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Domenica, 3 Marzo 2024
Scalino19

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A cura di Antonio Marino

L'olio che frigge...il rumore della felicità: parola a sua maestà la crispella

Non appena quella piccola pietanza dalla forma stramba prende colore oro, estratta dal lago d’olio bollente, posta sul gran piatto bianco decorato: ecco come nasce la crispella di Reggio Calabria

A Reggio Calabria, il risveglio, sa di salsedine jonio-tirrenica e muschio aspromontano. Per 364 giorni, però.
Poiché un’alba, calda e invernale tipicamente reggina, profuma di…olio… Ebbene sì: al mattino del ventiquattro di dicembre, in ogni cucina, o in ogni cucina nella quale si perpetua tal tradizione, non può non esserci una ciotola, di medio-grandi dimensioni, con al suo interno un impasto in fase di lievitazione.

Un impasto, tra l’altro, che ha richiesto laboriosa, faticosa, preparazione: nell’amalgamare farina e lievito e acqua le mani debbono schiaffeggiare l’impasto, affinchè l’aria entri tra le trame sue, favorendone lievitazione e una consistenza soffice.

Intorno a mezzogiorno, poi, l’olio, che riempie buona parte di pentolini o padelle – collocati sui fornelli sotto gli occhi del sole nascente – è gia in fase di ebollizione: le dita e il palmo della mano della nonna o mamma o suocera o moglie o zia acciuffano un mucchietto d’impasto, lasciandolo scivolare nell’olio bollente. Lo lasciano vergine oppure lo imbottiscono con alici o pomodori secchi o ricotta o svariate varianti.

Non appena quella piccola pietanza dalla forma stramba prende colore oro, estratta dal lago d’olio bollente viene posta sul gran piatto bianco decorato: è nata la crispella, o crespella che dir si voglia!!!

Ed è, in questo nostro 2023, proprio una crispella a…chiederci asilo, per poter così rivolgere il suo augurio al popolo reggino, e non solo.

Pertanto, la parola alla crispella. “Auguro a ogni donna, mia creatrice, con fatica e ingredienti, e a ogni uomo, mio assassino, coi denti e con godurioso gusto, d’assomigliarmi, almeno un po'. Son croccante fuori, tenera sono dentro. So restare integra e so far spazio ad amici alimenti che mi completano, rendendomi ancor più gastronomicamente affascinante.

Pretendo d’essere calda per essere assaporata, ma se mi si lascia riposare un po', e la lavorazione in fase di creazione è stata buona e giusta, posso essere ancora intrigante per l’umane papille gustative. Nasco come pietanza casalinga, familiare: ci son forni e botteghe che però mi modellano come fossero a casa loro.

Un tempo era la donna a crearmi, oggi vengo su anche per maschile impegno. E, il lettore, intanto, si starà chiedendo: perché a te, o crispella, debbo assomigliare? Semplice: metto allegria, sono sinonimo di festa!
E tu, o Uomo, sai creare allegria in chi t’incontra?

Stando su tavoli di cucine, soggiorni, bar, forni o trattorie, sbircio facce afflitte da afflizioni superflue: come la mia, anche la tua vita, o Uomo, è una e…galoppa, veloce. Vivila appieno, godi di un tramonto, annusa il fruscìo del tuo mare e conta le stelle che si stagliano sopra la tua testa, e se uno sconosciuto ti sorride, ricambialo il sorriso: non è un reato, è essere umani!

Buon Natale, o Uomo! Auguro a te e a chiunque compone il puzzle della vita tua un Natale fatto d’incontri e di relazioni sincere e concrete: ti auguro di ritrovarti in tavolate dove ci si dimentica dello smartphone, poiché bene si sta insieme. E non c’è necessità di rincorrere l’ennesimo messaggino… E ti auguro di non mangiar troppo: se si sta bene in compagnia, la chiacchiera surclassa la mangiogna! E chissà che non torni a cercarti per la fine dell’anno… Intanto, di cuore, sereno Natale!”

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