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Riscaldamento centralizzato, le regole per una convivenza serena nel condominio

Come funziona questo meccanismo? Come si ripartiscono le spese tra condominio e inquilini? Come può un abitante staccarsi dall'impianto centralizzato? Ecco alcuni chiarimenti

 I condomìni solitamente posseggono un sistema di riscaldamento centralizzato. Ma cosa vuol dire? Ecco tutto quello che c'è da sapere in merito. 

Il funzionamento

L'impianto cetralizzato consiste - in sostanza - nell'avere un riscaldamento unico e comune condiviso tra tutti i condòmini. Ciò implica l'installazione - all'interno dell'edificio - di una caldaia più grande rispetto a quelle convenzionali. 

Dal 2016, ogni termosifone delle case condominiali deve possedere valvole termostatiche per decidere la temperatura su ogni radiatore. Questo consente ad ogni inquilino di gestite il riscaldamento in modo autonomo. In base a una direttiva europea del 2012, ogni termosifone deve essere munito di un calcolatore, che registra i consumi del singolo appartamento. 

Nel caso in cui in casa non ci sia stato questo adeguamento, si può andare incontro a multe che vanno dai 500 fino ai 2.500 euro per abitazione. Meglio, dunque, rivolgersi all’amministratore e chiedere informazioni. 

Accensione dei termosifoni

A causa della recente crisi energetica, quest’anno sono state apportate delle modifiche ai normali orari d’accensione. Tale situazione sta comportando l'attivazione dei radiatori un’ora in meno durante la giornata con temperatura massima di 19 gradi (due gradi di tolleranza verso l’alto e verso il basso).

In questo periodo i riscaldamenti rimarranno accesi 15 giorni in meno rispetto agli altri anni. Lo spegnimento, invece, è stato anticipato di una settimana tenendo conto delle zone climatiche d’appartenenza. A Reggio Calabria l'arco temporale in cui sarà possibile attivare l'impianto va dal 8 dicembre 2022 al 7 marzo 2023. 

Nel caso di mancata accensione da parte dell’amministratore, i condòmini possono chiedere delle spiegazioni. 

Come ripartire le spese

In merito ai costi da sostenere, al condòmino spetta provvedere alle seguenti voci:

- Quota variabile: corrisponde al 50-70% della bolletta totale e di solito riguarda il consumo effettivo del riscaldamento

- Quota fissa: prende in considerazione i metri quadrati dell’appartamento, quelli cubi dei termosifoni e il calcolo dei millesimi termici

Staccarsi dal riscaldamento centralizzato

Un singolo condòmino può staccarsi dal sistema, ma serve il consenso unanime degli altri inquilini dello stabile. Se così non fosse, l'interessato dovrà far compiere un sopralluogo da un professionista abilitato, il cui costo si aggira intorno ai 300 euro. Il tecnico, nel caso di esito positivo, dichiarerà che il distaccamento non provocherebbe danni all'equilibrio termico dell'edificio, non aumenterebbe i costi per gli altri condòmini, e non danneggerebbe o modificherebbe le funzionalità dell'impianto. 

La relazione andrà inviata all’amministratore, che convocherà un’assemblea condominiale. Gli altri abitanti dell'edificio potranno eventualmente chiedere un'altra perizia a loro spese. 

Chi riesce ad ottenere l’impianto autonomo, in ogni caso deve contribuire alle spese di manutenzione straordinaria e al “calore preso dagli altri” se i tubi dell’impianto comune passano anche nel loro appartamento.

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