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Venerdì, 24 Maggio 2024
Scalino19

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A cura di Antonio Marino

Cibo e jazz stellari...tutti a tavola sul palco del teatro Cilea

Saranno, ospiti dell’associazione Naima, Paolo Fresu e Omar Sosa a servire, sul proscenio del teatro di Reggio Calabria, un menù fatto con note, virtuosismi e…melodie culinarie!

E un articolo de “Il Sole 24 ore” mi costrinse a cambiar programmi…! Ebbene si! Ieri, 21 d’aprile, domenica, comperato il quotidiano di Confindustria, cerco rapidamente le pagine dell’inserto culturale settimanale, “Domenica” titolato!

A pagina XVI m’imbatto in un pezzo firmato da Paolo Fresu. Il trombettista di Berchidda condivide i motivi che lo hanno spinto a dedicare a John Coltrane e all’opera discografica sua “A love supreme”, incisa cinquant’anni orsono, la nuova edizione de “Time in jazz”, il festival che Fresu crea e dirige proprio a Berchidda nell’agosto prossimo.

Letto ciò, torno indietro, a pagina 9: m’incuriosisce l’intervista a Gerry Cardinale, proprietario del Milan. È vero, sono juventino, ma m’intriga tutto ciò che ruota attorno al pallone da calcio… A guidare è mia moglie. Dal finestrino aperto scorro vetrine e portoni su via Torrione. C’è un po' di traffico. Stazioniamo qualche istante innanzi una locandina appesa a un palo. Leggo: “Reggio in Jazz Springtime…Paolo Fresu & Omar Sosa…”Food”…Teatro Francesco Cilea di Reggio Calabria, venerdì 26 aprile 2024, ore 21,00”.

Già sorpreso dalla prosa giornalistica del Fresu, incuriosito, ma assai, da quel “Food” messo a titolo del concerto, lascio che Google mi guidi in porti capaci d’offrirmi notizie e approfondimenti… Scopro, così, che l’Associazione culturale Naima, giunta, nel novembre scorso, alla tredicesima edizione di “Reggio in Jazz”, uno degli appuntamenti più importanti del panorama jazzistico calabrese, ha ideato, in questo nostro aprile, il 26 per l’appunto, una sorta d’epilogo alla tre giorni novembrina, invitando proprio Fresu e Sosa. E quel “Food” altro non è che il titolo del loro concept-album dedicato al tema del…cibo!

Tant’è che, intervistato dalla rivista enogastronomica “Gambero Rosso”, Paolo Fresu rivela: "Abbiamo composto le basi su cui suoniamo con suoni che appartengono al mondo del cibo. C'è ad esempio la declamazione della ricetta della zuppa berchiddese del mio paese, registrata in sardo da un signore locale, ci sono i pregonèros delle religioni animiste cubane. Nel brano Father c'è un signore quasi centenario che ringrazia Dio prima del pasto".

E ancora: “io e Omar siamo appassionati di cibo e buoni vini, e l'idea dell'album è nata proprio a tavola. Eravamo coscienti che quello del cibo fosse un argomento prezioso e giusto per questo momento storico. Ci siamo divertiti un mondo anche dal punto di vista compositivo, perché abbiamo lavorato su un terreno del tutto inesplorato, quello che accomuna appunto musica e cibo”.

E infine: “Questo album fa parte di una trilogia. Il primo con Omar Sosa, Alma, risale a undici anni fa, e lo avevamo fatto senza uno specifico tema, suonavamo già da tempo insieme e abbiamo deciso di portare il nostro repertorio in studio. Solo con Eros però è maturata l'dea del concept album, cosa che andava molto negli anni settanta. Tutto il concetto del disco aveva a che fare con il tema erotico. Food è in un certo senso il prosieguo di quel disco, ma con un tema più delineato.

Ci sono molti ospiti come Indwe, cantante sudafricana, Cristiano De André, Andy Narell, percussionista americano, poi ci siamo noi. Questo – confida Paolo Fresu a “Gambero Rosso” – è l'album più complesso della trilogia, anche dal punto di vista produttivo”.

Insomma, la curiosità mia raggiunge vette inesplorate. Chiedo a mia moglie di rammentarmi cosa avevo in mente di vivere nel prossimo fine settimana. Le propongo di stravolgere i piani nostri: mi accontenta, come sempre, con gioia.

Comperiamo i biglietti e … allora … tutti a tavola! Cioè, venerdì sera 26 d’aprile, tutti al Cilea a gustar Paolo Fresu e Omar Sosa, il trombettista di Berchidda e il pianista di Camagüey! Anche perché Nitza Villapol, chef, scrittrice e divulgatrice gastronomica, scrisse che…”la cucina è un po’ come la musica: esiste un pentagramma sul quale si compone e poi, a partire da qui, si fanno variazioni sullo stesso tema…”

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