Giovedì, 29 Luglio 2021
Lo Stretto necessario

Opinioni

Lo Stretto necessario

A cura di Roberta Pino

Sono nata a Reggio Calabria ma, come dico sempre, appartengo all’Area dello Stretto. E già, le mie radici affondano tra una riva e l’altra di questo fazzoletto di mare che divide (o unisce) il continente dall’isola del mio cuore. Mamma reggina e papà del messinese, più precisamente di Milazzo, dove ho trascorso la mia infanzia felice. Ho un diploma di Ragioneria e una laurea in Economia e Commercio, anche questa conseguita a Messina. Ai miei tempi la facoltà di Economia non esisteva a Reggio e ricordo le mie traversate - non sempre piacevoli - con la motonave Edra, una volta al servizio delle Ferrovie dello Stato tra le due sponde. Il mio destino sembrava delinearsi quando, nel frattempo, vinco un concorso in un ente pubblico. Un avvenire già segnato, ma dentro di me c’era qualcosa di inespresso, una potenzialità a cui ho imparato a dare voce nel tempo: la mia passione per la scrittura che mi ha consentito di tuffarmi nel mondo del giornalismo. Riesco a prendere così, il famigerato tesserino di giornalista pubblicista con iscrizione all’ordine della Calabria. E da quindici anni ormai, cerco di conciliare , a volte in modo rocambolesco, il mio lavoro con la mia passione. Da tanto tempo ho abbracciato anche il mondo del volontariato, in particolare l'associazione Unitalsi, con cui, tra l'altro, si organizzano i pellegrinaggi a Lourdes. Amo leggere, viaggiare, il cinema, i gatti e i miei amici speciali. Amo soprattutto la mia terra e il mio mare.

Lo Stretto necessario

La concezione inesatta del tempo che trascorre

Riflessioni sparse sul tempo, sul suo valore e sulla consapevolezza dell’istante che resta

Il nostro presente contiene in sé un tempo passato ed uno futuro. La difficoltà più grande è fermare l’istante e dargli valore. Il tempo, poi, è la più grande ossessione di noi esseri umani, vissuto tutto in dinamiche di azione tra impegni da portare a termine e cose che vorremmo veramente fare. Concetto assoluto quello del tempo che Einstein, con la teoria della relatività, ha provveduto a scardinare. Ma qual è il suo autentico valore? Anzi, meglio, qual è il valore che noi attribuiamo ad esso?

Ci viene in aiuto, a tal proposito, il libro di Qoelet con il suo famoso passo. Tutto ha il suo momento, e ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo. C’è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare quel che si è piantato. [...] Un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per fare lutto e un tempo per danzare. [...] Un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci. [...] Un tempo per tacere e un tempo per parlare. Un tempo per amare e un tempo per odiare, un tempo per la guerra e un tempo per la pace.

E’ proprio vero, c’è un tempo per ogni cosa. Il mondo corre e non si ferma mai, e noi auspichiamo che le nostre giornate durino almeno il doppio, ma la verità è che il tempo non basta mai! La mattina ci svegliamo e la lista delle cose da fare è infinita. Cerchiamo di incastrare un impegno dopo l’altro, senza soffermarsi mai con la giusta consapevolezza su ogni atto compiuto. Siamo macchine da lavoro e alle prese con gestioni familiari più o meno tranquille, arriviamo la sera esausti e con la lista delle faccende non terminata o non soddisfatti pienamente di come abbiamo portato a termine gli impegni. “Se solo avessi avuto più tempo”, quante volte l’abbiamo pensato!

E quante volte ci siamo rammaricati di non aver vissuto con pienezza ciò che quella giornata ci ha riservato? E quanto questo rammarico si dilata quando allarghiamo il nostro sguardo pensando ai giorni, alle settimane, ai mesi, agli anni già trascorsi? Viviamo in una grande illusione: pensiamo di essere noi gli artefici del nostro tempo. Ma accade più spesso il contrario, è il tempo che decide i ritmi e gli spazi che ci spettano. Il nostro compito è, qualsiasi cosa ci accada in un determinato istante, soffermarci e riempire quei ritmi, quegli spazi con consapevolezza, passione, comprensione, cercando di trarre il massimo dell’insegnamento da ogni esperienza, bella o brutta, più o meno importante che sia.

E' a questo punto che emerge la concezione del tempo dal punto di vista della qualità. Curare la qualità del nostro tempo è, credo, quello a cui siamo chiamati ogni giorno. Non importa quanto degli impegni riusciamo a portare a termine, i risultati auspicati, i desideri realizzati o da realizzare. Ciò che importa è quanto amore abbiamo messo in quell’atto compiuto.

Quanta attenzione abbiamo dedicato nell’ascolto di chi ci affianca anche così sporadicamente? Abbiamo dedicato il giusto spazio, consapevole, attento, aperto e accogliente, alle relazioni umane che in un determinato tempo abbiamo vissuto? Quante volte abbiamo dato spazio a situazioni, eventi, accadimenti di poco rilievo, solo per distrarci da un tempo che non volevamo vivere? Ci sono sostanzialmente due modi di approcciarsi al tempo quando le cose non girano secondo i nostri programmi: quello è un tempo perso o un tempo ritrovato? Il consumismo, la frenesia, il “tutto e subito” ci hanno fatto perdere il gusto, il sapore di un’alba, di un tramonto, di un arcobaleno da osservare, di un libro da sfogliare, di una chiacchierata con la vicina di casa, di un “come stai?” rivolto ad una persona persa di vista.

La frenesia ci ha tolto il gusto di osservare con attenzione ciò che ci sta più vicino e che, per il fatto di averlo costantemente sotto gli occhi, non ci consente di attriburgli il giusto valore. Ma c’è un segreto: anche un istante vissuto con consapevolezza ha il potere di dilatare il tempo, quell’istante non sfugge, perché rimane impresso dentro di noi, indelebile.

Sapere accettare il tempo donato, vivere e gustare il tempo della gioia, sopportare il tempo del dolore, imparare a tacere o a parlare a secondo di cosa sia più opportuno in quel momento, provare ad annoiarci a riorganizzare in modo più confortevole la quotidianità, sottolineare i piccoli gesti, regalarci tempi e spazi differenti, non è rassegnazione, non è un tempo perso. Ma è un invito a dare il meglio di noi nella situazione in cui siamo, anche di quella che subiamo. E’ un invito a dare a quei gesti la meritata dignità.

Dicono che c'è un tempo per seminare
E uno più lungo per aspettare
Io dico che c'era un tempo sognato
Che bisognava sognare
Ivano Fossati

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