenuta verosimilmente negli anni in cui il maestro carrarese toccava l’apice della carriera, consacrata nel 1534, in occasione della consegna della Madonna con Bambino per il portale maggiore del Duomo di Messina, in seguito alla quale il senato peloritano definì il maestro carrarese “sculptori celeberrimo”.

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