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Lunedì, 26 Febbraio 2024
Scalino19

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A cura di Antonio Marino

Un viaggio unico dentro l’Ariston, croce del cantante e delizia dello spettatore

Un libro ripercorre la storia di un teatro ch’è parte integrante della vita, dei sogni, delle mode dell’italico popolo

Domenica uggiosa, piovosa. Palpebre pesanti, poche ore di sonno messe in cassaforte. L’ultima serata del Festival di Sanremo s’è conclusa intorno alle 3, una quindicina di minuti prima che l’orologio del soggiorno segnasse le 3. Il signor Camillo sceglie di non scegliere: non uscirà di casa per l’intera giornata, non opterà per le due o tre ipotesi di cose da fare/vedere che aveva appuntato in testa.

Risprofonda sul divano, in tarda mattinata: s’alza di scatto, va alla scrivania. Sotto un grattacielo di settimanali, ritagli di quotidiani e libri, recupera “La scatola magica di Sanremo”. L’editore Salani l’ha mandato in libreria il 16 gennaio 2024.

Il Signor Camillo s’immerge nella lettura, e di tanto in tanto annota qualche parola. Lo lasciamo leggere: a noi, a sera, allorquando il Camillo si trasferisce in cucina, per verificare a che punto è la cottura dei triangolini di pasta fillo ripieni di pomodoro e melanzane fritte, opera della moglie, a sera, dunque, a noi non resta che navigare fra le righe e le considerazioni sue!

Walter Vacchino, proprietario insieme alla sorella Carla del cinema-teatro Ariston, in combutta con Luca Ammirati, responsabile della sala stampa del medesimo Teatro, mette nero su bianco la storia di Carlo Vacchino, il capostipite, di suo figlio Aristide, e dei figli di quest’ultimo, Carla e Walter.

Pertanto, con un gusto al quanto biografico e autobiografico, “La scatola magica di Sanremo” è il racconto di vicende, aspettative, sacrifici, paure, urla, note, battute, che solo i mattoni e le poltrone dell’Ariston avrebbero potuto spifferare. Oppure un Vacchino! E così è stato!

Tutto inizia nel 1907, allorquando l’imprenditore Carlo, rilevando, in quel di Sanremo, i locali dell’Eden Concert, dà vita al Cinematografo Sanremese. Morto Carlo, nel 1918, l’impresa scivola nelle mani della vedova, Emilia Accatino, e dei figli, Aristide, undicenne, e Margherita, che, però, la tubercolosi, nel 1921, la priverà di veder progetti su carta divenire realtà in cemento e velluto…

Aristide “sente una specie di fuoco dentro che lo spinge a non fermarsi mai e a tentare di ottenere sempre di più. Ogni volta che consegue un risultato, spinge l’obiettivo più in là”. E tra nuove compere immobiliari e periodiche ridefinizioni di spazi e destinazioni, il visionario Aristide s’innamora e sposa Pinina, dando poi vita a Carla e Walter!

E, pagina dopo pagina, s’arriva al 1977: da quell’inverno il Festival della Canzone Italiana, fin lì custodito dal Casinò, s’accasa all’Ariston, la cui inaugurazione era avvenuta il 31 di maggio del 1963.

Insomma, “La scatola magica di Sanremo” è un libro ch’è al contempo narrazione e formazione: dona la storia di un teatro, di un Festival, del movimento musicale e cinematografico italiano e internazionale, e, contestualmente, sprona il lettore a non arrendersi mai, a credere nei sogni, a farsi visionario capace di vivificare…lungimiranze e progetti.

E poi, mette pure in guardia in merito al rapporto tra datore di lavoro e dipendenti: “quando i dipendenti si rivolgono ad Aristide hanno l’impressione che ogni problema possa essere superato. Aristide capisce le loro esigenze e li porta spontaneamente nella giusta direzione, anziché forzarli”. Pertanto: Walter Vacchino e Luca Ammirati danno al lettore un buon manuale di…sopravvivenza! 304 pagine che spronano a esser curiosi, a essere ricercatori attivi di sempre nuove sperimentazioni, in ogni campo, non solo in quello cultural-musicale!

E ancora: Vacchino e Ammirati raccontano la vita che si sbroglia tra pellicole da proiettare e spettacoli da accaparrarsi. Tra incassi da custodire e necessari rischi da correre. Tra nuotate nel mar ligure a mezzogiorno e partite a tennis al medesimo orario! I triangolini di pasta fillo son pronti; il profumino s’è sparso in casa e il Signor Camillo torna in soggiorno per apparecchiar la tavola.

Noi torniamo sui viottoli della quotidianità. In testa ci girano note e parole che Brunori Sas incise nel dicembre 2016: “te ne sei accorto, sì/ che passi tutto il giorno a disegnare/ quella barchetta ferma in mezzo al mare/ e non ti butti mai?”

Versi in contrasto con le gesta di Aristide Vacchino: l’audace imprenditore che seppe sempre buttarsi, nonostante i rischi, nonostante i calcoli. D’altronde, un dì, il drammaturgo americano Neil Simon chiosò: “se non si rischiasse mai nella vita, Michelangelo avrebbe dipinto il pavimento della Cappella Sistina”.

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