Mercoledì, 17 Luglio 2024
Scalino19

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A cura di Antonio Marino

"L’età fragile" coinvolge ed esorta a custodire la memoria del proprio territorio

Il libro della scrittrice Di Pietrantoni, edito da Einaudi, candidato al Premio Strega, punta anche a salvaguardare i rapporti d’amicizia, a non lasciarsi vincere dai desideri speculativi di sedicenti imprenditori

Ogni alba, si sa, porta colori, profumi…e novità! Il Signor Camillo, il nostro amico lettore del venerdì, due giorni orsono s’è svegliato con un pezzetto di labro e una porzioncina di lingua ribelli: apparivano sonnacchiosi, anestetizzati, menefreghisti alle indicazioni del padrone!

E così, quell’alba accaldata s’è trasformata in una piccole corsetta con direzione il medico curante, per capire il perché di cotanta ribellione…! La prescrizione medica prevedeva assoluto riposo e piccole e insidiosissime pillole che fan del paziente un marciatore: divano-bagno-divano senza soluzione di continuità!

Ma il Signor Camillo, e pure questo si sa, non ama lasciar giungere il tramonto senza aver sfogliato un libro, leggendone almeno un paio di pagine. E così noi, nonostante l’inciampo sanitario, ci ritroviamo comunque gli appunti, freschi freschi, dedicati ad un volume intrigante come le montagne d’Abruzzo. Ma, lasciamo che a parlare sia Camillo.

Portato in libreria da Einaudi il 28 novembre 2023, “L’età fragile” è il libro che permette a Donatella Di Pietrantonio d’esser dentro la sestina che si contenderà, il prossimo 4 di luglio, il Premio Strega. È un libro scritto come…se dovesse immediatamente divenir film: il lettore viene condotto dall’autrice ora nella vita e nell’agire di un personaggio, ora nella casa o nelle terre d’un altro personaggio, con delicatezza, quasi in punta di piedi, consentedo, così, al lettore di scoprire, praticamente in simultanea, le gioie e i dolori che affliggono quanti animano le pagine della Di Pietrantonio.

E così il lettore si ritroverà rapito dalle storie di Osvaldo, Lucia e papà suo, Ciarango, la Sceriffa, Vasile, Amanda, Dario, la Grimaldi e il maresciallo Capasso: storie che, tutte insieme, trovano un unico, determinante, punto d’incontro. È l’oramai chiuso campeggio di Dente del Lupo, sull’Appennino, scenario di un macabro accadimento: il fattaccio portò, potremmo dire, al fallimento del campeggio, alla sua chiusura.

Ma quel campeggio, quelle terre, quei monti, erano sostentamente per tanti: il fattaccio li ha lasciati privi di lavoro e di speranza. E nonostante siano passati tanti anni, quell’accadimento turba quanti vissero quella tragica notte. Donatella Di Pietrantonio ha il merito di mettere nero su bianco un libro che, in maniera originale, indaga sugli effetti che un fatto di cronaca crea in coloro che restano ai bordi del terreno delimitato dal nastro posto dai carabinieri.

Si può azzardare a dire che “L’età fragile” è il romanzo più politico e sociale di Donatella Di Pietrantonio: un romanzo che ci racconta la difficoltà di una comunità di superare il trauma collettivo, che ha paura di riconoscere la sua responsabilità e che fa di tutto per nascondere il proprio dolore. Dal passato, però, non si può mai fuggire, anzi, si è sempre costretti a tornare, in quanto i nostri luoghi, anche se cambiano, depositano la memoria del passato.

Se, dunque, non si può distruggere un luogo e fuggire dalla sua memoria, l’unica cosa che resta per espiare le proprie colpe è raccontare il trauma, rompere la cortina di silenzio per redimere le vittime del passato e per liberare i sopravvissuti dalla vergogna. Tant’è che Lucia racconta ad Amanda, sua figlia, i motivi di quell’insofferenza che spunta ogni qualvolta papà suo parla di Dente del Lupo: e narrandole quell’epoca e quella notte, sussurrerà pure tutto il suo dolore, il suo imbarazzo, per, come dire, aver dato buca ad un’amica, Doralice, coinvolta, fortunatamente senza conseguenze, nel fattaccio…

E quando un imprenditore, tal Gerì, decide ch’è giunto il momemto per cominciare a comperare i terreni confinanti con l’ex campeggio, mirando poi ad accaparrarsi anche la terra ch’è di Lucia e Osvaldo, proprio il defunto campeggio, il lettore coglierà, con drammatica forza, il valore negativo del silenzio comodo: “al paese mi aspettavo tutto un parlare.

Non è stato così. Ognuno ha saputo ed è rimasto zitto. Abbiamo perso di colpo un senso di importanza che il clamore intorno al processo ci aveva dato. Quel nome, il Dente del Lupo, per sempre associato al delitto. La vergogna è scesa su di noi”. Insomma, è un libro utile a tutti coloro che, con troppa facilità, decidono, per comodità o vigliaccheria, di nascondere, nel fondo di un cassetto, la storia, le luci e le tenebre caratterizzanti un territorio, un paese: non si fa memoria sol delle cose belle, si compie memoria anche dei fatti e dei volti birichini – o disonesti… - ricordandone gli errori, evitando di replicare sbagli e sofferenze.

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"L’età fragile" coinvolge ed esorta a custodire la memoria del proprio territorio
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