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A cura di Antonio Marino

La bottega del giurista e il segreto de "La fantasia nel diritto" del prof Panuccio

Quarant’anni fa la pubblicazione curata dall'indimenticato professore di Reggio Calabria: un libro oggi necessario per chi desidera continuare a ragionare e sognare con la propria testa e col proprio cuore

Il caldo, oramai, ha preso il sopravvento: il Signor Camillo, l’Amico lettore del venerdì, giace in veranda, attorniato da ortensie e lavanda. È lì, su di una bianca poltroncina, che intercettiamo il suo celebre taccuino dalla morbida copertina. E ci lasciamo vincere dalla voglia di sorseggiare gli appunti suoi…

Trovandomi in mezzo a due particolari ricorrenze – il centenario della nascita, 4 dicembre 1923, e l’ottantesimo anniversario del conseguimento della laurea in giurisprudenza all’Università di Messina, 18 novembre 1944 – ho rimesso sul comodino “La fantasia nel diritto”, 138 intriganti originali pagine che, quarant’anni orsono, nel gennaio dell’84, Vincenzo Panuccio – il…protagonista delle suddette ricorrenze! – pubblicò con l’editore Giuffrè.

Ora, sfogliando il libretto, è particolare l’immagine che sorge nell’intimo del lettore: ecco spuntare un artigiano, un
vasaio, che, al tornio, crea, manipolando, nel senso artisticamente buono, l’argilla, oggetti in uso o in mostra nelle nostre abitazioni. Ma…perché proprio il vasaio? Alle pagine 103-104 Panuccio sottolinea che “costruire significa edificare qualcosa di nuovo, utilizzando o elaborando materiale preesistente. Il termine evoca, quindi, immediatamente una attività creativa o quantomeno costruttiva, in cui il momento di novità nel risultato da raggiungere ha forte risalto, ed è chiaro che, dovunque si parla di un’attività innovativa dello spirito, non può non aver gioco la fantasia, che è essenzialmente rappresentazione del nuovo”.

Insomma, offrendo, agli addetti ai lavori, e non solo, tal pubblicazione, Panuccio richiama, come argomentato alle pagine 66-67, “la rielaborazione medievale del pensiero aristotelico sulla funzione del fantasma nella formazione delle idee, o la concezione cartesiana del pensiero: tutto ciò che si compie in noi, in quanto noi ne abbiamo coscienza: perciò non soltanto intendere, volere, immaginare, ma anche sentire è qui lo stesso che pensare; una cosa che pensa è qualcosa che dubita, che capisce, che concepisce, che afferma, vuole o non vuole, che immagina e anche che sente”.

E indicando le “tre fasi, che abbiamo altrove isolato, in ogni procedimento giuridico” – “quella dell’approccio ipotetico induttivo; quella della convalidazione storico-positiva; infine quella della applicazione ipotetico-deduttiva e conferma”, come elencato a pagina 74 – Panuccio evidenzia che “non ci vuol molto a scorgere che spazio per la conoscenza indiretta, per l’immaginazione vi è solo nella prima e nella seconda fase”.

E se a pagina 83, occupandosi dei rapporti fra interpretazione e analogia, Panuccio “scrive che la prima serve a conoscere ciò che il legislatore ha pensato, l’analogia ciò che avrebbe pensato se avesse previsto il caso, mostrando così la parte immaginativa che ha rilievo nel procedimento analogico”, due pagine dopo aggiunge che “l’attività dell’interprete che ricorre all’analogia è innovatrice nel mondo giuridico.

La analogia è vista come uno dei modi di creazione giuridica nella quale si manifesta il diritto dei giuristi. Essa fa nascere una nuova regola giuridica, in virtù della unità organica del diritto. L’analogia colloca l’interprete nella posizione del legislatore, nella pratica della teoria del diritto libero. E – chiosa Panuccio – dove vi è creazione, ivi deve esserci fantasia”.

Tant’è che a pagina 117 sentenzia: “se il diritto è un sistema di regole in movimento da porre e riproporre continuamente, è chiaro che l’attività principale del giurista non è più la interpretazione di un diritto già fatto, ma la ricerca di un diritto da fare; ed il ruolo della fantasia nella creazione è evindente. Il mestiere del giurista è sempre stato quello di trattare regole, e cioè nel senso più largo, di identificarle, interpretarle, manifestarle, conciliarle, ordinarle sistematicamente, dedurle fino a inventare le regole di un sistema. Vi è larghissimo tempo per l’immaginazione, per i suoi rapporti con l’invenzione”.

E a pagina 118 Panuccio chiosa: “l’attività del giurista deve avere la vocazione ad illuminare o promuovere la presa di coscienza dei cittadini e il lavoro del legislatore; e, in questo senso, egli compie attività di politica del diritto”.

Giunto, però, a questo punto, verificato che siamo già abbondantemente dentro al XXI secolo, che stiamo attraversando l’epoca dell’intelligenza artificiale, che stiamo percorrendo la via priva d’umane relazioni e zeppa di virtuali conoscenze, mi chiedo: è cosa buona e giusta rimettere al centro della discussione il testo, reso pubblico nel gennaio ’84, scritto da un uomo che fu – fra l’altro – avvocato, docente universitario, preside della messinese facoltà di economia e commercio, presidente dell’ordine degli avvocati e procuratori di Reggio Calabria, nonché ideatore, promotore e animatore di una miriade di iniziative culturali e scientifiche, come la presidenza della Associazione Amici del Museo Nazionale di Reggio Calabria?

Ebbene: è, non solo opportuno, è necessario, oggi, riprendere in mano “La fantasia del diritto”! Scopriremo che soltanto rendendo colto ed elastico l’asse nostro cognitivo-emozionale riusciremo in quella scommessa lanciata, nell’ottobre del 1985, da San Giovanni Paolo II all’Uomo d’ogni tempo: “sappiate 'prendere in mano' la vostra vita. Fatelo in nome di quel nucleo interno indistruttibile, che è la vostra libertà personale: un grande e prezioso dono, che Dio vi ha fatto e che Dio stesso rispetta. Quando si tratta delle scelte di fondo, quando - vi ripeto - urgono le decisioni, allora l’iniziativa spetta a voi: tocca a voi muovervi e camminare!”

Proprio questo è il…segreto che Vincenzo Panuccio sussurra al lettore: sii tu a trovar la soluzione, sii originale, ingegnoso, elastico, soprattutto capace, come il vasaio, di modellare un’opera d’arte, sia essa un atto giuridico piuttosto che una delle tante scelte che la vita ti chiede…

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