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Lunedì, 20 Maggio 2024
Scalino19

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A cura di Antonio Marino

"Life. La mia storia nella Storia": il racconto del Papa lungo la storia dell'umanità

Nel suo nuovo libro il Santo Padre non tralascia nulla. Tra l'altro narra che ai “bimbi degli angoli più poveri” insegnava O Sole mio e Dove sta Zazà, rammenta “Roma città aperta di Roberto Rossellini: un capolavoro

Per puro caso, privi d’ogni speranza, siam passati, nel lunedì dell’Angelo, sotto casa del Signor Camillo. Confidavamo, senza però alcuna aspettativa, nella sua sempre attiva voglia di uscire, girovagare: invece, notate le persiane del soggiorno spalancate e la luce provenir dal di dentro, ci siamo fiondati, con la solita settimanale discrezione, in casa sua.

Il Signor Camillo, nonostante il dì di festa, stava lì, appollaiato sul divano, in una mano la penna dall’inchiostro verde, nell’altra il taccuino, traboccante di parole e sottolineature. E così, dopo esserci accucciati sulla sua spalla destra, abbiamo cominciato a sbirciare…:

La casa editrice HarperCollins ha scelto il diciannove marzo, undicesimo anniversario dell’inizio del Ministero Petrino, per distribuire “Life – La mia storia nella Storia”, libro che Papa Francesco costruisce insieme al vaticanista Mediaset Fabio Marchese Ragona. Il volume, confida Ragona nell’introduzione, “nasce con l’intento di raccontare la Storia attraverso una storia, i fatti più importanti del Novecento e dei primi decenni del Duemila attraverso la voce di un testimone speciale, Papa Francesco, che con grande disponibilità ha accettato di ripercorrere la propria vita attraverso gli eventi che hanno segnato l’umanità”.

Quattordici sono i capitoli: dal mondiale messicano del 1986 vinto dall’Argentina di Diego Armando Maradona allo sbarco sulla Luna, dall’attacco alle Torri gemelle del 2001 alle bombe atomiche e la fine della seconda guerra mondiale, dalla nascita dell’Unione Europea al Covid-19, dalla caduta del Muro di Berlino al golpe di Videla in Argentina, ciascun tempo offre al lettore l’opportunità di scoprire cosa stesse vivendo, in quali occupazioni fosse impegnato, il piccolo o il giovane o il gesuita o il cardinale o il papa Bergoglio…

Senza dimenticare gl’intimi dettagli: “a celebrare e ad amministrare il mio battesimo fu don Enrico Pozzoli, un bravo missionario salesiano, originario della provincia di Lodi, in Lombardia, che nonno Giovanni aveva conosciuto a Torino. Era stato sempre lui – racconta ancora Papa Francesco – a sposare i miei genitori: papà e mamma si erano conosciuti in oratorio dai salesiani in Argentina e da allora don Enrico è sempre stato una figura fondamentale per la nostra famiglia e per la mia vocazione sacerdotale”.

E ancora: “quando nel 1990 ritornai a Cordoba, in esilio per punizione, lo scenario era completamente cambiato: avevo guidato la provincia argentina dei gesuiti, avevo avuto incarichi di grande responsabilità e adesso ero tornato a essere un semplice confessore, un ministero, questo, molto bello e importante”.

Raccontandosi, Papa Francesco non tralascia nulla. Narra che ai “bimbi degli angoli più poveri” insegnava O Sole mio e Dove sta Zazà, rammenta “Roma città aperta di Roberto Rossellini, con Anna Magnani e Aldo Fabrizi: un capolavoro. O I bambini ci guardano di Vittorio de Sica del 1943 o La Strada di Federico Fellini, il film che forse ho amato di più”, sottolinea che “la mamma e io legavamo molto con le altre persone, per esempio con le signore che venivano ad aiutarla con i servizi di casa. Erano per me come delle zie”, evidenzia che “cercavo di andare il meno possibile in Vaticano: preferivo sinceramente rimanere tra la mia gente, a Buenos Aires, anche perché vedere lo sfarzo di quei palazzi non mi metteva molto a mio agio”.

A rendere ancor più appetitoso il libro è il corsivo che caratterizza ciascuna delle quattordici tappe: Fabio Marchese Ragona dipinge, con delicatezza particolareggiata, lo scenario entro cui agisce Bergoglio. Ad esempio: “è la mattina dell’11 febbraio 2013, il porporato ha raggiunto la sede di Canal 21 principalmente per un saluto a quei suoi collaboratori, ma anche per fare un piccolo punto della situazione sugli episodi da trasmettere e registrare. Coglie anche l’occasione per ritirare alcuni dvd che il direttore gli ha regalato; ogni tanto infatti il cardinale, non avendo in casa un televisore, chiede il permesso alla direzione di Canal 21 di poter guardare lì qualche pellicola che gli interessa…”

È la mattina che, potremmo dire, decreta la…svolta nella vita del Cardinal Bergoglio… Ed eletto Papa, mica si…snatura: “quando arrivò l’ora di cena chiamai anche il nunzio apostolico in Argentina, l’allora monsignor Emil Paul Tscherrig, che ho fatto cardinale nel concistoro di settembre 2023. Gli dissi di informare i vescovi e il clero locale di non venire alla mia Messa di inizio pontificato, il 19 marzo, e di destinare i soldi del biglietto ai poveri”.

E al primo risveglio, all’ombra del Cupolone divenuto casa sua, “indossai per la seconda volta la talare bianca, ma ebbi qualche difficoltà con il colletto: il mio dirimpettaio di stanza, alla Casa Santa Marta, era ancora il cardinale Paolo Romeo, arcivescovo di Palermo, che trovandosi nel corridoio per fortuna mi diede una mano a sistemarlo!”

Insomma, immergendosi nelle 328 pagine di “Life”, il lettore scoprirà la quotidianità di un Papa che “mette un foglietto sotto la statua di San Giuseppe dormiente, controlla la cassetta della posta in arrivo e lascia alcuni fogli in quella della posta in uscita. Prende anche un pugno di cioccolatini ripieni che gli hanno portato alcuni vescovi brasiliani: dei dolci tipici dell’Amazzonia, gli hanno detto. Li farà provare al suo ospite, che intanto è arrivato nella hall della residenza”.

Papa Francesco non compie gesti nuovi rispetto ai suoi predecessori: come non ricordare il San Giovanni Paolo II che, con le dita, disegnava dei cerchi sulla tovaglia, a fine pasto, per far capire alle suore che aveva voglia di un dolcetto, o il San Giovanni XXIII beccato a chiacchierare con il giardiniere?

Papa Francesco, richiamando un concetto espresso un dì dall’indimenticato assistente generale dell’Azione Cattolica reggina, don Lillo Spinelli, “è il dono che lo Spirito Santo ha pensato e portato al popolo di questo tempo…”

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