Venerdì, 30 Luglio 2021
Lo Stretto necessario

Opinioni

Lo Stretto necessario

A cura di Roberta Pino

Sono nata a Reggio Calabria ma, come dico sempre, appartengo all’Area dello Stretto. E già, le mie radici affondano tra una riva e l’altra di questo fazzoletto di mare che divide (o unisce) il continente dall’isola del mio cuore. Mamma reggina e papà del messinese, più precisamente di Milazzo, dove ho trascorso la mia infanzia felice. Ho un diploma di Ragioneria e una laurea in Economia e Commercio, anche questa conseguita a Messina. Ai miei tempi la facoltà di Economia non esisteva a Reggio e ricordo le mie traversate - non sempre piacevoli - con la motonave Edra, una volta al servizio delle Ferrovie dello Stato tra le due sponde. Il mio destino sembrava delinearsi quando, nel frattempo, vinco un concorso in un ente pubblico. Un avvenire già segnato, ma dentro di me c’era qualcosa di inespresso, una potenzialità a cui ho imparato a dare voce nel tempo: la mia passione per la scrittura che mi ha consentito di tuffarmi nel mondo del giornalismo. Riesco a prendere così, il famigerato tesserino di giornalista pubblicista con iscrizione all’ordine della Calabria. E da quindici anni ormai, cerco di conciliare , a volte in modo rocambolesco, il mio lavoro con la mia passione. Da tanto tempo ho abbracciato anche il mondo del volontariato, in particolare l'associazione Unitalsi, con cui, tra l'altro, si organizzano i pellegrinaggi a Lourdes. Amo leggere, viaggiare, il cinema, i gatti e i miei amici speciali. Amo soprattutto la mia terra e il mio mare.

Lo Stretto necessario

Seduto nel soggiorno del diavolo: un viaggio introspettivo che contempla dolore e libertà

Nella sua prima pubblicazione, l’avvocato Antonino Bizzintino racconta di un viaggio dell’anima che conduce alla vera libertà

Antonino Bizzintino

Un avvocato prestato alla letteratura. Consigliere dell'ordine degli avvocati di Reggio Calabria, Antonino Bizzintino è un appassionato lettore ed un amante della storia e del pensiero antico. Passioni che, a seguito di un’immersione profonda nel proprio sé interiore, si sono concretizzate nella sua prima opera letteraria dal titolo “Seduto nel soggiorno del diavolo. Cronache di una trasformazione” della collana coscienza olistica Laruffa editore.

Bizzantino trasmissione-2Ospite dell’ultima puntata della rubrica giuridica “Sentiti in diritto”, condotta dagli avvocati Nancy Stilo e Angela Faraone, in onda in radio e video diffusione su Touring 104 e canale 655 del digitale terrestre, Antonino Bizzintino, accantonate le questioni legali, ha dato spazio al racconto della sua prima avventura nel mondo della scrittura.

Sollecitato da Nancy Stilo, che ha definito il libro “un viaggio introspettivo e coraggioso nell’esperienza del dolore da cui nessuno può sottrarsi”, l’autore rivela che ci sono due modi di affrontarlo: perdersi nella confusione, nella distrazione, nel rumore, soffocando questa voce interiore oppure scappare dal dolore stesso, restando nel limbo, come “tra color che son sospesi” di dantesca memoria.

Il libro è uno sguardo su come affrontare la sofferenza umana, per attraversarla e superarla “per potersi ritrovare poi, di fronte alla bellezza della vita, riuscendo ad assaporare quelli che sono i piccoli assaggi di felicità, di pace” chiosa l’autore.

Ma facciamo un passo indietro. Come nasce quest’opera? “Nasce quasi per caso - racconta Bizzintino - inizio a scrivere perché è una banale tecnica per de-stressarsi. Io facevo questa attività al mattino presto, nella tranquillità del silenzio ed in solitudine. Ho cominciato così a riflettere sulla mia vita”.

L’autore usa la metafora della tempesta dell’anima “sentivo i riflessi del bagliore di un fulmine in lontananza, di un fiume ingrossato dentro di me. Ho capito che c’era qualcosa che non andava, scendendo sempre più nel mio
profondo ho trovato il diavolo - continua l’autore - il cui termine significa ciò che divide. Il dolore, secondo me, è la separazione tra ciò che si è e ciò che si deve essere per il mondo che ci circonda”.

L’eterno conflitto dell’uomo contemporaneo che si trova a dover scegliere di dare spazio all’autentico sé oppure “obbedire” alle logiche mondane pur di aderire a modelli già confezionati. Non trovi strano che così tanti uomini preferiscano intorbidirsi l’anima pur di non sentire quella voce che li porta, tra mille ostacoli certo, a dare uno sguardo a quella finestra e così vedere il paradiso? Si legge così in un passo suggestivo del libro durante un dialogo con il diavolo che definisce l’autore “un malato di speranza”.

“Se si ha il dolore davanti e si riesce a non far morire la propria anima, allora da quel momento è possibile girarsi verso quella finestra da cui si vede il paradiso, si tiene fermo il dolore afferrando le piccole bellezze della vita. E’ un percorso meraviglioso- sottolinea Bizzintino - per nulla semplice perché spesso si fallisce”.

E l’autore, esortato da Angela Faraone, descrive il percorso che l’ha portato al cambiamento. “Ho iniziato ad approfondire soprattutto il mondo antico, ebraico, romano e greco, i tre pilastri su cui si poggia la nostra religiosità cristiana - racconta Bizzintino - ho iniziato a studiare questi mondi e la cosa che li differenzia dal nostro è che loro vivevano la vita un tutt’uno con la spiritualità. Ciò che pensavano lo vivevano, lo attuavano, in una coerenza eccezionale. La loro bellezza interiore stava nelle piccole cose.

Quando si comincia questo processo, riportare, cioè, quello che si sente in quello che si fa, non si può non iniziare a guardarsi dentro. Se quello che faccio è il riflesso di quello che sono, allora da quello che faccio posso risalire a quello che sono, è il riflesso della nostra anima nelle cose che facciamo”.

Essere quello che si cerca, vivere la limpidezza dei propri desideri, fermarsi dalla corsa frenetica e farsi investire dalle paure sono tra i percorsi possibili tracciati dall’autore nel suo libro, percorsi di evoluzione tra il dover essere e la libertà in un viaggio di coscienza certamente doloroso ma liberante.

“Ho capito l’importanza di dare voce a ciò che è dentro di noi, di dare sfogo a ciò che siamo, questo è però un salto nel buio difficile, per questo ci vuole la speranza”. Coraggio e speranza le armi per una non utopistica felicità? “Per me la felicità non è un luogo da raggiungere - si avvia alla conclusione l’autore - ma difendere, ogni giorno, ciò che si è malgrado gli attacchi esterni. Essere veri regala momenti di gioia che è felicità”.

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