Lo Stretto necessario

Lo Stretto necessario

La sorellanza sconosciuta e il potere della scrittura che salva e celebra la vita

L’ultima fatica letteraria di Ida Nucera, giornalista pubblicista ed autrice di "Progetti di gioia quotidiana", edito da Città del Sole. Il libro, tratto da una storia vera, è un vero inno alla gioia

La copertina e Ida Nucera, autrice del libro

E’ una narrazione a due voci, parallela come i binari di una ferrovia. E’ un’occasione di incontro, un “non luogo” dove è possibile dare fiato alle parole mai pronunciate. E’ un viaggio interiore che conduce verso un processo di risanamento dal grande potere rigenerativo.

E’ questo e tanto altro l’ultima fatica letteraria di Ida Nucera, giornalista pubblicista ed autrice di “Progetti di gioia quotidiana” edito da Città del Sole. Pubblicato ad agosto 2020, il libro è un inno alla gioia, che non ha una radice mondana, bensì è una gioia “che splende viva in un cuore puro e che porta luce nell’oscurità”.

E’ una storia vera, dall’impronta autobiografica. Due sorelle, Ida e Giusi, che percorrono un lungo tratto di strada insieme, 53 anni di cammino vissuto con pienezza, gioia, sorrisi, amore, ma anche con contraddizioni e difficoltà. E già, perché nulla è facile nelle relazioni umane, ci si affanna a tenere in piedi rapporti sottoscrivendo continuamente compromessi, spesso indossando maschere a cui finiamo per assomigliare, ricercando “un senso a questa storia, anche se questa storia un senso non ce l’ha”, ma poi c’è l’imprevisto che sbaraglia tutte le convinzioni.

L’imprevisto, in questo caso ha un nome preciso, Giusi, “l’avvocato del Foro di Roma” come amava definirsi, anzi, per usare il suo fantastico linguaggio “del Folo di Lloma”. Giusi, la “sbagliata”, la “fuori casta”, la “storta”, alla quale è dedicato il libro “per celebrare la vita, la sua e di tutti gli altri - scrive l’autrice - per dar loro voce attraverso la sua voce”.

Perché, bisogna ammetterlo, lei ha qualcosa in più. A partire da quel cromosoma 21 supplementare che genera la sindrome di Down. Giusi è una “persona con sindrome di Down” una condizione che, a seconda degli occhi con cui si guarda, può essere un limite o un valore aggiunto. Per fortuna, lo sguardo miope che definisce confini lì dove non esistono appartiene a pochi, i limiti sono attribuiti da coloro che, per usare una
sgradevole espressione, si autodefiniscono “persone normodotate”.

Ecco l’importanza dell’uso di un linguaggio corretto quando si parla di disabilità. C’è chi si rifugia nel politically correct per sentirsi sicuro e chi, invece, scade nel pietismo e buonismo che nulla ha di positivo. In entrambi i casi si corre il rischio di trasmettere messaggi sbagliati incrementando i pregiudizi.

Ma Giusi, per ovviare a tutto questo, si è inventata un “linguaggio altro”, rivoluzionando le parole del vocabolario di uso comune e i nomi propri delle persone. Neologismi fantastici pieni di “musica e colori”, come colorato e musicale è stato il suo mondo. Arrivata alla quinta pubblicazione, Ida Nucera questa volta si è cimentata in una scrittura dall’effetto certamente terapeutico. La penna che ricuce la ferita! Perché non deve essere stato facile far incontrare il mondo di Ida e quello di Giusi, una sorellanza “sconosciuta”, in cui l’autrice si è tuffata suo malgrado, scoprendone una bellezza straordinaria. “Mi piacerebbe in questo momento poterla incontrare di nuovo”, confessa infatti nel testo.

Ma l’occasione di un rinnovato incontro è proprio questo libro, che rimette insieme elementi e ricordi dell’esistenza, che denuncia l’assordante silenzio delle istituzioni, delle leggi, lasciando in ombra il coraggio di coloro che con dedizione si occupano di disabilità, che offre al lettore alcuni fondamentali insegnamenti.

Umanizzarci, innanzitutto. “Loro sbagliati, storti, sono scelti per una missione speciale, si fanno nostri maestri di umanità”, afferma la stessa autrice. In assenza delle istituzioni, poi, le associazioni di volontariato si rivelano fondamentali per sostenere e supportare le famiglie con una persona portatrice di disabilità.

La necessità, quindi, di fare rete per dare voce e forza a chi non ce l’ha, per promuovere ancora di più la cultura del dono e del volontariato. La valorizzazione della diversità, infine, come ricchezza per tutti; spesso, attribuire a quella caratteristica bizzarra un valore aggiunto e non un limite, contribuisce ad avere uno sguardo nuovo e più profondo sulle cose.

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

Ed anche questa volta la scrittura ha assolto al suo compito salvifico, di cura di se stessi, di raggiungere la “memoria involontaria”. La scrittura, poi, è silenziosa e discreta, accoglie le nostre confessioni e le custodisce.

Lo Stretto necessario

Sono nata a Reggio Calabria ma, come dico sempre, appartengo all’Area dello Stretto. E già, le mie radici affondano tra una riva e l’altra di questo fazzoletto di mare che divide (o unisce) il continente dall’isola del mio cuore. Mamma reggina e papà del messinese, più precisamente di Milazzo, dove ho trascorso la mia infanzia felice. Ho un diploma di Ragioneria e una laurea in Economia e Commercio, anche questa conseguita a Messina. Ai miei tempi la facoltà di Economia non esisteva a Reggio e ricordo le mie traversate - non sempre piacevoli - con la motonave Edra, una volta al servizio delle Ferrovie dello Stato tra le due sponde. Il mio destino sembrava delinearsi quando, nel frattempo, vinco un concorso in un ente pubblico. Un avvenire già segnato, ma dentro di me c’era qualcosa di inespresso, una potenzialità a cui ho imparato a dare voce nel tempo: la mia passione per la scrittura che mi ha consentito di tuffarmi nel mondo del giornalismo. Riesco a prendere così, il famigerato tesserino di giornalista pubblicista con iscrizione all’ordine della Calabria. E da quindici anni ormai, cerco di conciliare , a volte in modo rocambolesco, il mio lavoro con la mia passione. Da tanto tempo ho abbracciato anche il mondo del volontariato, in particolare l'associazione Unitalsi, con cui, tra l'altro, si organizzano i pellegrinaggi a Lourdes. Amo leggere, viaggiare, il cinema, i gatti e i miei amici speciali. Amo soprattutto la mia terra e il mio mare.

Attendere un istante: stiamo caricando i commenti degli utenti...

Commenti

Torna su
Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...
ReggioToday è in caricamento