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A cura di Antonio Marino

Angela, la bolletta e l'incanto di una candela profumata!

Angela Luciana Arco gestisce un negozio a Reggio Calabria: infondendo serenità guida i reggini alla scoperta di fragranze e colori utili a vincere le battaglie che la vita riserva

È un luogo luminoso e profumato: è in via Aschenez che, alla decima ora di un lunedì d’aprile, ci accoglie Angela Luciana Arco.

“Tutto ebbe inizio per colpa di una bolletta!” L’esordio di Angela spiazza il Siparista: una bolletta alla base di una candela? “Allora – sorride Angela – andiamo con ordine! Studiavo giurisprudenza e, dicevano, me la cavavo abbastanza bene. Un giorno venne a trovarmi un tizio: volle che fossi io a scrivergli l’intervento per un comizio del partito comunista… Composi un testo che parlava d’amore, di pace, di giustizia sociale. Ero fiera del risultato e temevo che quel tizio non fosse in grado di pronunciarlo bene: decisi di leggerlo io. Mi presentai sul palco e…mentre stavo per rivolgermi alla folla, notai un brigadiere, un giovane carabiniere davvero bello. Ne rimasi
folgorata…”

Gli occhi di Angela tradiscono l’identica emozione vissuta quel pomeriggio: “i miei genitori erano fiorai e, qualche tempo dopo, un appuntato, nostro cliente, portò in negozio quel brigadiere, presentandomelo… Ebbe inizio così la nostra storia d’amore…”

Il racconto di Angela è sereno e struggente. Ricorda il passato come fosse evento appena vissuto, con eguale gioia: “abbandonai giurisprudenza per sposarmi. Poi, con due figli piccoli ripresi gli studi. Diedi il diritto privato col bimbo che, durante le ore di studio, giocava a cavalluccio sulla mia schiena… Affrontai il penale e, studiato già metà libro suo, mio marito e io ricevemmo una costosissima bolletta dell’Enel.

Per un disguido ci fecero pagare in un'unica soluzione l’energia consumata in diverse mensilità. Ci trovammo spiazzati, anche perché avevamo da poco acquistato l’automobile. Avremmo potuto chiedere serenamente aiuto, volevamo però risolvere da soli il problema…”

Ecco il colpo di scena: “una vicina, in casa, avrebbe tenuto una di quelle riunione dove ti mostrano l'utilità di un qualche oggetto, convincendoti all’acquisto… Non ero entusiasta di prender parte a simili incontri; la signora Battaglia insistette, mi convinse. Fui talmente entusiasta che, ri-abbandonata nuovamente la facoltà di giurisprudenza, finii io ad avere la rappresentanza di quell’oggetto. Partecipai al corso formativo col bimbo piccolo fra le braccia e la più grandicella seduta accanto a me ad aspettare…l’agognanta valigetta, simbolo del rappresentante!”

Angela si entusiasma, comincia a girar la Calabria e, al termine del primo mese di lavoro, vince un pure un premio. Nel frattempo, rammenta, “risposi a un annuncio di lavoro. Venni convocata per il colloquio e divenni rappresentante d’orologi. Il lavoro, pur andando bene, sottraeva tanto tempo: temevo di trascurare i miei figli, ancor piccini. Decisi di chiedere a Gesù se stavo percorrendo la giusta via: andai a Paravati, beccando una gran folla che attendeva Natuzza.

Mi feci coraggio e bussai alla porta della casa privata: aprì il signor Pasquale, marito di Natuzza, uomo burbero a detta di tanti. Chiesi di vedere Natuzza, mi disse di aspettare qualche istante. Poco dopo, saltando una gran fila, venni chiamata. Sottoposi a Natuzza i miei dubbi. Mi rispose: "perché Gesù non dovrebbe esser contento del tuo impegno lavorativo?" Stava, Natuzza, con le braccia conserte. Prima di lasciarmi andar via mi segnò con le dita sulla fronte. Un segno di croce. Uscendo notai che la mia fronte era unta…”

Le gambe di Angela continuano, quindi, ad attraversare l’intero territorio calabrese. Nei giorni liberi, è il marito, in servizio, dicevamo, nell’Arma dei Carabinieri, ad accompagnarla, unitamente ai bambini: “cucinavo alle sei del mattino, caricavamo la macchina e…via…!”

Trasformatasi in rappresentate di gioiello, un dì Angela, per venire incontro alle difficoltà di un’amica, entra in contatto, per la prima volta, con le candele profumate. Ne rimane entusiasta: “comincio a collaborare con coloro che avevano la rappresentanza delle candele profumate in Calabria e Sicilia. Dapprima ne divento io rappresentante, per la nostra regione: poi, un bel giorno, si decide di aprire un punto vendita esclusivo.

Ed eccomi qui, nel mio "Vasta Gioie", fra candele e fragranze…” Ora, si sa, il Siparista è un gran curiosone. Comincia, così, a pungolare Angela con domande un po' più personali…: “una fragranza che mi rappresenta? La black coconut, un intreccio di cocco, legno di cedro e fiori tropicali.

La colonna sonora adatta a un’atmosfera creata da una candela profumata?

Soltanto Elton John potrebbe esserne all’altezza. E se rimanessi chiusa in negozio farei in modo d’avere quel libro, di un autore francese, sulla creazione delle candele profumate…”

Angela è felice del lavoro che, quotidianamente, le consente d’essere libera e indipendente: “accolgo con gratitudine il cliente. Mi accosto offrendo, se è opportuno, un suggerimento. Non impongo nulla giacchè ciascuno di noi, a seconda della propria storia, sarà di certo rapito da una fragranza diversa rispetto a quella che al mio cuore suscita emozione, serenità…”

A collaborar con Angela è Rex, un giovane uomo che, confida Angela, “mi venne in aiuto allorquando rimasi senza collaboratrice. Ero persa. Lui, Alex, che già conoscevo, poiché parte di quel clan di uomini e donne da sempre nel commercio, in special modo nel settore delle candele profumate, si offrì di darmi una mano. Vengo io ad aiutarti!, mi disse. E son contenta: mi aiuta, con lealtà, professionalità e serenità”.

Un’ultima curiosità: perché "Vasta Gioie"?

“Vasta è il cognome di mio marito. Gioie…beh…gioielli son le candele, gioie son quelle che provengono da questo lavoro così particolare…”

In negozio comincia a entrar gente, anche alcuni ragazzi di una scuola del Cosentino, in visita in città. È tempo di lasciare Angela al suo lavoro. È tempo d’annotare sul taccuino i motivi, forniti da Angela, che spingono l’uomo d’oggi a custodire, in casa, una candela profumata: “la candela mette gioia, evoca ricordi, esorta a vivere, a vivere bene, sfidando le difficoltà, rendendo felici quanti ci stanno accanto, riscaldando coloro che vivono il tempo della solitudine, brindando con chi sta nella festa…”. Buona vita Angela…e….grazie!

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