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Venerdì, 21 Giugno 2024
Scalino19

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A cura di Antonio Marino

Franco Arcidiaco, il dinamismo dell’inchiostro e una vita a "strillare": solo la cultura ci salverà

Già nella culla, nel 1953, respirava quel bel profumo di quotidiano appena sfornato. A tu per tu con l'editore reggino, il suo pensiero sul ponte sullo Stretto e Spazio Open, una realtà in ascesa

È una grande sala, luminosa, ariosa, accogliente. È in Via Filippini ed è, ebbene si, quella sala che vede nascere e crescere uno degli strumenti essenziali nella vita dell’uomo che sogna d’esser libero, audace, propositivo, coraggioso, creativo.

Tale strumento è, ovviamente, il libro: tale sala altro non è se non lo Spazio Open di Città del Sole edizioni. Ad attendere il Siparista – l’amico curiosone del martedì – è Franco Arcidiaco. Sorridente, fraterno come con chiunque, Franco esordisce così: “nasco cullato dal profumo dei giornali appena stampati; nelle mie vene scorre inchiostro e, per me, il piombo ha un significato buono: è colui che rende eterna una storia, incidendola su quel foglio che, in tanti casi, diviene parte di archivio, elemento di consultazione, motivo di studio”.

Franco è uno dei figliuoli di Antonino Arcidiaco: “papà lavorava in tipografia. Vi lavorava all’interno: poi, però, mai domo, si dedicava, con interessante successo, allo strillonaggio. Era bravo papà ad organizzare il gruppo degli strilloni, coloro, cioè, che, in strada e nelle piazze, catturavano l’attenzione del passante con l’annuncio dei titoli del giornale, convincendolo all’acquisto di una copia…”

La tipografia, dove Antonino Arcidiaco lavorava, che poi era una sorta di agenzia di distribuzione dei gionali, che lì venivano stampati, stava “in Via Re Ruggero – rammenta Franco – praticamente difronte la Federazione Provinciale del Partito Comunista.

Proprietario della tipografia era don Antonino Siclari, un signore che, al termine del suo giorno lavorativo, lasciò proprio a mio papà struttura e mestiere…!” Ha così inizio la storia dell’agenzia di distribuzione stampa Arcidiaco, o meglio, “Granillo&Arcidiaco – precisa Franco – poiché, nel frattempo, rilevata l’attività dal Siclari, papà trasferisce il tutto in via Nino Bixio, creando società con Oreste Granillo”.

Ma, in tutto ciò, l’adolescente Franco, che ruolo gioca? “Ho studiato dalle Suore di San Vincenzo. Lì, nella loro cappella, ricevetti la Cresima: mi unse mons. Ferro e fu mio padrino Oreste Granillo. Finite le ore di scuola scappavo in agenzia: ho un ricordo vivo, nitido, di tutti quei giornalisti che venivano in via Re Ruggero, a ritirar le copie omaggio o a far loro la cosiddetta "mazzetta" di giornali, l’affascinante malloppo fatto d’una copia per ciascuna testata, locale e nazionale”.

Gli anni, intanto, volano via rapidi, l’agenzia cresce e Reggio, all’alba degli Anni ’70 si rivolta. Franco ricupera da una libreria a…scansie ovali…una copia de "Boia chi molla. 14 luglio 1970", volume redatto a quattro mani dallo stesso Franco insieme a Daniela Pellicanò: “sfoglialo. Anzi, vai a pagina 8: trova il passaggio in cui racconto che, avendo le mani annerite dall’inchiostro dei giornali, la cui distribuzione avevo appena terminato, venni scambiato da alcuni celerini per uno di quelli che, con le mani sporche, aveva combinato qualcosa. Cercarono di acciuffarmi, scappai, urlai, papà mi sentì e, pure lui con le mani nere – non c’era acqua causa guasto nei bagni – riuscì a sbrogliare l’equivoco…”

E se giovanissimo comincia a collaborare con Paese Sera, nel luglio del 1976 diviene ispettore di diffusione per Calabria e Sicilia del neonato quotidiano Repubblica: “nonostante l’agenzia di famiglia cresceva ulteriormente, richiedendo tanto impegno e sacrificio, chiesi a mio padre di poter tentare un qualcosa di diverso, seppur sempre dentro alla carta stampata.

La Repubblica cercava ispettori che portassero il quotidiano in ogni edicola d’ogni paesino d’Italia e riuscii ad ottenere l’incarico. Ed ogni qualvolta v’era una riunione, a Roma, mi ritrovavo a stare sullo stesso piano della redazione: vidi giornalisti dal calibro di Scalfari, provai l’ebbrezza dell’esser parte di una redazione di un quotidiano a tiratura nazionale e nella Città Eterna e…tornai nella nostra Reggio…" 

Nel 1977, però, “essendo ancora a Repubblica, godendo di buona fama nella organizzazione dello strillonaggio – anch’io come papà! – venni mandato a Bologna, dove il sindaco Zangheri, comunista, era alle prese con il Movimento del Settantasette. Lì, a Bologna, studiava una mia amica: la coinvolsi nello strillonaggio. Portò, a sua volta, una sua amica. Si chiamava Antonella Cuzzocrea: ci conoscemmo e…oggi siamo sposati, da quarantatrè anni…!” Logicamente Franco, col passar dei giorni e dei mesi, continua a scrivere e a stampare e a distribuire: collabora con testate nazionali e prosegue l’opera dell’agenzia di famiglia.

Negli Anni ’90, però, complice la crisi dell’editoria, Franco cede la distribuzione dei giornali: “decisi di concedermi un anno sabbatico. Mi dedicai ad una delle mie creature, il giornale Laltrareggio, e misi in piedi Media Services Sas. Nel 1997 con Antonella, mia moglie, fondo Città del Sole edizioni”.

Ora, in verità, sarebbe cosa buona e giusta narrare l’intera chiacchierata intercorsa tra il giornalista ed editore Franco Arcidiaco e il Siparista: una chiacchierata piacevole, formativa per il Siparista. Franco spazia dall’entusiasmo che caratterizzò i giorni di creazione de “Il Domani della Calabria”, “anche se, a onor del vero – sottolinea – papà mi sconsigliò di creare un dorso regionale, sostenendo che noi calabresi non abbiamo mentalità regionale, evidenziando che un reggino non è assolutamente interessato a quel che accade a Cosenza o Catanzaro e viceversa…”, passando per la “tessera del Partito Comunista che presi a diciassette anni, restando, tutt’oggi, fiero e convinto comunista”, alle scelte politiche caratterizzanti l’Unione Sovietica e l’America e l’Italia.

E se “Fellini e Angelopoulos sono i due registi miei preferiti”, in merito al ponte di salviniano desiderio Franco offre al Siparista un intrigante termine: “solastalgia. Secondo l’enciclopedia Treccani è lo stato di angoscia che affligge chi ha subito una tragedia ambientale provocata dall’intervento maldestro dell’uomo sulla natura.

Noi, reggini e messinesi, stiamo vivendo questo stato: a me non interessa quel che verrà costruito, terrorizza quel che verrà distrutto. C’è un’etica paesaggistica da considerare, da salvaguardare. Per non parlare di quello studio, opportunamente fatto sparire, che spiega come la Città di Messina resterà, per diversi mesi lungo l’arco dell’anno, all’ombra del ponte…” Un suono di campane, in lontananza, annuncia ch’è giunto mezzogiorno: il lunedì mattina è portatore di angosce e turbamenti.

Se, però, lo trascorri con Franco Arcidiaco lo vivi in maniera dinamica, ritrovandoti ora a Botteghe Oscure, a Roma, ora sulla Piazza Rossa in quel di Mosca, ora nei corridoi del nostro Palazzo San Giorgio, che vide Franco membro dello staff del sindaco Giuseppe Falcomatà dal 2014 al 2019.

E se gli editoriali di Arcidiaco, oggi, possiamo incontrarli in diverse testate online, è all’interno dello Spazio Open che si coglie, in maniera limpida e concreta, la vocazione di Franco, di Franco e Antonella Arcidiaco: dare a chiunque l’opportunità di rendere una storia parte dell’altrui storia, dare ad ognuno l’opportunità di stringere tra le mani l’unica arma capace di stravolgere l’ordine costituito.

Il giapponese Haruki Murakami da qualche parte scrisse che “se leggete solo i libri che stanno leggendo tutti gli altri, state pensando solo ciò che chiunque altro sta pensando”: Franco Arcidiaco offre – anche dirigendo la Biblioteca comunale Antonino Arcidiaco di San Lorenzo – all’Uomo del XXI secolo la possibilità di scoprire nuovi orizzonti, di tentare nuove speranze, di addentare nuove terre, con libri e contenuti diversi, intriganti e sconquassanti perché non scontati o meramente banali, frutto di un capillare lungimirante innamorato lavoro sul territorio, cittadino, provinciale, regionale, nazionale.

È giunto il tempo dei saluti: percorrendo, direzione mare, via Giudecca, lasciamo che l’occhio dipinga di rosso l’assolato cielo sopra lo Stretto. Un rosso non ideologico: un rosso tipico dei migliori nostri tramonti. Quei tramonti che stimolano il sogno, istigano il progetto, esortano l’azione. Quei tramonti che sanno di inizio nuovo. Proprio come…quella…sensanzione che provi dopo aver chiacchierato con Franco Arcidiaco: lo saluti, volti le spalle per andar via, subito avverti in te la voglia d’impegnarti per rendere migliore ciò che ti circonda, animato o inanimato. Scherzi che solo un…compagno che ha a cuore le sorti dell’altro…compagno può combinare… Buona vita Franco …e… grazie!

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