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Martedì, 21 Maggio 2024
Scalino19

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A cura di Antonio Marino

L'antica storia di Reggio Calabria nel racconto lungimirante del meridionalista Cingari

A trent’anni dalla morte del docente storico e politico, appare urgente, necessario, riprendere in mano il suo stile, civico e intellettuale. L'opera, Editori Laterza, mandata in libreria nel gennaio 1988

Il Signor Camillo, l’amico lettore del venerdi, cerca sempre di…star sul pezzo! In questo tre di maggio offre a noi tutti prelibati appunti su un libro e sull’autore suo: “Reggio Calabria” di Gaetano Cingari, che Editori Laterza mandò in libreria nel gennaio 1988.

Fin da piccolo ho sentito pronunciare a papà quel nome e quel cognome: Gaetano Cingari. Papà Gino, socialista, rammenta sempre i loro incontri in Via Torrione, a qualche metro di distanza dal teatro Cilea: stava lì la sede del Partito Socialista reggino, lì s’incontravano i compagni, i dirigenti, gli eletti e gli aspiranti.

Così, appropinquandosi il 9 di maggio, trentesimo anniversario della prematura scomparsa – a soli 67 anni – di Cingari, ho chiesto in prestito a papà uno dei libri suoi più intriganti, quel “Reggio Calabria” che compose all’interno della collana “Storia delle città italiane” voluta da Laterza.

Prima, però, di lasciarmi vincere dall’avvincente stil narrativo suo, ho compiuto una sorta di pellegrinaggio, nella vita nell’azione e nel pensiero suoi. A cominciare da un ritaglio di giornale: l’11 maggio del 1994 la Repubblica annuncia la morte di Gaetano Cingari, definendolo “intellettuale illuminato, impegnato fin da giovanissimo nella battaglia meridionalista al fianco di Gaetano Salvemini”.

Su “Calabria sconosciuta” del luglio-settembre 2005 Domenico Romeo annota: “Gaetano Cingari, storico e meridionalista tra i più attenti ed incisivi, nacque il 14 novembre del 1926 nel rione “Ferrovieri” di Reggio Calabria. II padre Salvatore, originario di Messina, era dipendente delle Ferrovie dello Stato. La madre Lucrezia Tripepi discendeva dalla nobile famiglia santagatina che, a cavallo dei secoli XIX e XX, espresse notevoli figure di sindaci, parlamentari e anche un cardinale”.

Iscrittosi al Partito d’Azione, la cui vita però fu alquanto breve, nel 1947 Cingari approda nelle file del PSI: “l’influenza degli scritti di Rosselli e Salvemini – scrive Domenico Romeo su “Calabria sconosciuta” – la breve esperienza maturata nel Partito d’Azione, assieme alla frequentazione di esponenti socialisti come Pietro Mancini e Riccardo Lombardi, risultarono decisivi per la sua formazione e maturazione politica ed intellettuale”.

Laureatosi, presso la facoltà di Scienze di Messina, in Matematica nel 1952, s’iscrive al Magistero, per dedicarsi agli studi che più lo appassionano: la “Storia del Mezzogiorno e della Calabria”. Conosce Giorgio Spini, suo “maestro di studio e di vita”, titolare della cattedra messinese di Storia Moderna. Ottiene la seconda laurea, proprio sotto la guida dello storico fiorentino, discutendo una brillante tesi, “Giacobini e Sanfedisti in Calabria nel 1799”, poi pubblicata nel 1957. Un lavoro, apprezzato anche all’estero, divenuto un classico per gli studiosi della storia risorgimentale.

E se dal 1963 fu, ininterrottamente, titolare della cattedra di “Storia moderna” della facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Messina, “un prezioso punto di riferimento – evidenzia Romeo su “Calabria sconosciuta” – umano e scientifico per docenti e studenti”, nel 1952, eletto consigliere comunale di Reggio Calabria nelle fila del PSI, iniziò la sua…missione civica.

Conclusasi soltanto con la morte, avvenuta a Padova, il 9 di maggio del ’94, a causa di un ictus: era parlamentare europeo, nelle file del PDS.  Il 15 giugno del 1992 era tornato al Parlamento Europeo, in sostituzione di Giorgio Napolitano, quale primo dei non eletti – come indipendente – nella lista PDS.

Il Partito Socialista l’aveva abbandonato a metà degli Anni ’80, in contrasto con le linee politico-programmatiche del segretario Bettino Craxi. Tant’è che nel 1989 veniva eletto, a Reggio, Consigliere Comunale con la lista civica “Alternativa per Reggio”. Consigliere comunale, deputato, consigliere regionale, vice-presidente della giunta regionale e assessore alla Pubblica Istruzione e ai Beni Culturali, Parlamentare Europeo: in ogni servizio ci mise onestà intellettuale, robusta preparazione ideologica, senso critico, anche nei confronti del suo partito socialista, vasta cultura.

Ma, soprattutto, umanità: appassionato della società meridionale, della sua cultura, delle sue istituzioni, delle sue strutture, Gaetano Cingari seppe parlare al popolo reggino, calabrese, meridionale. Ammaliava il singolo e la massa: la sua non era oratoria arzigogolata, urlata. Allorquando sul palco, nella reggina Piazza Duomo, dava inizio a un comizio, calava un silenzio religioso: i cuori palpitavano, le menti si cibavano di speranza concreta, gliocchi vedevano oltre il naso proprio, le gambe s’agitavano poiché desideravano che tanti altri assenti venissero messi a
conoscenza delle idee e delle proposte del compagno Cingari.

Naturalmente, pubblicò libri, scrisse articoli, collaborò con quotidiani, riviste, “sempre più interessato a conoscere ogni momento e ogni dettaglio della storia della sua terra, scrivendo con passione e con lucida capacità di inquadramento nella storia più ampia, saggi bellissimi e penetranti”, come testimonierà Giuseppe Buttà, suo successore quale preside della Facoltà di Scienze Politiche nonchè uno dei suoi allievi più stimati.

E il libro che ho tra le mani, “Reggio Calabria”, è la prova di quanto appena scritto! Il lettore, vinto dalla scrittura del Cingari, si lascerà condurre fra i meandri della storia reggina: non proverà quel senso di stanchezza, tipico dei rigidi storici manuali. Piuttosto, si ritroverà protagonista all’interno dell’affascinante storia dell’antichissima città di Reggio, “tra le maggiori – scrive Cingari – della Magna Grecia. Ma dall’epoca della sua fondazione, nell’VIII secolo a.C., ai tempi moderni e contemporanei la sua storia, se ricca di momenti di splendore, è travagliata da periodi di ricorrente e talore forte e strutturale depressione”.

Il racconto di Cingari è moderno, attuale, costruito con ampia bibliografia, oggettivo e…lungimirante. A un certo punto scrive: “in realtà l’individuazione di un progetto reale di sviluppo è ardua per la compresenza dei molteplici fattori propri della città e della dipendenza esterna, così come non è compito facile aggregare le forze necessarie per attuarlo”.

Un testo che ogni reggino, di buona volontà, dovrebbe leggere, meditare, diffondere. Sarebbe opportuno che ogni uomo nato alla vita in questo nostro reggino fazzoletto di Terra leggesse il capitolo dedicato ai Fatti di Reggio: Cingari, socialista, narra quel tempo in maniera oggettiva, con fare fraterno. Racconta l’indignazione popolare, racconta il rimbalzo delle scelte fra parlamento e consiglio regionale, racconta di quel che accadde sulle strade e nei Palazzi: il tutto senza mai far prevalere l’ideologia, il tutto scritto con penna intrisa nelle lacrime di quanti credevano che davvero la politica fosse il servizio creato per servire i bisogni e le aspettative di un popolo.

“Reggio Calabria” di Gaetano Cingari va letto: e se lo regalassimo a tutti coloro che, l’anno prossimo, si candideranno per il rinnovo del Consiglio Comunale? Interrogandoli, poi, però, trascorse un paio di settimane dalla consegna del dono….

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