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Lo Stretto necessario

Opinioni

Lo Stretto necessario

A cura di Roberta Pino

Reggio, città dei contrasti nella visione dei giovani di Fratelli Tutti

Una delegazione della scuola politica è sbarcata a Reggio Calabria per condividere il dolore dei ragazzi di questa terra

Scholas Occurrentes è un sogno immaginato e voluto da Papa Francesco per “dare una risposta concreta alla chiamata di questo tempo, conferendole il compito di educare sull’apertura verso gli altri, sull’ascolto per mettere insieme i pezzi di un mondo frammentato e privo di senso, per iniziare a creare una nuova cultura: la Cultura dell’Incontro”.

Sono parole tratte dal sito ufficiale del progetto a firma del pontefice, idea nata nel 2013 che colpisce, in particolare, per questi tre termini: educazione, ascolto e incontro. Un filo rosso li unisce e conduce ad un’altra espressione risaltata nell’ultimo film di Sorrentino, “E’ stata la mano di Dio”, che dice non ti disunire, e poi vediamo il perché. Il progetto è sbarcato nella città dello Stretto e coinvolge istituzioni, scuole e tutto il territorio, il cui obiettivo è proporre una nuova educazione alla cultura dell’incontro ed alla pace dei popoli.

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Un modello immaginato da Papa Francesco e che piano piano si sta realizzando ma, come sappiamo da qualche basica nozione di fisica quantistica, già l’immaginazione influenza la realtà. Una delegazione di Fratelli Tutti, la scuola internazionale di politica della Fondazione Scholas Occurrentes, è approdata quindi in riva allo Stretto, per dare concretezza alla mission di “riunire i giovani in un’educazione che generi senso”.

Come è arrivato questo progetto a Reggio Calabria ce lo racconta la professoressa del Piria Grazia Condello.
“Tre anni fa siamo stati contattati dall’Ufficio scolastico regionale (USR) per partecipare ai percorsi di Scholas Occurrentes, perché rientrava nel PNFD, piano nazionale scuola digitale, per creare una nuova educazione alla cultura dell’incontro e alla pace dei popoli, attraverso l’arte, la musica e la condivisione di momenti comuni per riscoprirsi nelle relazioni” spiega.

Un tuffo, insomma, nel territorio per conoscerlo profondamente attraverso le istituzioni, la scuola, le periferie nella visione più ampia del concetto di politica. “L’ufficio scolastico regionale decide di partecipare all’iniziativa coinvolgendo le scuole calabresi. Dovevamo cominciare prima - racconta ancora la prof Condello - ma la pandemia ha sbaragliato le carte in tavola. Poi, finalmente il primo incontro in presenza, a luglio 2021, con l’iniziativa della Piazzetta digitale e gli incontri al Volta, con il coinvolgimento dei ragazzi delle scuole superiori”.

Incontri fecondi da cui è emerso che il problema principale è quello della mancanza di opportunità occupazionali per i giovani al Sud. Una tematica che rappresenta per loro dolore e ci si chiede, come vada affrontato e quale sia la soluzione al dolore stesso.

“Un malessere emerso durante quegli incontri che è stato portato, poi, a novembre scorso davanti a Papa Francesco - racconta ancora Grazia Condello - un tema, questo del dolore per la mancanza di possibilità di realizzarsi nel lavoro nella propria terra, accolto da un gruppo di studenti della scuola politica Fratelli Tutti che hanno chiesto di venire a Reggio Calabria per conoscere da vicino le istituzioni, il territorio, per confrontarsi con gli altri giovani”.

Ecco che il non ti disunire di Sorrentino diventa il leit motiv degli incontri. Non disunirsi, in questo senso, significa anzitutto comprendere la natura irredimibile del dolore e non barattarla con le consolazioni della vita, cercare, piuttosto, soluzioni che garantiscano l’armonia per tutti attraverso la condivisione.

E così la delegazione, formata da sette persone, due educatrici, Miriam Palazzo e l’argentina Tita, e da cinque ragazzi arrivati da Giappone, Polonia e Sud Africa si sono immersi in una settimana di incontri e confronti proficui, un piccolo ma grande passo per discutere su un tema così significativo per la vita di tutti i giovani.

Qual è il senso profondo della scuola di politica Fratelli Tutti? “I ragazzi sono molto interessati a capire ed a sentire qual è il dolore dei giovani reggini - spiega Miriam Palazzo - tutta la settimana è stata strutturata in modo tale da sentire i vari interlocutori. Abbiamo cominciato con le istituzioni, con il sindaco della Città Metropolitana e l’assessore delegato alla cultura, abbiamo incontrato gli studenti del Piria, visitato il quartiere di Arghillà con il CSI, il centro sportivo italiano ed effettuato un percorso culturale.

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Confronti che ci hanno permesso di toccare con mano la realtà di Reggio, il dolore già emerso nella lettera scritta dalla studentessa Giulia, in occasione dell’incontro di luglio scorso in cui è affiorato il dolore per una città che i giovani amano ma che devono lasciare per assenza di opportunità. Reggio è la città dei contrasti - sottolinea ancora Miriam Palazzo - si ama tanto ma si è costretti a lasciarla”.

L’ambivalenza tipica di questa terra, bellissima e respingente allo stesso tempo. Una ambiguità che però non ostacola il percorso immaginato dagli studenti della scuola Fratelli Tutti che hanno voluto abbracciare il dolore dei loro amici in riva allo Stretto “per reimmaginare il mondo in modo che si possa recuperare la speranza collettiva, una speranza che renda nuove tutte le cose - afferma con convinzione Grazia Condello che racconta - ho portato la delegazione al corso serale del Piria, che si è confrontata con una classe V del serale, un'opportunità che viene data a giovani-adulti che non hanno avuto la possibilità di studiare e che cercano di reinserirsi in un mondo culturale per raggiungere un ulteriore obiettivo, esempi di speranza di far nuova la loro vita”.

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Il dolore manifestato dai giovani reggini è adesso anche il dolore degli studenti della scuola politica Fratelli Tutti, in una prospettiva di condivisione per trovare nuove speranze. E la professoressa Condello ricorda la struggente lettera scritta da Giulia, la studentessa del Volta, lettera che nasce dal lavoro di venti ragazzi di tutte le scuole superiori di Reggio “ricordo la forza per leggere questa lettera bella e triste al contempo, sulla loro visione della città. Un dolore dei giovani che non vedono speranza, che decidono di partire per studiare fuori non perché non credano nella nostra Università, ma perché pensano che studiando fuori possano avere delle opportunità migliori, diverse da qui. Non rimangono perché non vedono sbocchi occupazionali, non si va fuori per moda, ma per necessità, sperano che andando fuori la loro formazione possa dare sbocchi migliori”.

“Venerdì mattina celebreremo la prima settimana trascorsa qui - afferma Miriam Palazzo - ma torneremo. Quello che fa la scuola politica non è presentare una soluzione ma idee condivise. Gli studenti hanno constatato come questo dolore sia comune. Lo studente del Rwanda, con noi in delegazione, è rimasto molto colpito dalla visita ad Arghillà, un’esperienza forte considerando l’immaginario di un Europa perfetta. Ma il dolore è comune - sottolinea ancora Miriam - di vedersi costretti a lasciare la propria terra. Un dolore globale e universale che li fa sentire uniti che si avverte in Africa, in Polonia, in Argentina. E’ una strada da percorrere insieme, poi i ragazzi torneranno. Altre delegazioni sono in partenza, per l’Argentina, in Mozambico alla ricerca del dolore. Cercheranno di arrivare ovunque”.

Incontri e confronti che, a cominciare dal toccare con mano la realtà di Reggio, ha portato ad un ascolto profondo ed ad un confronto vivace delle idee.

“C’è il desiderio di costruire qualcosa insieme - conclude Miriam Palazzo - ci piace pensare alla giornata di venerdì non come conclusiva ma come momento di celebrazione di una settimana insieme, di apertura a quel che verrà dopo. Siamo felici di essere stati a Reggio, città dei contrasti ma unica nel suo genere, per la bellissima accoglienza e l’orgoglio e il senso di appartenenza straordinario”.

Per rendere possibile lo sviluppo di una comunità mondiale, capace di realizzare la fraternità di popoli e nazioni che vivano l’amicizia sociale, occorre la migliore politica al servizio del vero bene comune. Dall’Enciclica di Papa Francesco “Fratelli Tutti”

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