Scalino19

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A cura di Antonio Marino

L'odore del teatro e la magia del cinema: a spasso dietro le quinte con Luciano Pensabene

Il siparista si intrattiene con il figlio di Ettore, violinista, attore, drammaturgo, regista e…sportivo mancato! L'esperienza in Rai, l'amore per CatonaTeatro e per la grande bellezza dell'arte

“Sognavo d’essere cestista, il basket stava per rapirmi… Poi, però, papà mi fece riflettere…”. Luciano Pensabene è figlio di Ettore, l’uomo che scelse di consacrare l’intera esistenza alla drammaturgia. Ecco perché, dinanzi ai desideri sportivi del figliuolo, Ettore svestì i panni dell’attore per lasciar solo la pelle del Maestro di vita: “Nello sport non hai alternativa: devi sfondare. Altrimenti hai solo rincorso un qualcosa d’effimero.

L’arte, invece, la drammaturgia, al pari della regia e della produzione teatrale, ti offrono intanto l’opportunità di studiare, vivere incontri e allargare i tuoi orizzonti cognitivi ed umani. E poi, essendoci il talento, potrai scegliere dove attraccare con la tua barca: nel porto illuminato dalle luci della ribalta oppure nel porticciolo del dietro le quinte, dove sta la regia e l’organizzazione…”

Luciano non protestò e, giacchè in casa abitava fra libri e copioni, abiti di scena e trucchi, progetti e sacrifici, scelse il legno del palcoscenico piuttosto che quello dei campi di pallacanestro… Fatto sta che papà Ettore, in principio, indirizza Luciano alla musica: “cominciai, a Catona – ricorda Luciano – a frequentare delle lezioni private. Mi recavo da un maestro, e fu il violino ad affascinarmi. Così, riuscii ad entrare in conservatorio, frequentando, al contempo, l’annessa scuola media, allora ubicata sul Ponte della Libertà”.

Nel frattempo, però, prosegue Luciano, “nasceva CatonaTeatro. La Polis Cultura, cooperativa di promozione culturale, si sviluppava, cominciando pure a mettere in scena sue produzioni, sfruttando testi di Pirandello, di Cechov… E l’Estate Catonese, grazie all’entusiasmo di Ettore Pensabene e Lillo Chilà, diveniva, appunto, CatonaTeatro.

Senza dimenticare l’entusiasmo del pubblico, numerosissimo e proveniente da ogni dove, e il gran lavoro attorno a quelle nostre prime produzioni: coinvolgevano la stragrande maggioranza delle famiglie del territorio catonese, tra attori, tecnici, addetti alla scenografia”.

A cavallo, poi, tra il 1988 e l’89 “Ettore Pensabene incontra il siciliano Walter Manfrè: il regista e prim’attore messinese, uno dei più grandi e più innovatori uomini del teatro italiano, portandosi appresso un bagaglio d’esperienze e intuizioni di gran valore, diviene direttore artistico, nell’89 e fino al 2014, di CatonaTeatro. Ha inizio così l’ascesa di un Festival oggi conosciuto, riconosciuto, in campo nazionale”.

Logicamente, sottolinea Luciano, “Ettore presenta Lillo Chilà a Manfrè: a Catona cominciano a sbarcare compagnie e produzioni nazionali, mentre la Polis mette in scena opere drammaturgiche di Ettore, come "L’amorosa favola di Glauco e Scilla".

Ma, in tutto ciò, Luciano che fa? “Decido ch’è giunto il tempo di dedicar tutto me stesso al Teatro. Provo l’ingresso alla romana "Silvio D’Amico", ma è all’Accademia d'Arte Drammatica della Calabria-Scuola di Teatro, con sede a Palmi, che vinco il provino”.

Era l’Accademia fondata da quel Luciano Lucignani, regista, sceneggiatore e critico teatrale, che, negli anni della formazione, ebbe come compagni Uomini come Vittorio Gassman, Luciano Salce, Vittorio Caprioli, Adolfo Celi, Mario Landi. Nei quattro anni trascorsi in Accademia, a Palmi, “approfondendo – evidenzia Luciano – tanto la figura dell’attore che quella del regista, entro in contatto con Gianni Diotaiuti, Edoardo Siravo, Paolo Giuranna, Alvaro Piccardi, Franco Però. Non a caso, dall’Accademia di Palmi sono usciti Vanessa Gravina, Giuseppe Zeno, Peppino Mazzotta, Teresa Saponangelo, Fortunato Cerlino”.

Poi, però, “influenzato da mia sorella, m’appassiono al cinema. Decido, così, di trasferirmi a Roma, dove – e gli occhi di Luciano sembran quasi vivere, nuovamente, in presa diretta, quel passaggio – resto circa tre anni. Sto sui set cinematografici, ho l’opportunità d’esser comparsa o figurante, prendo parte ad alcune produzioni cinematografiche, incrocio Maestri del calibro di Ettore Scola, Mario Monicelli, Bernardo Bertolucci, Giuliano Montaldo, Emidio Greco, Mimmo Calopresti, Franco Maresco, Fernando Solanas”.

E mentre sta tra un ciak e l’altro, “un’amica m’informa che la Rai regionale, a Cosenza, sta per lanciare un corso su cinema-tv-teatro. Partecipo, superandola, alla selezione: è qui – nel frattempo ho lasciato Roma, abbracciando Cosenza, dove rimarrò ben ventun’anni! – che scopro, definitivamente che la mia vera vocazione alberga nel…dietro le quinte. È il lavoro che sta dietro la messa in scena, è la regia, è l’organizzazione dell’evento ad entusiasmarmi.

E a Cosenza conosco Agata Guttadauro, una siciliana di Bagheria con una vita interamente dedicata alla musica, allo scrivere e soprattutto all’immagine. La Guttadauro – continua Luciano – fondò a Rende, negli anni ’80, l’Edilight, una società di broadcast operante nel sempre più arrembante mondo di video e produzioni. Si occuperà, Agata, di documentare il meglio della postavanguardia teatrale italiana, che negli anni ‘80 domina dibattito e nuovi linguaggi: è stata, per esempio, l’interlocutrice principale per le riprese di videoteatro dei mitici Magazzini (Criminali).

E per 11 anni ha anche promosso e diretto a Cosenza il Festival del Cinema In-Visibile: il territorio ha potuto incontrare autori e vedere quelle opere – iraniane, cinesi… - negate alla provincia dai canoni commerciali. Una mirabile opera di divulgazione”.

Insomma, chiosa Luciano, “la Guttadauro m’ha permesso d’innamorarmi del cosiddetto videoteatro. E assolutamente formativo, nonché affascinante, è stato lavorare anche al suo immenso archivio, un giacimento culturale prezioso, unico, anticipatore di quel che poi, oggi, è…normale realizzare…nel campo della video e post-produzione”.

Ora, però, ribaltando la domanda di prima: e CatonaTeatro? “Renato Carosone, Gigi Proietti, Franca Valeri e tanti altri s’alternano a Catona – rievoca Luciano – e nel 2006, poiché papà per motivi di salute è costretto a lasciare l’impegno nella Polis Cultura, entro io nel Cda. 

E, a un certo punto, con l’indimenticato Nicola Petrolino, m’invento "Verso Sud", una rassegna cinematografica, giunta alla quindicesima edizione, che nasce con l’intento di valorizzare, pertanto scoprire e gustare, pellicole che esaltano colori, sapori e saperi del Sud, sia inteso come area geografica, sia vissuto come posto dell’anima”.

E se a “Verso Sud”, in questo nostro 2024 verranno proiettati film dal calibro di “Il mio posto è qui” (tratto dal romanzo di Daniela Porto, è una profonda ed emozionante storia di riscatto femminile ambientata nella Calabria degli anni ’40), “Io capitano”, “La festa del ritorno” (dal romanzo di Carmine Abate, ambientato in un paesino arbëresh), “L’altra via”, “Se solo fossi un orso” e “I limoni d’inverno”, sul proscenio di CatonaTeatro, giunta alla XXXIX edizione, si alterneranno Emilio Solfrizzi con il suo “Anfitrione”, “Shine! Pink Floyd Moon”, Francesco De Gregori, Tosca, Enzo Gragnaniello, Tuccio Musumeci e “La giara”, Renganek – “aggiuntisi proprio in queste ore..” precisa Luciano – il camilleriano “Troppu trafficu ppi nenti” con Angelo Tosto e Ruben Rigillo e Vincenzo Volo, Carmen Consoli e, in apertura, il 20 di luglio, Giovanni Scifoni.

La tazzina del caffè, vuota, su di un tavolino sul nostro corso Garibaldi, è oramai ghiacciata. È giunta l’ora del commiato. Un’ultima domanda, però, il Siparista la lascia pervenire: ma, in quest’epoca complicatissima, dove trovate il coraggio per andare avanti? “Lillo Chilà e caparbio. Non s’arrende e, pertanto, non ci arrendiamo. Le difficoltà sono tante. Chi guarda dall’esterno forse non coglie la complessità che caratterizza un percorso che, per il cartellone estivo, incomincia in gennaio. È subito dopo capodanno che cominciano ad arrivare proposte: arrivare, sottolineo!

CatonaTeatro è Festival conosciuto, gli attori ci tengono ad esserci. E Lillo Chilà è uomo che sa tessere relazioni, mantenere amicizie, cucire incastri di date e necessità svariate. Lillo, ad esempio, se ora glielo chiedessimo, alzerebbe subito la classica cornetta per invitare, che ne so, Serena Autieri… Ha una grande sensibilità culturale e scenografica.

Peccato che opera nell’ombra, in quel dietro le quinte che non consente la giusta, meritata, visibilità. Andrebbe premiato per la forza, l’entusiasmo, l’intuito artistico che ci mette, ogni anno, nel mettere a punto, dapprima CatonaTeatro, quindi la versione invernale, del Cilea, “Le Maschere e i Volti”, il cui cartellone proprio in questi giorni stiamo definendo”

Ci sarebbe, ancora, da chiacchierare su “Franco Scaldati e Leopoldo Trieste, due miei illuminati maestri”, oppure su quel “La Violenza, spettacolo mio su Pippo Fava, recensito da Il Venerdì di Repubblica”, ma dobbiamo, davvero, lasciarci. Incamminandoci, diretti all’edicola, imprescindibile quotidiano appuntamento, fisico e cartaceo per il Siparista, sfogliamo Facebook, imbattendoci in un post della pedagogista teatrale Irene Polimeni.

Condivide un frammento tratto dal saggio “Walter Manfrè e il teatro della persona”, scritto nel 2015 dal mestro della critica Ugo Ronfani. Insomma, aveva proprio ragione Antonello Venditti…”che fantastica storia è la vita”… Buona vita Luciano, e grazie!

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