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Lo Stretto necessario

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Lo Stretto necessario

A cura di Roberta Pino

Sono nata a Reggio Calabria ma, come dico sempre, appartengo all’Area dello Stretto. E già, le mie radici affondano tra una riva e l’altra di questo fazzoletto di mare che divide (o unisce) il continente dall’isola del mio cuore. Mamma reggina e papà del messinese, più precisamente di Milazzo, dove ho trascorso la mia infanzia felice. Ho un diploma di Ragioneria e una laurea in Economia e Commercio, anche questa conseguita a Messina. Ai miei tempi la facoltà di Economia non esisteva a Reggio e ricordo le mie traversate - non sempre piacevoli - con la motonave Edra, una volta al servizio delle Ferrovie dello Stato tra le due sponde. Il mio destino sembrava delinearsi quando, nel frattempo, vinco un concorso in un ente pubblico. Un avvenire già segnato, ma dentro di me c’era qualcosa di inespresso, una potenzialità a cui ho imparato a dare voce nel tempo: la mia passione per la scrittura che mi ha consentito di tuffarmi nel mondo del giornalismo. Riesco a prendere così, il famigerato tesserino di giornalista pubblicista con iscrizione all’ordine della Calabria. E da quindici anni ormai, cerco di conciliare , a volte in modo rocambolesco, il mio lavoro con la mia passione. Da tanto tempo ho abbracciato anche il mondo del volontariato, in particolare l'associazione Unitalsi, con cui, tra l'altro, si organizzano i pellegrinaggi a Lourdes. Amo leggere, viaggiare, il cinema, i gatti e i miei amici speciali. Amo soprattutto la mia terra e il mio mare.

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Successi stellari per la campionessa Barbaro che dopo le vittorie punta all'altare

I sogni realizzati e da realizzare dell'atleta di triathlon che si racconta nel corso dell’incontro promosso da Monica Falcomatà, neo eletta presidente della Fidapa reggina

Promessa mantenuta quella della neo eletta presidente della Fidapa reggina, Monica Falcomatà che ha voluto fortemente Anna Barbaro al primo evento organizzato dalla federazione che sostiene le iniziative delle donne operanti nel campo delle Arti, delle Professioni e degli Affari.

“Appena si concretizzerà la mia presidenza - aveva annunciato l’avvocato Falcomatà - voglio incontrare Anna Barbaro”. Detto fatto, e martedì sera il Circolo del Tennis Polimeni ha accolto un nutrito stuolo di ammiratori dell’atleta paralimpica reggina, reduce da traguardi ambiziosi raggiunti ai Giochi Paralimpici di Tokyo 2020, conclusisi ad inizio settembre 2021 e ai Campionati Mondiali di Abu Dhabi, ancora in corso. L’atleta di Triathlon, rientrata da pochi giorni dagli Emirati arabi, ha portato a casa la medaglia d’argento nella sua categoria, bissando, così, il risultato ottenuto ai Giochi di Tokyo 2020.

Entusiasmo, forza, coraggio e tanta ironia intelligente caratterizzano Anna Barbaro, una ragazza come tante alla quale la vita ha riservato un cambiamento di rotta importante. Da dieci anni un subdolo virus l’ha costretta alla cecità, un duro colpo che Anna è riuscita ad attutire grazie allo sport. E’ suo padre, infatti, che l’avvia alla disciplina del nuoto. Anna ha perso la vista ma non la voglia di mettersi in gioco. Si laurea così in Ingegneria, conclude gli studi di violino al Conservatorio di Reggio e consegue, nel frattempo, una seconda laurea.

“Lei dice che non è mai stata una sportiva, ma lo sport l’ha salvata” chiosa Monica Falcomatà. Ciclismo, nuoto e corsa sono le discipline in cui l’atleta di paratriathlon si rivela una vera campionessa, ed è stata la prima sportiva non vedente ad effettuare la traversata dello Stretto nel 2014. Anna si racconta davanti alle donne (e uomini) della Fidapa reggina e non solo dal punto di vista sportivo, Anna parla di sé, della sua Calabria. “Un’emozione bellissima” per aver vinto la medaglia paralimpica, ma il suo pensiero era rivolto alla terra d’origine.

“Era il periodo degli incendi che hanno devastato l’Aspromonte - racconta Anna Barbaro - ed io ero lontana. Non è stato piacevole”. E la Calabria raffigura il punto di forza, lì dove per alcuni è una terra dannata, “dove si vive con grandi difficoltà soprattutto per chi ha una disabilità”, per Anna diventa il trampolino di lancio.

“E’ provenire da qui che dà quella forza dentro che riesci a sprigionare in eventi di questo genere - sottolinea Anna - è vero ci sono difficoltà che però si possono affrontare. Io sono riuscita a dimostrare che non fa bene piangere, lamentarsi, ma pensare che c’è una soluzione al problema. L’essere più civili, ad esempio, renderebbe più vivibile questo luogo” chiosa l’atleta reggina. Oltre all’innata e riscoperta forza d’animo, che l’ha portata a conseguire una seconda laurea e a studiare il braille, Anna rivela che l’aiuto delle persone che le stanno accanto è stato fondamentale. “Non voglio parlare di cosa ho fatto, la cosa più bella è dire cosa rappresenta questa medaglia: una persona alla quale è caduto il mondo addosso ma che è riuscita a riprendere in mano la propria vita”.

Anna Barbaro-2

E racconta della sua guida, Charlotte Bonin, detta Charlie. “La mia disabilità mi ha fatto capire la complicità tra due persone, come aiutarsi rende più forti, come l'unione fa affrontare i problemi diversamente. Charlotte Bonin, un’atleta che ha partecipato alle Olimpiadi di Pechino e di Rio, è una delle punte di diamante della nazionale italiana di Triathlon. Finita la sua carriera di atleta aveva messo un punto e quando le è stato proposto di farmi da guida, lei ha accettato con umiltà. La prima cosa che ha detto è stata “lavoriamo per il nostro sogno”. Un sogno che diventa qualcosa di concreto grazie anche ad un’altra persona che lotta per arrivarci insieme.

Una sportiva già arrivata all’apice di quella disciplina, che ha fatto due Olimpiadi, che si mette a disposizione per fare il quadriennio paralimpico con me, è straordinario. Charlie è una persona di grande umiltà e spessore umano - sottolinea ancora Anna Barbaro - l’unione tra una persona che non ha disabilità e una con disabilità fa capire come uno riceve dall’altro, io da lei e lei da me. Siamo grandi amiche, questo dare e avere ci ha rese più forti, quasi una cosa sola”.

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Presente all’evento della Fidapa anche Antonello Scagliola, presidente del Comitato Paralimpico Regionale che, come ha sottolineato Monica Falcomatà, “svolge un importante ruolo non solo dal punto di vista sportivo ma anche sociale”. Scagliola esprime tutto il suo compiacimento per i traguardi di Anna Barbaro, ricordando anche il ricco medagliere paralimpico conquistato a Tokyo 2020 “sessantanove medaglie per il nostro paese” e sottolineando l’orgoglio di una terra che contempla tre campionesse calabresi, oltre ad Anna, anche Enza Petrilli e Raffaella Battaglia.

“Un’atleta seria e vera con un percorso di tutto rispetto che parla da solo - riferisce di Anna il presidente Scagliola - è così che vogliamo i nostri atleti, che rappresentano una crescita esponenziale per la Calabria. Anna ci ha fatto tanti regali, ha portato in Italia una medaglia d’argento, la prima donna calabrese a salire sul podio delle
Paralimpiadi”.

L’incontro si avvia alla conclusione e il presidente della Fidapa di Reggio Calabria consegna due targhe all’atleta Barbaro ed a Antonello Scagliola. Quale futuro aspetta la campionessa paralimpica? Intanto il matrimonio il prossimo 28 dicembre, per il resto è un domani da realizzare grazie al percorso già vissuto, al presente vivo ed intenso ed a un futuro che, certamente, non smetterà di stupirci.

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