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Venerdì, 1 Luglio 2022
Lo Stretto necessario

Opinioni

Lo Stretto necessario

A cura di Roberta Pino

Pineta Zerbi - Tre Mulini - S.Brunello

Palmarium: un'oasi verde tutta da scoprire al centro della città

Situato all’interno di Palazzo Campanella. A passeggio con l'agronomo Francesco Tassone nell'area verde, in cui sono state messe a dimora essenze palmizie di notevole pregio e rarità

Stupirsi della natura e ritrovarsi improvvisamente dentro di essa. E già, capita che ci si ritrovi in luoghi non a tutti conosciuti, o meglio non sufficientemente noti, che sono al centro della città, sotto gli occhi di coloro che ricercano ardentemente la bellezza. Il luogo in questione è il Palmarium di Palazzo Tommaso Campanella, un’area verde in cui sono state messe a dimora essenze palmizie di notevole pregio e rarità. Qualche tempo fa, l’associazione culturale Accademia del Tempo Libero, guidata da Silvana Velonà, ha promosso un tour all’interno dello spazio di tremila metri quadrati situato al Consiglio regionale.

Una trentina di persone in tutto, estasiate ed impressionate dall’atmosfera inusuale che quel luogo è in grado di offrire ai visitatori. E quando il viaggio alla scoperta di bellezze rare è accompagnato dalla narrazione (anche poetica) di una guida esperta sull’argomento, si può, senza dubbio, affermare che quelli sono piccoli momenti estatici di felicità.

Tassone Francesco agronomo-2L’agronomo Francesco Tassone è stato la voce narrante del giro all’interno del Palmarium, che ha condotto i partecipanti alla scoperta dei “segreti” delle piante di palme, un racconto tecnico, ma soprattutto lirico ed essenzialmente connesso alla natura.

“Il Palmario, che si trova nella sede del Consiglio regionale, è costituito da ventiquattro essenze diverse di palme che hanno origini e provenienze differenti - ha raccontato Francesco Tassone - ci sono palme europee, sudamericane, cinesi, australiane, neozelandesi. Uno spazio piccolo all’interno del quale vive il palmario proveniente da tutto il mondo. E le palme appartengono alla famiglia delle Arecaceae, che ha milioni di anni, per cui hanno sviluppato un apprendimento straordinario alla sopravvivenza, pur essendo considerabili come dei fili d’erba grandi, perché sono piante monocotiledoni, cioè alla fase della nascita hanno una sola fogliolina che emerge dal terreno piuttosto che due. Quindi il cotiledone è uno soltanto, che non significa solo una fogliolina, indica tante cose - prosegue l’agronomo - significa il granulo pollinico diverso, così come differenti sono l’accrescimento delle foglie e le caratteristiche delle radici.

Le palme, pertanto, non possono essere in nessun caso considerate degli alberi, sia per il modo in cui si accrescono, le nervature delle foglie sono sempre parallele a differenza di quelle degli alberi, ed anche per l’apparato radicale avventizio che si accresce di quaranta/cinquanta centimetri massimo nella profondità del terreno, ridicolo rispetto alle radici profonde di un albero.

Ed ancora, questa capacità del tronco che non si accresce lateralmente ma sviluppa un suo diametro quando ci sono le prime foglie e poi si ferma lì. Per cui parliamo di un tipo di pianta completamente diversa, assimilabile ai fili d’erba delle graminacee e tutto sommato ha delle crescite poderose. I frutti poi possono essere datteri o cocchi. La linfa all’interno della pianta, a volte, viene utilizzata per fare dei liquori, il succo dei cocchi viene usato per produrre biodiesel.

I datteri, con diverse combinazioni, possono essere duri, semiduri, morbidi ed in funzione della loro caratteristica, vengono usati per l’alimentazione umana o del bestiame, per produrre farine. Per cui siamo di fronte a un tipo di palma, come ad esempio la Phoenix canariensis o la Phoenix dactylifera, da cui si producono i datteri, di questa ci sono diverse varietà ed alcune producono datteri straordinari, li assaggi e diventi dipendente per sempre” chiosa l’agronomo.

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Facciamo un pò di storia del Palmarium, chi l’ha pensato in origine?
“Esiste da circa venti anni ed è stato pensato da Giuseppe Bova, presidente del Consiglio regionale dell’epoca. Uno spazio delimitato in cui all’interno è stata realizzata la fontana, di stile rinascimentale in bronzo patinato, “Nudo con colomba”, dall’artista reggino Michele Di Raco. Tutto il camminamento è poi su pietra di Lazzaro, sviluppato con materiali autoctoni utilizzando artisti locali”.

Torniamo alla descrizione delle Palme. “All’ingresso c’è l’Arecastrum romanzoffianum, pianta con il tronco liscio. I tronchi delle palme possono essere di tre tipi diversi, intrecciati, con i rastri fogliari, che sono i residui delle foglie tagliate, oppure lisci; ci sono anche quelli aculeati, c’è anche una palma con le spine, ed in genere quando hanno le spine hanno qualcosa di buono da proteggere - sottolinea Francesco Tassone - da alcune palme si fanno anche dei liquori ed i datteri della Phoenix sono citati addirittura per circa dieci volte dentro il Corano, quando mai una palma è citata così tanto in un testo sacro? - prosegue ancora l’esperto - le palme, poi, hanno un’origine antichissima ed un’interessante interazione con lo sviluppo della vita umana sul pianeta. Ed ancora, il modo come si riproducono è così pieno di creatività, di bellezza, ma anche di espedienti. Laddove non arriva la natura, si aiutano con delle protesi attraverso gli insetti, delle forme di impollinazione.

In genere le palme sono monoiche cioè hanno sia l’organo sessuale femminile che maschile, sono in grado di autofecondarsi, però in molti altri casi sono dioiche, come la Cycas maschio e la Cycas femmina, in tal caso serve che ci sia la combinazione in cui la femmina sia nel momento opportuno per ricevere il polline, come nella Chamaerops humilis, una palma europea che si è sviluppata nelle nostre zone. All’interno del Palmarium c’è anche la Chamaerops vulcano, che pare sia nata proprio nell'isola di Vulcano, con la caratteristica che essendo dioica ha bisogno di un insetto curculionide per poter fecondare la palma femminile”.

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Qual è la palma più rara? “Sono tutte preziose, c’è ad esempio la Howea forsteriana, sono due, una è della famiglia delle kenzie, una della famiglia delle felci. E’ interessante vederne la similitudine ma anche la bellezza, la pregevolezza. Ciascuna di queste piante però non è nel suo ambiente di elezione, si sono adattate e certe origini non sono cancellabili completamente, l’ambiente di provenienza è fondamentale per fiorire al meglio - spiega Tassone - si dice che riusciamo a fiorire nell’ambiente più adatto a noi, altrimenti sopravviviamo, ma non riusciamo ad esprimere il meglio delle nostre fioriture”.

Uno spazio aperto al pubblico solo nel week end, che utilizzo se ne potrebbe fare? “E’ uno spazio preservato, ma c’è la possibilità di fare degli incontri culturali per descrivere la natura delle palme, si possono fare dei laboratori di natura, per imparare a relazionarsi con gli ecosistemi viventi, dei laboratori per presentare dei libri particolari, dei concerti di musica classica. L’area si presta a mille opportunità di bellezza, l’ambiente è tenuto bene perché c’è poco afflusso, ma quando si organizzano eventi ogni tanto, mantenendosi negli spazi adatti e lasciandosi coccolare dal contesto green che c’è, secondo me ha una pregevolezza enorme con il vantaggio di essere dentro la città, una piccola oasi nel centro cittadino”.

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