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Romina Arena

Romina Arena

I risvolti sociali, umani e catartici della lettura nel libro “Leggete e moltiplicatevi”

Come riappropriarsi del gusto della lettura e della consapevolezza di essere lettori a 360° nell’opera prima di Romina Arena

Il titolo è un “gioco di parole” che accompagna l’autrice da tantissimi anni, assurto a motto personale. “Leggete e moltiplicatevi”, manuale di lettura consapevole, Rubbettino editore, è l’opera prima di Romina Arena, insegnante di scrittura creativa e di lettura consapevole. Una esperienza lunga dieci anni racchiusa in quasi duecento pagine, un libro che raccoglie il materiale scritto “per mettere insieme una struttura didattica di un corso di formazione”, un progetto accantonato.

Poi, sotto il cielo terso di Nairobi, in occasione di un campo di lavoro in orfanotrofio “in una delle baraccopoli più povere e popolate”, l’autrice comincia ad accarezzare l’idea della pubblicazione. Al rientro da Nairobi, complice la chiusura forzata del lockdown, Romina, nel suo buen retiro di una casa di famiglia, corregge le bozze, dà organicità agli appunti sparsi e il 23 aprile, giornata mondiale del libro, firma il contratto con la casa editrice.

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Decisamente una sincronicità favorevole! Indubbia l’allusione spirituale nel titolo. Moltiplicarsi è essere fecondi, ma il senso vero ce lo spiega l’autrice stessa. “C’è una evocazione biblica, con una doppia valenza, quella dell’esperienza di lettura che è personale, per cui, leggendo, si può diventare qualsiasi cosa, moltiplicare se stessi nei luoghi, nei personaggi, nelle percezioni, ci si moltiplica come soggetto e come personaggio e poi moltiplicarsi anche per l’altro aspetto dell’esperienza di lettura, che è quello della condivisione”.

Un esercizio personale di lettura che “risponde alla nostra vocazione alla alterità, la vocazione dell’essere umano proiettato verso l’altro” precisa Romina. La prima parte del testo è dedicata alla letteratura, il cui concetto aulico è sdoganato dall’autrice stessa. “La letteratura deve ritornare nel posto da cui è partita - chiarisce - parla di esseri umani, di uomini, di donne che agiscono nel loro quotidiano, quindi non c’è niente di aulico, di angelicato in questo. La letteratura è fatta di storie, che sono un insieme di fatti e di azioni concatenati che gli uomini compiono nella loro quotidianità”.

Arena copertina libro-2E Romina stabilisce, così, la corretta collocazione della letteratura “il contesto non può essere solo quello intellettuale, ma deve essere necessariamente quello sociale e umano”. La letteratura come opera pedagogica per la scrittrice. Il suo scopo è spiegare come funziona la società, educare a leggerla in maniera critica, obiettiva, ”noi siamo responsabili e compartecipi di ciò che succede intorno, sia con l’azione che con l’inazione sociale”.

Nella seconda parte del libro emergono il desiderio e la consapevolezza della lettura, chiavi di accesso al fantastico mondo dei libri che rappresentano, a seconda dei casi, un piacevole hobby per passare il tempo, un rifugio per immergersi in microcosmi che allontanano dalla realtà, la via per apprendere ed arricchirsi intellettivamente.

Certamente, al di là delle ragioni, leggere un libro non lascia mai indifferenti, può anche non piacere ma mai suscita tiepidezza. E nel manuale di lettura consapevole ciò che l’autrice mette in rilievo è l’approccio alla lettura, che implica il desiderio. “Ci sono diverse campagne di sensibilizzazione alla lettura che sembrano segnare uno spartiacque tra le persone che non leggono, che passano come i cattivi, e le persone che leggono, i bravi.

Alla lunga questo può diventare aggressivo e negativo. Crea quasi una resistenza, un respingimento”. L’approccio alla lettura implica invece l’imprevisto. “Bisogna desiderare ed accettare di non avere il controllo di ciò che succederà. E’ una forma di ribellione a ciò che ci viene chiesto oggi e cioè, avere il controllo su tutto, sul tempo, sulla vita, sul lavoro. Sistematizzare le cose ci mette al riparo dagli imprevisti, da ciò che non conosciamo. Invece la lettura ci porta in una direzione opposta, ci orienta a non avere il controllo sulle cose e ad attraversare un mondo sconosciuto, il mistero”.

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Questo è il modo per fare esperienza. Ed arriviamo alla consapevolezza. “Leggere non è una forma blanda di intrattenimento, ci vuole consapevolezza. Leggere in maniera consapevole significa instaurare un rapporto privato e personale con quello che sto leggendo. Per questo invito sempre a diffidare dall’affidarsi ad altri su quello che vorremmo leggere noi. Ognuno fa una esperienza soggettiva con quel libro, che forse non sarà la mia. Non è un parametro sufficiente fidarsi delle recensioni, della persona esperta. Esiste il principio di democraticità della letteratura, si può spiegare solo affermando che la letteratura è un campo aperto in cui gli opposti si ritrovano”.

La pratica della lettura consapevole educa non solo a leggere bene, per l’autrice è un esercizio che trasporta necessariamente all’esterno. “Fare pratica dello sguardo, cogliere il dettaglio di ciò che succede all’interno delle narrazioni ci porta poi a guardare il mondo con occhi più attenti. E diventare così cittadini e non solo lettori più consapevoli”.

Da lettore a cittadino consapevole, portatore di cambiamenti sociali. La lettura non come semplice intrattenimento, ma esercizio dello spirito critico a beneficio della collettività. “Leggere è un atto rivoluzionario perché è in controtendenza rispetto ai canoni della nostra epoca - afferma ancora l’autrice - andiamo sempre di corsa, siamo superficiali, badiamo alla quantità delle relazioni che intessiamo e non alla qualità.

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Cerchiamo, poco o tanto, una forma di consenso. La lettura è un atto rivoluzionario perché spezza questo schema, obbliga alla lentezza, a prendere coscienza della comunità, della realtà, di se stessi, del ruolo occupato in società”. La terza parte del libro è dedicata alla forza maieutica della parola. La lettura è in genere un atto solitario, l’autrice propone, invece, una tecnica per imparare a leggere attraverso i laboratori di scrittura creativa e di lettura consapevole.

“La lettura è prima un atto solitario -sottolinea Romina - poi perché questa esperienza acquisti valore, non sia tronca, ha bisogno di essere condivisa, non per una forma subdola di esibizionismo, ma perché sono responsabile di questa condivisione per gli altri. Mettere a disposizione delle persone con cui mi relaziono, tutto quello che io ho scoperto di quel libro, quel brano dal mio punto di vista.

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Offrire all’altro il mio punto di vista e la stessa cosa farà l'altro con me, è ciò che spiego nel circolo ermeneutico. Siamo in posizione equidistante dall’oggetto libro, ognuno lo guarda dalla propria prospettiva, instaura un linguaggio personale, unico e successivamente a questa esperienza, tutto quanto si raccoglie e viene messo in comune. E potrà servire all’altro una nuova interpretazione”.

La pratica dei laboratori manca a Romina Arena. La pandemia ha interrotto anche l’iniziativa di lettura viandante “Reggio tra le righe”, luoghi delle città che diventavano laboratori en plein air. “Il mio lavoro si basa molto sulla relazione” dichiara la scrittrice che, con il testo, offre le chiavi di accesso affinché la letteratura diventi una esperienza di comunicazione e di condivisione e conclude “nell’umiltà di svolgere il servizio cui si è stati chiamati è questa la stella polare: non educare dotti eruditi, ma esseri umani spiritualmente migliori”.

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