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Lunedì, 20 Maggio 2024
Lo Stretto necessario

Lo Stretto necessario

A cura di Roberta Pino

Tangerinn, il romanzo di esordio di Anechoum: una storia di partenze e ritorni tra finzione e realtà

La giovane autrice presenta, per la prima volta, la sua opera "intensamente mediterranea" nella città dello Stretto, luogo di nascita e di restanza nel cuore

Non è un libro autobiografico ma immaginazione e spunti tratti dalla realtà si rivelano un intreccio ben armonizzato. Tangerinn è il romanzo di esordio di Emanuela Anechoum “estremamente maturo e completo” come riferisce Eleonora Scrivo, che ha accompagnato la giovane autrice alla presentazione di sabato pomeriggio, nella terrazza dell’Hotel Medinblu, insieme a Daniele Amaddeo.

L’io narrante è Mina, trentenne dalle origini marocchine che, “nel tentativo spasmodico di sentirsi finalmente “giusta”, si trasferisce a Londra, dove diventa l’assistente del manager in un negozio di una catena alimentare e dove, soprattutto, vive immersa in una relazione di sudditanza con Liz, una ragazza britannica, bella, magra, convinta di detenere la verità sul femminismo, sulla giustizia razziale, economica, ecologica.

La vita londinese di Mina, costruita con grande attenzione e poca spontaneità, subisce uno stop forzato a causa della morte del padre Omar, gestore del bar Tangerinn in un paesino della Sicilia, bar dove Omar aveva cercato di creare una piccola comunità per coloro che non si sentivano accolti da quella nuova terra. Il rientro di Mina per i funerali si rivela una “restanza” malgrado le sue intenzioni e in quel luogo “dove nessuno sembra essere al suo posto, ritrova la famiglia, gli amici e soprattutto i ricordi del padre, questo mitico, inafferrabile, eterno migrante con un misterioso passato in Marocco”.

Emanuela Anechoum è la giovane autrice di Tangerinn, nata a Reggio Calabria nel 1991 con attuale residenza a Roma. Anche lei, come Mina, ha una radice marocchina da parte di padre, la madre è, invece, reggina e, dopo aver studiato a Milano, ha iniziato a lavorare nel mondo dell’editoria, prima a Londra e poi in Italia, a Roma appunto, dove si occupa di foreign rights.

Diversi i punti in comune tra l’autrice e l’io narrante del romanzo, ma, in realtà, c’è una distanza siderale tra Emanuela e Mina. “E’ un romanzo che ho costruito a partire da una base che conosco - rivela l’autrice - essendo figlia di un padre marocchino e di una madre italiana, cercando, però, di esplorare altre strade che non fossero la mia. E’ un romanzo di esplorazione non di auto narrazione, in cui c’è la protagonista, Mina, che cerca di imitare, in qualche modo l’esperienza del padre e, a sua volta, parte e poi ritorna. Tutto il romanzo cerca di rispondere alle domande, che significato hanno i luoghi per la nostra identità, per la nostra formazione? Cosa significa andar via o, invece, restare?” 

Il libro è ambientato tra Londra, il sud Italia e Casablanca, dove Mina insegue i ricordi del padre. Il sud Italia non è ben specificato, in realtà, potrebbe essere la Calabria o la Sicilia, e l’autrice ha scelto di dare una possibilità di immedesimazione più ampia.

Una storia non autobiografica, ma che ricalca, in qualche modo, la vita dell’autrice. “Ci sono aneddoti, storie ambientate in Marocco, che ho “rubato”, rielaborandole, a mio padre - racconta Emanuela - il romanzo nasce tra il 2019 e il 2020, a partire dalle proteste dei Black Lives Matter in America e da tutta la discussione che c’è stata sugli immigrati di seconda generazione in Italia. Nasce dalla necessità di narrare cosa significa davvero essere una famiglia di immigrati in Italia”.

E, al di là della narrazione, Anechoum rivela il suo sguardo, la sua visione sulla situazione degli immigrati nel nostro paese. “La mia esperienza è estremamente privilegiata rispetto alle altre - sottolinea - ho avuto una famiglia borghese e sono cresciuta nel privilegio. Non credo sia l’esperienza degli altri immigrati qui in Italia. Credo che esista ancora un razzismo sistemico che impedisce un’integrazione organica e che impedisce di dare agli immigrati quella ricchezza culturale e di lavoro aggiunta alla società che invece ci servirebbe tanto”.

Tangerin libro copertina

Pubblicato a gennaio 2024 edizioni E/O, il libro è stato presentato in varie città italiane, ma è la prima volta nella città dello Stretto. “Sono nata e cresciuta a Reggio fino ai diciannove anni, sono parte di quella generazione partita per studiare e, dopo Milano e Londra, sono tornata a Roma, non in Calabria e non è la stessa cosa. Sono tra quelli cresciuti in Calabria, che si sentono calabresi, sognano il mare, ma vivono altrove. Sono da tre mesi in tour per l’Italia e, fra tutte le esperienze bellissime fatte finora, presentare il libro a Reggio resta l’emozione più grande. E’ stato come tornare a casa” chiosa l’autrice.

“E’ apparentemente un romanzo di formazione - spiega Eleonora Scrivo - in realtà è una riflessione, una narrazione della complessità delle identità e della necessità di ciascuno di trovare una forma per le proprie contraddizioni. La protagonista Mina, figlia di padre marocchino e di madre italiana, crede che, lasciando il proprio paese, nel sud Italia, sia possibile realizzare questa ricerca di senso per poi tornare indietro, alla morte del padre, sentendosi costretta, chiusa in un ambiente soffocante da cui era voluta scappare.

E deve fare i conti proprio con la complessità dei personaggi femminili della sua famiglia, sua sorella, che rappresenta un alter ego maturo e consapevole, sua madre, che non si è saputa occupare come avrebbe voluto lei, vittima dei suoi demoni e la nonna. E proprio in questo ritorno Mina riuscirà forse ad arrendersi alla necessità di accettare che non esiste una sola strada, che non è possibile definirsi senza le relazioni che si stabiliscono con gli altri. E quindi compirà questo percorso confrontandosi con la parte della sua vita che è quella che la riporta in Marocco per ritrovare le trame che hanno condotto suo padre a partire”.

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