Lo Stretto necessario

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Scuola italiana in piazza: l’insegnamento en plein air dedicato agli stranieri

L'idea è di tre giovani e "visionari" insegnanti reggini che donano il loro tempo libero a questa nuova esperienza per la città dello Stretto

“La ragione non è nulla senza l’immaginazione”, lo disse Cartesio agli inizi del XVII secolo ma la veridicità di tale adagio supera qualsiasi limite temporale. Ebbene creatività, fantasia, visionarietà insieme ad una buona dose di concretezza hanno portato alla nascita della “Scuola italiana in piazza”.

Dal 17 agosto scorso, i giorni dispari, piazza Sant’Agostino si trasforma in una vera e propria agorà dove si svolgono lezioni di lingua italiana destinate alle persone straniere residenti a vario titolo in città. Una idea balenata a tre giovani insegnanti reggini, un luogo all’aperto, un ampio spazio disponibile, una volontà efficace, una visione di speranza ed il gioco è fatto!

Giorgio Furfaro, Luca Pizzimenti e Ida Triglia sono i “visionari” che hanno messo in atto il progetto di insegnare la nostra lingua agli stranieri in piazza, una esperienza che, oggi, coinvolge circa dodici insegnanti di materie umanistiche, di cui cinque docenti certificati di italiano per stranieri e gli altri laureati in materie umanistiche o aspiranti docenti, che rappresentano le professionalità messe in campo per la realizzazione del progetto.

Educatori che hanno deciso di donare il proprio tempo libero a questa iniziativa, una esperienza nuova per la città dello Stretto. “Nuova perché è all’aperto - racconta Ida Triglia - e l’approccio all’aperto cambia molto ai fini dell’apprendimento. Il fatto che le lezioni si svolgano fuori ha,

infatti, inciso fortemente sulla instaurazione di un ambiente positivo che si è venuto a creare in piazza. E’ un’ottica alternativa alla didattica tradizionale, sia per il luogo, sia perché è intergenerazionale”. “Ci siamo resi conto che la facilità di accesso alla piazza, ha prodotto una frequenza più costante alle lezioni da parte degli studenti - chiarisce Giorgio Furfaro - in genere, invece, i corsi per gli stranieri sono a frequenza saltuaria”.

Tre pomeriggi a settimana, dalle 17.00 alle 18.30, questi i momenti dedicati alla didattica in piazza, che si svolge nel rispetto delle regole anti Covid, e Sant’Agostino cambia veste, sembra una aula scolastica en plein air, con i tavolini da esterno, le lavagne magnetiche, i pennarelli e le sedie, queste ultime offerte in prestito dal parroco della chiesa.

La scuola è frequentata da numerosi gruppi di famiglie “si registra una presenza significativa dal Kurdistan siriano ed iracheno, persone arrivate dai corridoi umanitari con grande difficoltà - racconta Giorgio Furfaro- poi ci sono molti studenti provenienti dal Marocco, Bangladesh e Sri Lanka ed, ultimamente, anche dall'Afghanistan”.

L’approccio didattico è intergenerazionale “puntiamo molto alla relazione fra le famiglie. Ci sono gruppi familiari che arrivano e si prova a far si che siano i figli ad insegnare ai genitori”. Il metodo di insegnamento, appunto, anch’esso innovativo ed orientato all'interazione ed alla condivisione, tra giovani e adulti, dei contenuti linguistici e culturali.

E’ la nuova generazione che insegna l’italiano ai propri genitori, che spesso hanno più difficoltà nell'apprendimento della lingua. Visionarietà e concretezza, ma quali sono le priorità di questo progetto?

“L’esigenza innanzitutto di voler riprendere l’attività didattica in presenza per i docenti o aspiranti tali di italiano a stranieri - spiega Furfaro - e poter fornire un servizio soprattutto agli studenti con difficoltà nella lingua e di accesso alla didattica a distanza. Molti, infatti, avevano subìto fenomeni di dispersione scolastica proprio da inizio marzo, non si erano presentati ad alcuna singola lezione in modalità a distanza, pur avendone gli strumenti. Ma non riuscendo più a capire quasi nulla, erano rimasti isolati”.

Un altro importante obiettivo è istituire un Ufficio comunale senza portafoglio per l’istruzione agli stranieri. “Vorremmo proporre di svolgere questa attività, connessa ad indirizzare gli studenti verso i luoghi dell’istruzione oppure verso noi stessi, affinchè, attraverso la conoscenza della lingua, possano socializzare, reclamare diritti, difendersi da un punto di vista economico sul posto di lavoro, altrimenti rimarrebbero in una situazione di marginalità”.

La proposta è stata già avanzata al Comune attraverso gli Stati Generali della Città. “Ci sono stranieri che hanno difficoltà ad accedere ai corsi formalizzati di italiano, che appartengono ad associazioni che non riescono ad erogare completamente i corsi - spiega ancora Furfaro - noi vogliamo sopperire a questa problematica”.

La didattica, per adesso, continua ad essere erogata in piazza, l’autorizzazione del Comune per la prosecuzione delle attività è fino al 31 gennaio 2021, salvo peggioramenti della situazione epidemiologica e sanitaria. “Malgrado la fase di incertezza che tocca anche tutte le altre istituzioni culturali, la nostra volontà è comunque di continuare a vivere la piazza - chiarisce Ida Triglia - ci siamo resi conto che il valore aggiunto dell’esperienza didattica all’aperto è un punto di riferimento multiculturale all’interno della città.

La piazza, poi, grazie all’iniziativa, è stata rivalutata. Ho cominciato a vedere questo luogo e la città da un altro punto di vista, rappresentativo di un modello di vivere insieme diverso di cui Reggio aveva bisogno”.

Il progetto ha avuto una valenza culturale a 360°, non solo mero insegnamento della lingua ma vera condivisione delle risorse relative alla cultura inerenti il territorio. Giorgio, Ida e Luca hanno organizzato, infatti, un tour in città, accompagnando gli studenti stranieri a visitare la Pinacoteca Civica e raccontando la storia di Reggio.

Ed ancora, hanno aderito all’attività di lettura settimanale con “Nati per leggere” e si è creata una rete con altre associazioni come Magnolia, che ha donato dei giochi in legno fatti a mano, con materiali di
riuso, la Biblioteca per ragazzi e Spazioteatro, con cui è stato organizzato il Bibliopride, evento nazionale dedicato alle biblioteche.

Una modalità trasversale di fare lezione che contempla svago, condivisione ed integrazione, una nuova visione che ribalta l’aspetto stesso della città. “Malgrado le difficoltà - conclude Ida Triglia - i risultati ci sono. Bisogna partire da queste esperienze alternative e visionarie, altrimenti chi avrebbe immaginato tutto questo?”.

Lo Stretto necessario

Sono nata a Reggio Calabria ma, come dico sempre, appartengo all’Area dello Stretto. E già, le mie radici affondano tra una riva e l’altra di questo fazzoletto di mare che divide (o unisce) il continente dall’isola del mio cuore. Mamma reggina e papà del messinese, più precisamente di Milazzo, dove ho trascorso la mia infanzia felice. Ho un diploma di Ragioneria e una laurea in Economia e Commercio, anche questa conseguita a Messina. Ai miei tempi la facoltà di Economia non esisteva a Reggio e ricordo le mie traversate - non sempre piacevoli - con la motonave Edra, una volta al servizio delle Ferrovie dello Stato tra le due sponde. Il mio destino sembrava delinearsi quando, nel frattempo, vinco un concorso in un ente pubblico. Un avvenire già segnato, ma dentro di me c’era qualcosa di inespresso, una potenzialità a cui ho imparato a dare voce nel tempo: la mia passione per la scrittura che mi ha consentito di tuffarmi nel mondo del giornalismo. Riesco a prendere così, il famigerato tesserino di giornalista pubblicista con iscrizione all’ordine della Calabria. E da quindici anni ormai, cerco di conciliare , a volte in modo rocambolesco, il mio lavoro con la mia passione. Da tanto tempo ho abbracciato anche il mondo del volontariato, in particolare l'associazione Unitalsi, con cui, tra l'altro, si organizzano i pellegrinaggi a Lourdes. Amo leggere, viaggiare, il cinema, i gatti e i miei amici speciali. Amo soprattutto la mia terra e il mio mare.

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