Lo Stretto necessario

Lo Stretto necessario

Mezzo secolo di attività all'insegna della perseveranza e del coraggio

La “bella storia” di Pasquale Amato, tra i commercianti più noti della città dello Stretto. Una vita dedicata al lavoro e ai suoi dipendenti

Pasquale Amato con le figlie Felicetta, Sabina e Angela

“E’ una bella storia che nasce da una buona azione”. Dietro uno dei negozi più storici della città c’è una narrazione che parla di sacrificio, dedizione, costruzione, lungimiranza e di meritato successo.

E’ il negozio di calzature Amato, e del suo dominus Pasquale, al centro di questa “bella storia”, come l’ha definita la figlia Felicetta, che ha seguito le orme del padre nella gestione della vendita di calzature di pregiata qualità.

“Sono convinto che circa la metà di quello che separa gli imprenditori di successo da quelli che non hanno successo sia la pura perseveranza” citava Steve Jobs e la perseveranza, unita ad una grande umiltà, alla fine ripaga, anche se il percorso è sempre tortuoso e irto di difficoltà.

Un aforisma che si addice a pennello per Pasquale Amato, storico proprietario del calzaturificio tra i più antichi della città, che dal nulla è riuscito a creare più punti vendita e a dare lavoro anche a diciassette dipendenti.

Amato Pasquale-2“Mio papà nasce da una famiglia molto povera e da piccolo aveva iniziato a fare il barbiere - racconta Felicetta - ogni giorno andava a fare la barba a domicilio da un signore che aveva un piccolo negozio proprio qui a Piazza Duomo. Questo signore, ormai di età avanzata, voleva andare in pensione. Suo figlio era in America ed ha proposto a mio padre, all’epoca un ragazzino, di rilevare la sua piccola bottega, che tra l’altro non andava più. Tutti l’avevano sconsigliato perché il negozietto aveva solo diciotto paia di stivali ed otto paia di scarpe da donna”.

Siamo nel 1967, nella centralissima via San Francesco da Paola, lì esisteva questo bugigattolo di appena venti metri quadrati con poche paia di scarpe da vendere. “Mio padre decide di acquistare con i soldi che aveva da parte - prosegue Felicetta - e il negozio viene avviato con quella residuale merce presente in magazzino”.

Uno sgabuzzino con poche scarpe da vendere ed il resto solo il vuoto. “Per sopperire agli spazi vacanti, mio padre si ingegna di prendere da altri negozi delle scatole di scarpe da buttare, per riempirlo anche solo visivamente. Non aveva soldi per comprare altre scarpe, e tutto ha inizio così”.

Scatole vuote e diciotto paia di scarpe, “che sono diventate venticinque in una settimana, quaranta in un mese. Mio padre non si teneva niente per sé, tutto ciò che guadagnava dalla vendita di un singolo paio di scarpe, lo investiva per comprarne un altro - racconta ancora Felicetta Amato - un passo alla volta ed è riuscito ad ingrandire anche il negozio, acquistando i locali adiacenti. Adesso il negozio è di quattrocento metri quadrati”.

Amato calzature-2Oltre quello sito in via San Francesco da Paola, diversi sono i punti vendita in città, Junior baby e il negozio per uomo sul corso Garibaldi. Una espansione a tutto tondo che consente a Pasquale Amato di aprire fino a quattro negozi, con diciassette dipendenti.

“Le cose andavano benissimo, la crisi, all’epoca, non l’abbiamo sentita - prosegue il racconto Felicetta - fino a quando, nel 2009, abbiamo subito un grosso incendio di natura dolosa, che ha provocato la distruzione del deposito e della parte sovrastante il punto vendita. Risultato, negozio chiuso per tre mesi e danni per 500 mila euro”.

Un duro colpo per il titolare Pasquale Amato e per la sua famiglia. Ma, come si dice, “dietro ogni impresa di successo c’è qualcuno che ha preso una decisione  coraggiosa”.

“Dopo un iniziale sconforto e tanti sacrifici, siamo riusciti a ripartire. Nel 2018 abbiamo festeggiato i 50 anni di attività e mantenuto i dipendenti con i quali mio padre ha sempre avuto un rapporto di rispetto oltre che di professionalità”.

Ma che vuol dire fare il commerciante oggi in una città come Reggio Calabria? “Mio padre ha vissuto gli anni d’oro in cui i problemi economici non erano così evidenti e reali come adesso. Il denaro circolava più facilmente. Oggi la difficoltà riguarda la crescita - sottolinea Felicetta - non ci sono le possibilità economiche di un tempo e la città si è svuotata per i giovani che vanno via e per una vocazione turistica disattesa. Dove non c’è un ricircolo di persone è più difficile mantenere standard elevati”.

Ed a proposito di qualità, i negozi Amato hanno sempre perseguito l’eccellenza del made in Italy. Poco più di anno fa, in sinergia con il marchio Fratelli Rossetti, azienda leader in Italia per l’alta qualità delle calzature, lo store Amato ubicato sul corso Garibaldi ha promosso un evento davvero particolare.

“Abbiamo invitato un artigiano che ha fatto vedere dal vivo i segreti che ci sono nella lavorazione di un paio di scarpe - racconta Felicetta - perché dietro un alto standard di qualità ci sono varie fasi di trattamento e l'artigianalità è un concetto
che non può perdersi, noi lo qualifichiamo e lo portiamo sempre avanti”. Artigianalità di un marchio noto come Fratelli Rossetti unita alla storicità di un negozio come Amato calzature, un binomio che ancora, malgrado le difficoltà causate dall’emergenza sanitaria in corso, continua a coesistere.

“Noi abbiamo sempre cercato prodotti di qualità eccellente, il nome di mio padre è molto conosciuto tra i fornitori. E i nostri punti vendita sono stabili e solidi economicamente. Mio padre è a capo dell’azienda, oggi ha 76 anni, una vita dedicata al negozio, ai dipendenti, con i quali ha mantenuto sempre relazioni amichevoli”.

Un commerciante benvoluto dai clienti, dai suoi dipendenti e, nomen omen, “Amato” di nome e di fatto. Le figlie Felicetta, Angela e Sabina hanno seguito le sue orme, contribuendo all’innovazione e, al contempo, alla conservazione di elevati standard di qualità.

Le sorelle Amato accompagnano il papà Pasquale nella gestione dei punti vendita della città, avendo scelto consapevolmente di rimanere a Reggio Calabria. Una nuova generazione che sta mettendo a frutto gli insegnamenti del padre e che ha imparato cosa significa mettere cuore e anima nel lavoro.

Lo Stretto necessario

Sono nata a Reggio Calabria ma, come dico sempre, appartengo all’Area dello Stretto. E già, le mie radici affondano tra una riva e l’altra di questo fazzoletto di mare che divide (o unisce) il continente dall’isola del mio cuore. Mamma reggina e papà del messinese, più precisamente di Milazzo, dove ho trascorso la mia infanzia felice. Ho un diploma di Ragioneria e una laurea in Economia e Commercio, anche questa conseguita a Messina. Ai miei tempi la facoltà di Economia non esisteva a Reggio e ricordo le mie traversate - non sempre piacevoli - con la motonave Edra, una volta al servizio delle Ferrovie dello Stato tra le due sponde. Il mio destino sembrava delinearsi quando, nel frattempo, vinco un concorso in un ente pubblico. Un avvenire già segnato, ma dentro di me c’era qualcosa di inespresso, una potenzialità a cui ho imparato a dare voce nel tempo: la mia passione per la scrittura che mi ha consentito di tuffarmi nel mondo del giornalismo. Riesco a prendere così, il famigerato tesserino di giornalista pubblicista con iscrizione all’ordine della Calabria. E da quindici anni ormai, cerco di conciliare , a volte in modo rocambolesco, il mio lavoro con la mia passione. Da tanto tempo ho abbracciato anche il mondo del volontariato, in particolare l'associazione Unitalsi, con cui, tra l'altro, si organizzano i pellegrinaggi a Lourdes. Amo leggere, viaggiare, il cinema, i gatti e i miei amici speciali. Amo soprattutto la mia terra e il mio mare.

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